Il peso di esser single da sempre

Buonasera. Dalla mia ultima visita a questo forum di consulto sono passati alcuni mesi. Non so nemmeno perchè ho deciso di scrivere, probabilmente voglio solo sfogarmi un po', tirare fuori cose che, forse per vergogna, non ho mai seriamente condiviso con qualcuno...quanto sto per scrivere forse è una delle storie che voi "addetti ai lavori" sentite maggiormente, e forse non ha nemmeno l'importanza che riservo ad essa...rimane che le giornate di festa come queste, sento tutto il peso dell'essere single, da sempre. Non ho mai avuto esperienze, nè posso dire di aver mai seriamente baciato una ragazza; nè ho mai chiesto ad una ragazza di uscire; emblematico ciò che è successo nell'ultimo tempo: per motivi di forza maggiore la mia strada e quella di una ragazza si sono nuovamente incrociate...ci si vedeva durante il viaggio, si chiacchierava amabilmente, si scherzava, ma si parlava anche di cose più serie e personali...rispetto ad una volta lei, che mi è sempre piaciuta, mi sembrava molto più aperta e disponibile di quanto la ricordassi...eppure non le ho chiesto nemmeno il numero di telefono...ora è circa un mese che non ci vediamo, ho provato a contattarla via social network, ma no, è diverso, non funziona, quell'apertura che c'è (c'era?), sembra non esserci online e di conseguenza i miei propositi di provare, di correre il rischio di prendere anche un picche, sono svaniti. O forse il picche c'è stato sotto forma di non-detto...Ad ogni modo, è sempre così, ogni volta: per quanto mi sforzi, non riesco a andare oltre; posso creare -con fatica- una confidenza, forse pure un'amiciza, ma non oltre...paura di rifiuto? paura di non piacere? Non lo so, so solo che è così da sempre; e so che il tempo sta scorrendo...l'idea di restare solo si fa lentamente più concreta, come -soprattutto- quella di star buttando via tempo, tempo prezioso visto che sono gli anni della gioventù. E nel mentre il desiderio cresce...non tanto quello sessuale, quanto piuttosto la voglia di condividere, di provare. Cosa fare? Non lo so, ho una vita sociale che non mi permette di avere molte conoscenza femminili, di espandere gli orizzonti, e -come avrete capito- non sono uno che si butta, non si butta con le sconosciute, nè con quelle verso cui sente di provare qualcosa.
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Dr.ssa Ilaria La Manna Psicologo, Psicoterapeuta 282 8 14
" è così da sempre"

Perché una volta per tutte non provare a spezzare questa catena, questo copione che si ripete sempre uguale a se stesso?

Cos'è che realmente la frena, vorrebbe lasciare il suo numero e poi cosa succede?

Certo non deve diventare l'opposto di quello che è, "stravolgersi", ma fare un passo in avanti, sforzarsi, questo le permetterà anche di "sperimentarsi", di acquisire più sicurezza, mentre più si tira indietro e più forse perderà il coraggio, trascorrendo il tempo a pensare a quello che non è stato e che poteva invece essere.
Paura del rifiuto, di non piacere? Da qui non possiamo saperlo, è probabile, ma forse quello importante è che eventualmente lei possa andare incontro anche a queste eventualità.

Cosa ne pensa?

Dott.ssa Ilaria La Manna
Psicologa Psicoterapeuta - Padova

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dopo
Utente
Utente
Innanzitutto la ringrazio per il suo intervento.

Cosa mi blocca? Difficile spiegarlo, forse perchè non so nemmeno cosa realmente sia...forse l'imbarazzo che può creare la situazione; so che per quanto mi sia possibile essere spigliato in una conversazione, giunti al punto fatidico ("ti andrebbe di verderci?"), quel minimo di sicurezza scompare, totalmente. Tutta la timidezza vien fuori. Poi, beh, sì, alcune volte (poche) mi è capitato di lasciare il mio numero, ma non sono mai stato richiamato.

Nella storia che ho raccontato, forse -nel bloccarmi- ha contribuito la lunga conoscenza ed il non sapere chiaramente se lei fosse impegnata o no. Ho rimandato, mi dicevo "dai, domani glielo chiedi", ma niente, ho temporeggiato, volevo crearmi un'occasione. E forse le occasioni si erano pure create, ma non le ho sfruttate.

A questo punto però mi accorgo di essere in una sorta di impasse, nel senso: per potere anche solo pensare di chiedere ad una ragazza di vederci, la devo conoscere, lei deve conoscermi, almeno un pochetto, devo costruire un rapporto di confidenza e ciò richiede tempo per me. Ma se poi lo stesso rapporto, il preoccuparsi di cosa potrà mai pensare lei, è uno dei motivi per cui mi blocco?
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Dr.ssa Ilaria La Manna Psicologo, Psicoterapeuta 282 8 14
Spesso il fatto di lasciar passare del tempo per crearsi e aspettare un'occasione (dai, la prossima volta ...) diventa solo un modo per rimandare, magari con il pensiero e la convinzione di farsi trovare più sicuro, più "preparato", all'altezza, ma continuando a rimandare poi ... forse si vuole proteggere da un eventuale rifiuto, da quello che l'altra persona potrebbe dire o fare, ma lei intanto rimane fermo.

