Utente
Buonasera Dottori,

Vi spiego il mio "problema" e vi sarei grato se qualcuno mi potrebbe dire se esiste soluzione a tutto ciò..
Essere intelligenti non rende la vita più facile, ma molto più difficile..
Vedere tutto in maniera introspettiva porta alla fine ad analizzare qualsiasi cosa in maniera razionale, avendo la presunzione di poter dare una spiegazione a tutto quello che succede.. Ti rendi conto che le persone godono di cose assolutamente senza senso, e ti chiedi se mai riuscirai pure te a essere felice in questo modo.. Essere in grado di porsi molte domande per il quale non ci sono risposte è logorante e ti porta a vivere in un eterno senso di inadeguatezza che nessuno ti potrà mai togliere rendendoti misantropo nei confronti dell'umanità. Arrivare a 37 anni e ritrovarmi solo mi ha riportato nuovamente a scontrarmi con questi pensieri che mi rendono le giornate pesanti e le notti insonni.. Fino a poco tempo fa ero fidanzato con una ragazza con la quale ho condiviso 8 anni della mia vita.. Avere un obiettivo comune mi dava la forza di non pensare a tutto ciò rilegando le mie riflessioni in un piccolo angolo della mia mente..
Poi la vita ti presenta il conto:
Prima la morte di mio padre, poi la mia ragazza che decide per entrambi che è arrivata l' ora di chiudere la relazione.
Io accetto mio malgrado entrambi gli eventi, ovviamente ci rimango male ma poi razionalmente come faccio sempre, vado avanti.
Il problema è che questo mi ha portato a riflettere sul senso della vita..
Tante volte mi vergogno di non essere felice di quello che la vita ha saputo offrirmi, sono una persona che piace, le ragazze non mi sono mai mancate, in ambito lavorativo raggiungo senza sforzo gli obiettivi che mi prefiggo, riesco sempre a dare un impressione positiva.. E allora perché non sono felice?? Perché ho sempre un sacco di domande alle quali nessun essere umano saprà mai rispondere?? Molte volte invidio le persone che non si pongono domande.. Nascono, crescono, iniziano a lavorare, si impegnano con un mutuo trentennale , si fanno una famiglia, fanno dei figli, tutto scorre come un torrente in piena, poi un giorno si ammaleranno e moriranno.. Il tutto senza aver riflettuto nemmeno un secondo sul senso di tutto ciò. Fondamentalmente noi siamo fatti per garantire la continuazione della specie per qualche motivo che non è dato sapersi. Ed io invece mi ritrovo ora a pagare il pegno dell' intelligenza.. Cosa posso fare? Vi sarei grato se mi date un punto su cui riflettere.

[#1]  
Dr. Giuseppe Santonocito

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Intelligenza significa capacità di adattarsi alla situazione per risolvere un problema. Ma se lei non riesce a risolvere il suo, non è questione di intelligenza. È questione che forse lei ha una modalità depressiva di affrontare i "conti" che la vita presenta a lei, come a chiunque altro. In altre parole, non è che lei è troppo intelligente, è che forse manca della qualità chiamata resilienza. Che si può acquisire, naturalmente, ma il primo passo è smettere di farsi domande inutili come quelle sul senso della vita. E iniziare a pensare ai come, piuttosto che ai perché.

Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
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[#2]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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"..perché non sono felice?? Perché ho sempre un sacco di domande alle quali nessun essere umano saprà mai rispondere?"

Proprio perchè certe domande non hanno risposte,
gentile e riflessivo Utente.
Ci hanno provato in ogni tempo le religioni, le filosofie,
a colmare il bisogno e la richiesta dell'uomo di risposte.

La persona intelligente forse è tale perche rinuncia a trovare risposte alle domande ... senza risposta.
Rinunciando a
"analizzare QUALSIASI cosa in maniera razionale, "
perchè le cose non razionali - l'innamoramento ad esempio - non possono avere risposte unicamente razionali,

"avendo la presunzione di poter dare una spiegazione a TUTTO quello che succede." perchè non tutto ce l'ha, oppure ai nostri occhi umani non è accessibile.

Poi esiste tutta un'altra vasta area sulla quale applicare l'intelligenza porta frutti buoni e produttivi, e Lei l'ha sperimentata.

Ma ... come accettare di non aver risposte a tutto ...?


Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta perfezionata Sessuologa clinica, Psicologa europea.
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[#3] dopo  
Utente
Grazie Dottori per le vs. risposte.
@ Santonocito : Sinceramente non credo mi manchi la resilienza, considerando che anche in questi momenti difficili trovo la forza per superare tutto ciò, andando avanti come ho sempre fatto, magari con qualche riflessione in più che sto grazie al vostro aiuto esponendo qui..
Poi secondo il mio misero punto di vista non esistono domande inutili. Una domanda senza risposta non è una domanda inutile. La storia ci ha insegnato che proprio le domande inutili hanno portato all' evoluzione della specie. Fino a pochi secoli fa pensavamo che la terra fosse piatta e al centro dell' universo e sono state le domande inutili a a farci capire esattamente l' opposto. Poi che io non abbia i mezzi per rispondere alle domande che mi pongo è palese e magari non ne vale la pena pensarci più di tanto, ma comunque non posso fare a meno di pormele. Prima o poi arriverà la risposta a tutto.
@brunialti : Ma come accettare di non avere le risposte a tutto?
Credo accontentandosi di quello a cui possiamo rispondere.

