Utente 543XXX
Salve sono un ragazzo di 30 anni ed è da un po’ che mi pongo delle domande perché sento di essere diverso dai miei coetanei da sempre. . .
ora vivo da 9 anni con la persona che amo conviviamo. . .
Mi sto chiedendo perché io amo stare a casa, mi sento bene nella tranquillità, amo quando la casa è pulita e profumata e stare sul divano a rilassarmi dopo il lavoro non mi piace stare troppo in mezzo la gente e la confusione, circa una volta al mese andiamo a ballare con degli amici e mi diverto molto ma poi prendo le distanze da tutti e voglio stare nel mio relax a casa facendo le cose che mi piacciono solo così mi sento appagato qualche volta vado a cena o con colleghi o con amici ma odio fare passeggiate o girare per la mia città che non amo particolarmente, il pensiero di uscire ogni giorno non mi piace io voglio solo rilassarmi, stare nel relax assoluto e uscire pochissimo. . . . questo praticamente dai 20/22 anni in poi nonostante chi è intorno a me non mi comprende e sono disposto ad eliminarlo dalla mia vita. . . mi sono chiesto più volte se sia depressione ma io lo associo al mio passato perché i miei genitori sono tossicodipendenti da eroina ed ho passato un infazia /adolescenza terribile, casa mia era perennemente sporca dove pulivo io una volta che le mie due sorelle più grandi se ne andarono. . . in casa c’erano sempre urla isterismi e cose indicibili un vero caos che non auguro di vivere a nessuno e le cose subite non si possono spiegare in poche righe, fino a quando anche io sono andato via a 16 anni trasferendomi in un altra città e creandomi la vita che ho adesso, lavorando, solo che mi sento diverso perché non voglio fare le cose che fanno gli altri non amo stare a fare chiacchiere al bar e cose del genere voglio stare solo nella mia oasi che mi sono creato è normale? Perché mia sorella che ha vissuto le stesse cose è l’esatto opposto di me. . . . ballare tutte le sere confidenza a tutti io mi apro con qualcuno dopo mesi e mesi non so più cosa pensare gli altri non mi comprendono ma io sto davvero bene così non soffro il fatto di stare a casa o di andare alle sagre o chissa’ cosa È possibile che sia associato al mio passato eppure la mia gioventu’ La maggior parte l’ho passata così casa lavoro la persona che amo che sta con me mi capisce e anche se farebbe tante altre cose si accontenta qualche volta l’anno andiamo in viaggio da qualche parte e stiamo bene mi piace molto viaggiare e non torno mai nel mio paese di origine dove sto male al pensiero di tornarci e io mi sento appagato così. . . . ovviamente in questi anni ho sofferto di ansia invece da piccolo nonostante la situazione ero molto più forte responsabile e avevo grande autostima di me stesso che ora è andata a scemare.. . grazie in anticipo

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Dr. Enrico De Sanctis

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Buongiorno,

ho letto con attenzione il suo racconto, nel tentativo di cogliere quale fosse il suo sentire rispetto al suo passato e al suo presente.

Alla sua domanda, cui dà titolo al consulto, se cioè "è normale che lei si comporti in questo modo?", potrei intanto risponderle che non c'è un modo assoluto di comportamento, che si può definire "normale". È importante la vita che lei sente di scegliere per se stesso, in linea con la sua qualità e il livello di benessere percepito.

Questa riflessione, tuttavia, potrebbe non essere sufficiente. Forse è importante che possiamo soffermarci non soltanto sulla risposta alla sua domanda, ma sul perché lei la ponga. Come mai si interroga circa il suo comportamento, come mai dubita di sé?

In questa sede, nel tentativo di argomentare la mia domanda, voglio mettere in luce due elementi.

Uno riguarda il giudizio sul proprio comportamento. Poiché la vita sociale deve svolgersi in un certo modo, e il proprio modo di condurla non vi corrisponde, questo potrebbe generare un malessere interiore. Non bisogna però modificare il proprio comportamento, ma il giudizio che viene espresso su di esso e il peso che genera interiormente.

Il secondo elemento, che provo a esporre in questa sede, riguarda un possibile dissidio interiore. A volte può esserci una parte di noi che desidera aprirsi di più all'esterno e agli altri con un senso di sicurezza e di fiducia, ma qualcosa si costituisce come un freno. Un freno che inibisce la propria espressività, e ci fa rifugiare al sicuro.

Il suo passato è importante ed è preziosa la sua capacità di riattraversarlo, cercando dei nessi con il suo presente. Questo non dev'essere sottovalutato. Sento l'importanza di poterlo approfondire insieme a lei, ma è fondamentale che possa farlo dal vivo. In questa sede, con i pochi elementi di cui disponiamo, non so dirle quanto il suo passato, con i sentimenti vissuti che pur con poche parole riesce a comunicare con intensità, possa avere generato in lei una specifica vulnerabilità interiore, che interferisce nella sua vita attuale.

Non voglio considerare l'ansia di cui sta soffrendo in questi anni più recenti soltanto come un fattore negativo. Di fatto è un malessere da affrontare senz'altro, ma è un'occasione che lei ha oggi per prendersi cura di sé. Non sono sicuro, infatti, che la forza e il senso di responsabilità che aveva da piccolo fossero così vantaggiosi, forse sono stati elementi della sua personalità troppo precocemente sviluppati, mentre aveva il diritto di essere appunto "piccolo". Allora forse è lì che bisogna tornare, e da lì ripartire.