"il preoccuparsi di cosa potrà mai pensare lei è uno dei motivi per cui mi blocco?"

Esattamente, più cerca di prevedere come andrà, di immaginarsi tutti i possibili scenari e magari aspettarsi esiti sempre negativi ad esempio di rifiuto o di indifferenza o quant'altro e più ciò non le permette di agire, ma di arrovellarsi all'infinito.

Nessuno, nè io nè lei sappiamo come l'altro/a potrà reagire, ma questo non deve diventare motivo di stallo.

E' comprensibile che vista la sua timidezza e il suo essere cauto, non uno che si "butta", abbia e voglia avere del tempo per conoscersi e parlarsi, non c'è niente di male, ma appunto per questo sia del tempo; quello infatti che eventualmente mi sento di dirle è magari all'inizio di non investire di troppe aspettative (scusi il bisticcio di parole) un primo o secondo incontro, nel senso di viversi serenamente e non avere già la mente avanti del tipo " ok allora dopo devo chiederle il numero oppure se ci vediamo .." è un esempio, ma vivere attimo per attimo, dare il giusto tempo alle cose, dare il tempo di creare un rapporto, uno scambio, intanto conoscersi e poi si vedrà, non crede?
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Dr.ssa Franca Esposito Psicologo, Psicoterapeuta 7k 154
Caro ragazzo,
Mi permetto di introdurre una domanda:
Lei pensa davvero che un rapporto si possa basare solo sul "fare"?
Non pensa che ci sia qualcosa che "passa" o no a prescindere dal "fare"?
E non pensa che il Suo impaccio forse sia dovuto a qualcosa che non c'e'?
Oggi tutto sembra imperniato sul "fare", "agire" e non si tiene nel debito conto cio' che precede il fare e che nel caso dei sentimenti.. non e' certo il "fare".
Abbia piu' fiducia in Lei e nella Sua interiorita'.
Quando incontrera' la persona che sapra' cogliere in Lei cio' che cerca, vi troverete!
I miei auguri!

Dott.a FRANCA ESPOSITO, Roma
Psicoterap dinamic Albo Lazio 15132

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Dr.ssa Valeria Randone Psicologo, Sessuologo 17,4k 316 668
Alle indicazioni della Collega che condivido, le porgo alcune domande:

È stato amato a sufficienza?
Se si, come?
Con parole dolci, calde, avvolgenti?
Con le carezze, abbracci, slanci?

Ha avuto un percorso scolastico adeguato?
Sereno?
Faticoso?

Come si vede allo specchio?

Si vuole bene?
Si stima?

Cordialmente.
Dr.ssa Valeria Randone,perfezionata in sessuologia clinica.
https://www.valeriarandone.it

[#6]
dopo
Utente
Utente
Intanto auguri di buon anno!

@Dott.sa La Manna. Sì, concordo, ma devo dire che il saper aspettare, il non forzare i tempi, insomma "il non partire per la tangente" come si suol dire, sono aspetti che non ho mai fatto fatica ad accettare tenuto in considerazione il mio esser cauto. Nei fatti che ho qui raccontato, avevo la sensazione che i tempi fossero maturi per provare ad approfondire il rapporto e dunque sì, proporre l'idea di un appuntamento. Come dicevo, ci conosciamo da molto tempo -anni visto che si tratta di una conoscenza dei tempi delle scuole-...ma ciò che mi diceva, "dai, prova, prova!" era la qualità del tempo che trascorrevamo insieme durante il viaggio, la qualità delle conversazioni, il suo atteggiamento di apertura nei miei confronti...eppure niente, non le ho chiesto nemmeno il numero.

Collegandomi alle considerazioni della Dott.sa Esposito. Forse ho frainteso il concetto ma, credo di sì, credo che il "fare" sia essenziale nel momento in cui s'intende andare oltre alla semplice "conoscenza occasionale", giusto per rimanere ai fatti che ho raccontato. Il sentimento credo prenda il sopravvento se e quando il rapporto andrà avanti. Ma per arrivare a quel punto, qualcuno deve muoversi, e per tradizione la mossa spetta all'uomo. Aggiungo un'altra considerazione: non sono uno che approccia o intende approcciare qualunque ragazza incontri. Anche lo volessi, non ne ho i mezzi e le capacità dal momento che non sono un Paul Newman. Come dicevo, devo sentire qualcosa, e per questo mi serve tempo...