Un paragone che calza a pennello e quello delle galline in un pollaio.
Le galline hanno da mangiare e da bere e non hanno nessun tipo di problema.
Finché un giorno qualcuno deciderà che è giunto il momento di mangiarle.
Loro hanno vissuto bene, hanno avuto tutto quello che potevano desiderare ( visto dal loro punto di vista) è alla fine non capiscono il perché ma qualcuno le uccide.
Gli uomini sono uguali:
Vivono la vita, combattono per raggiungere i loro obiettivi e alla fine saranno terminati.
Tra gli uomini però qualcuno che si chiede del perché di tutto questo senza però avere una risposta.
A questo punto la soluzione è quella di ignorare ciò per cui non si ha una risposta( almeno per il momento).
Quindi: svegliati la mattina fai quello per cui sei venuto al mondo, cerca di avere successo nella vita economica e sentimentale creati una famiglia e fattela passare meglio che puoi. Il compromesso è questo. Mi sta un po' stretto ma mi dovrò accontentare. No way :)
Grazie a tutti per avermi dato la possibilità di confrontarmi.

[#4]  
Dr. Enrico Cazzolino

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Gentile Signore,

il termine desiderio deriva dal latino, è composto dalla preposizione privativa de- e dal termine sidus: stella.
Desiderio può significare, quindi, "mancanza di stelle".

Le galline non guardano mai le stelle e, se le guardano, non ne traggono niente. Le stelle non saziano, il mais sì.

Noi invece - soprattutto se abbiamo il dono dell'intelligenza e della sensibilità - possiamo scegliere una stella, desiderarla, misurare la nostra felicità con la distanza da essa, anche quando quella distanza sembra infinita.

Non so rispondere alle sue domande. Ma le auguro di trovare (almeno) una stella da desiderare, di provare felicità anche solo nel contemplarla da lontano o nel fare un solo passo per raggiungerla.
E che dal chiedersi "Perché?", invece che tormento e insoddisfazione, possa trarre il nobile piacere di continue - benché sempre parziali e approssimative - scoperte.

Un cordiale saluto,

EC
Enrico Cazzolino
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[#5]  
Dr. Giuseppe Santonocito

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Definire qualcosa come utile o inutile significa aver prima risposto alla domanda (questa sì utilissima): quanto vale la pena quel qualcosa? Sono più i benefici o più i mal di testa che mi deriveranno dall'essermici focalizzato sopra?

Pertanto: quanto, per lei, vale la pena rispondere a domande del tipo "cosa ci stiamo a fare su questa terra?"

Quanto invece potrebbe essere utile concentrarsi sul COME ottenere ciò che desidera, anziché sui PERCHÈ si trova nel punto in cui si trova?

>>> Vi sarei grato se mi date un punto su cui riflettere
>>>

Ma il punto è che lei, dal mio punto di vista, sta riflettendo già troppo. Quindi potrebbe semmai valer la pena andare in direzione opposta. O diversa.

La sua non è resilienza. Sembra più una tendenza ossessiva, ben altra cosa.

>>> Vivono la vita, combattono per raggiungere i loro obiettivi e alla fine saranno terminati
>>>

Sì, è esattamente così.

Ma a differenza dalle galline noi sappiamo: 1) che la vita ci viene data gratis; 2) quindi forse non è giustificata la pretesa egocentrica di voler essere eterni o voler dare risposta alle domande su cui l'umanità si interroga da sempre, senza averne trovate di certe; 3) e soprattutto che ognuno di noi è chiamato a DARE un senso alla propria esistenza. Possibilmente senza accontentarsi delle soluzioni preconfezionate di chi DICE di avere risposte, ma che in realtà non ha.

Perché un conto è CREDERE in qualcosa, completamente diverso riuscire a dimostrarlo.

Piccolo sunto della mia personale filosofia di vita.
Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
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[#6]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile utente,

Lei per molti anni è vissuto saziandosi di quanto la vita Le dava: lavoro, coppia... Gallina?

Poi ad un certo punto "il cielo si è rotto":
morte del padre,
morte della coppia ..
e la comparsa di domande inquietanti che esistevano però anche prima;

quelle che qualche adolescente incontra a 16-17 anni

e che tornano ogni qualvolta termina un periodo della vita per il quale si era trovato trovato
un senso,
un significato,
seppure parziale e transitorio.

Il fatto è che le risposte sono strettamente soggettive,
e stanno nel significato che ognuno dà alle cose:
agli eventi, sentimenti, sogni, impegno, desideri.
E non sono "una volta per tutte".

Più in là non credo la psicologia si spinga.

Lì iniziano le religioni, le filosofie, ecc., alla ricerca di significati "oggettivi", talvolta trascendenti.



Dr. Carla Maria BRUNIALTI
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