Un saluto cordiale,
Enrico de Sanctis
Dr. Enrico de Sanctis - Roma
Psicologo e Psicoterapeuta a orientamento psicoanalitico
www.enricodesanctis.it

[#2] dopo  
Utente 543XXX

salve dottore la ringrazio della risposta , sicuramente sento di avere dei freni nei comportamenti , nelle relazioni , nei modi di affrontare le emozioni dei veri e propri blocchi, l’ansia che ho vissuto e spesso vivo maggiormente di notte credo siano una risposta della mia psiche che cerca da anni di tirare fuori qualcosa che non so’ decifrare , sicuramente devo capire perché mi pongo queste domande e riattraversare il passato che in buona parte ho rimosso o non ricordo insieme a tantissime cose anche belle, purtroppo non riesco a ricordare .... non ho mai avuto un parere di un esperto e mi piacerebbe tanto però anche li non riesco ad avere fiducia di chiunque e non sapere bene con chi farlo ... è come se avessi vissuto 2 vite una dove ero il figlio di .... e un’altra lontano dalla mia città dove sono me stesso e gli altri mi hanno conosciuto per le mie qualita’/ difetti senza sapere ed essere prevenuti ma anche per questo sento come se non avessi un origine ... la mia vecchia casa sarebbe dovuto essere il mio vero rifugio ed i miei genitori le mie spalle forti ..... invece tutto questo mi è mancato e siamo tutti sballottolati in giro per l’italia .... non so’ cosa posso fare adesso però sento il bisogno di affrontare ciò che mi tormenta ... mi piacerebbe anche avere un suo consulto dal vivo ma vivo a Rimini grazie in anticipo

[#3]  
Dr. Enrico De Sanctis

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Buongiorno,

i vissuti che sta descrivendo in merito alla sua esperienza sono delicati e profondi.

A volte alcuni blocchi che viviamo possono in qualche modo essere legati ai nostri ricordi che mancano. Come se evitassimo le nostre esperienze e le nostre emozioni, e non siamo più "decifrabili" a noi stessi.

Se sente dentro di sé un malessere interiore, voglio anche sottolineare che al contempo può esserci un'occasione vantaggiosa, come già accennavo. Sente, infatti, il bisogno di ricordare e di recuperare le sue origini, di riconoscere le esperienze e le emozioni di un passato che le appartiene, anche se può essere difficile. Questo è cruciale. Implica non soltanto rivivere le "cose brutte" del suo passato e le sue esperienze più dolorose, ma anche recuperare le "cose belle", che al momento può faticare a rintracciare.

Quando sentiamo il giudizio degli altri su di noi, quando temiamo che possano essere prevenuti, e magari per questo rifiutarci, può essere automatico rifugiarci al sicuro a volte, perdendo però l'occasione di vivere alcune buone esperienze. Quando sentiamo questo giudizio, dobbiamo sempre chiederci quanto siamo anche noi stessi a dare un giudizio sfavorevole contro di noi e contro la nostra esperienza. Quando parla delle "cose belle" che desidera ricordare, forse allora possiamo riflettere sul fatto che desideri anche guardare se stesso in modo differente, senza giudicarsi negativamente.

Sente di avere vissuto due vite, forse potremmo dire di viverle tuttora dentro di sé? Oggi mi sembra desiderare qualcosa di estremamente ambizioso, vuole integrarle dentro di sé, ricongiungendosi e pacificandosi con la sua storia. Per riconoscere i suoi bisogni e le sue umane fragilità, per ricordare anche i momenti belli del suo passato, per potersi esprimersi autenticamente senza giudicarsi e rifugiarsi, per non vivere più un senso di esilio.

Un saluto cordiale,
Enrico de Sanctis
Dr. Enrico de Sanctis - Roma
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[#4] dopo  
Utente 543XXX

Buongiorno dottore effettivamente sento ancora di vivere 2 vite differenti , il giudizio di me stesso è sempre critico anche se il mio comportamento non lo modifico , se mi sento di non uscire dico di no in modo secco e mi dispiace che gli altri rimangono male ma penso a me stesso risultando a volte egoista ed è questo che mi fa stare male ma starei più male a fare cose che non voglio e non voglio sforzarmi .... e non so cosa sia peggio... il problema sono io e non so fino a che punto gli altri mi accettino ma sono disposto a perderli perché capisco che non possono comprendere cosa sento dentro... grazie ancora e buon ferragosto

[#5]  
Dr. Enrico De Sanctis

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Salve,

è giusto che segua il suo sentire, se non desidera uscire. Qualcuno potrebbe anche rimanerci male, ma comprenderla al contempo, senza vivere il suo no come distruttivo.

Mi chiedo tuttavia quanto a volte non sia così semplice, quanto alcune sue scelte non siano legate all'idea di non essere capito, di non essere in qualche modo accettabile per gli altri. Allora magari una parte di sé vorrebbe invece avere fiducia, sentirsi come gli altri, uscire e poter stare bene insieme, sentendo un senso di appartenenza.

Buon Ferragosto a lei,
Enrico de Sanctis
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