@Dott.sa Randone
Sono cresciuto in una famiglia dove le manifestazioni di affetto non hanno mai trovato molto posto. Questo comunque non ha mai minato le miei certezze: di fatto i miei non mi hanno mai fatto mancare nulla, so che mi vogliono bene e nei momenti di difficoltà ci sono sempre stati. Piuttosto penso ciò abbia influito sulla mia capacità di esprimere i miei sentimenti…non la trovo una cosa così facile… Quanto alla scuola...e penso si riferisca all’ambiente, beh, devo dire che ho perlopiù dei bei ricordi, in particolare degli ultimi tre anni di liceo. Forse solo nel periodo delle medie ero oggetto di prese in giro in quanto non nel “gruppo cool”, ma già allora non mi pesavano più del dovuto. Quanto alle ultime domande…non sono e non mi considero un bello, almeno di viso, ma guardandomi allo specchio mi trovo molto meglio di quanto in realtà appaia in foto. Sì, tengo a me stesso, per quanto mi è possibile cerco di curare il mio aspetto (o almeno è ciò che credo di fare). Infine, l’autostima…forse alle volte sono troppo severo con me stesso, forse mi chiedo troppo, ma ho la costante sensazione che potrei fare qualcosa in più, che potrei essere migliore, sentirmi più completo.
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Dr.ssa Franca Esposito Psicologo, Psicoterapeuta 7k 154
Caro ragazzo,
Vedo che parlandone arriviamo a convenire su temi importanti.
Prima di "fare" bisogna "sentire quacosa". Tenga in mente questa frase.
Spesso "sentire" qualcosa fa sentire scoperti: espone all'altra la parte sensibile di se', quella sulla quale l'altra persona se vuole puo' farci male.
Questo e' il problema.
Non e' non essere o no Paul Neuman.
E poi lo sa? Ha scelto proprio un esempio particolare: un uomo bellissimo che e' rimasto tutta la vita insieme alla propria moglie! Cosa Le suggerisce questo?
[#8]
dopo
Utente
Utente
Con un po' di ritardo, ma eccomi qui.

Potrebbe suggerirmi che l'amore, il sentimento, esiste davvero. E' una realtà. Ma c'è anche una realtà di persone sole, forse destinate a rimanere tali. Terminate le scuole, pensavo "di fatto si apre un nuovo periodo, cambierà qualcosa in fatto di ragazze, ci sarà una svolta nella mia vita sentimentale". E ci credevo pure. Ora mi sto per laureare, sta finendo un altro periodo, e mi accorgo che non è cambiato nulla. Quella fiducia che avvertivo anni fa, non c'è. Anzi, sono preoccupato. L'idea di esser una di quelle persone destinate a rimanere sole si fa strada. E l'incertezza circa i miei possibili sbocchi professionali non mi aiuta nel cercare di vedere il tutto sotto una luce più positiva.
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Dr.ssa Franca Esposito Psicologo, Psicoterapeuta 7k 154
Caro ragazzo, Lei ha 25 anni e vive a Torino.
Inoltre e' appena cominciato un nuovo anno.
Si sente davvero cosi' pessimista? Non vuole cercare di fare qualcosa per affrontare il futuro in modo diverso?
Che Lei non sia stato fortunato nella Sua famiglia certo non e' positivo e potrebbe avere inciso sulla debolezza che sente in se', ma se si guarda intorno si rendera' conto che di gente debole ce n'e' tanta. Forse osservando le loro manifestazioni di debolezza potra' scansare gli errori che verifichera' e decidere di essere diverso.
Se non trovera' in se' questa energia Le consiglio di rivolgersi ad uno psicoterapeuta dinamico per elaborare la rappresentazione profonda di se'. Potrebbero esserci delle falle che Le impediscono di apprezzarsi e di evolvere. E che tramite questa terapia potra' fronteggiare.
Le formulo i migliori auguri!
E ci mandi notizie positive di se' presto!
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Dr.ssa Ilaria La Manna Psicologo, Psicoterapeuta 282 8 14
Non credo che nessuno sia destinato a rimanere solo, piuttosto lei si sta arrendendo a questo stato di cose e come se poi nei fatti e nelle situazioni che vive volesse confermare prima di tutto a se stesso che il suo "destino" è quello; sento rassegnazione nelle sue parole e se dà spazio a questo sentimento avrà sempre meno il coraggio e la voglia di "provarci".

Come dice bene lei, il desiderio aumenta e il desiderio, aggiungo io, ci porta a voler raggiungere quanto prima possibile quello che ci piace/desideriamo, si avverte una certa urgenza e tutto ciò che ci ostacola dà la sensazione di farci perdere del tempo, abbiamo fretta e vorremmo "tutto e subito", come nel suo caso, la tanto desiderata storia d'amore, un affetto da condividere con qualcuno; ma nel frattempo perché non confrontarsi, parlare, offrire un caffè, passare del tempo con altre ragazze, senza la "pretesa" - mi passi il termine - di vederle come possibili ragazze, cioè senza quell'unica aspettativa li, non so se mi sono spiegata, questo le permetterebbe di parlare, aprirsi, sperimentare abilità sociali, essere presentato ad altre persone e quindi ampliare le conoscenze (a questo proposito anche accettare inviti di suoi amici maschi) e la cerchia di amicizie e successivamente incontrare anche qualcuna con cui stabilire una conoscenza più profonda, con cui si sente più in sintonia e da li magari una relazione.

Cordialmente

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