Utente 423XXX
Salve, vorrei sapere se la radioterapia al seno e sotto il braccio, dopo una quadrantectomia alla mammella dx e asportazione del linfonodo sentinella, può aumentare la probabilità o predisposizione ad avere tumori in futuro, per le radiazioni avute; vorrei sapere, poi, se dopo la radioterapia il paziente riesce a riavere la stessa quantità di cellule sane uccise, cioè se le cellule sane ma uccise si rigenerano tutte, vorrei chiedere, poi, se in caso di recidiva o nuovo tumore, la radioterapia si può ripetere, nella stessa parte del corpo o in parte diversa, considerando un paziente che ha fatto già una radioterapia di 30 sedute, ed infine vorrei chiedere se la radioterapia al seno e al linfonodo può avere effetti negativi, anche a distanza di tempo, sulla funzionalità respiratoria e coronarica. Per me è molto importante una vostra risposta. Grazie

[#1] dopo  
Prof. Filippo Alongi

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Carissima,
Le sue domande sono mirate e assolutamente attuali.
La radioterapia presenta un rischio aumentato(rispetto a chi non la fa) di secondi tumori. Questo rischio è' secondo alcuni studi di circa meno dell'1percento a 10 anni. Dipende comunque anche da altri fattori inclusa l'esposizione alle radiazioni, la predisposizione genetica, il fumo. Come in tutte le scelte bisogna ponderare rischi e benefici di tutto. Un mio vecchio maestro mi diceva : "il peggiore effetto collaterale è' la mancata guarigione". Bisogna ricordarsi che prima dell'uso routinario della radioterapia sul seno per questa sede la terapia unica di scelta era la mastectomia. Se oggi riusciamo a garantire la conservazione d'organo lo si deve a studi italiani (risultati poi applicati come standard in tutto il mondo ) dove è' stata ritenuta equivalente la mastectomia alla quadrantectomia insieme alla radioterapia. Al contrario la quadrantectomia(l'intervento conservativo) senza radioterapia è' risultata più gravata da recidive locali.

Quindi la radioterapia è' una componente irrinunciabile dell'iter terapeutico di gran parte dei tumori della mammella, dallo stadio precoce al localmente avanzato.

In merito al secondo quesito sulla possibilità di ripetere la radioterapia, le dico che questa evenienza è' riservata a casi strettamente selezionati.

Cordialmente
Prof. Filippo Alongi
Professore associato di Radioterapia
Direttore Radioterapia Oncologica, Ospedale S.Cuore Don Calabria di Negrar(Verona),

[#2] dopo  
Utente 423XXX

Salve, La ringrazio per avermi risposto, Le vorrei solo chiedere una risposta alle altre due domande e cioè se la radioterapia al seno e al linfonodo può avere effetti negativi, anche a distanza di tempo, sulla funzionalità respiratoria e coronarica e se dopo la radioterapia il paziente riesce a riavere la stessa quantità di cellule sane uccise, cioè se le cellule sane ma uccise si rigenerano tutte. La ringrazio tanto.

[#3] dopo  
Prof. Filippo Alongi

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In merito al rischio cardiologico c'è uno studio pubblicato dalla collega Darby sul New england Journal of medicine qualche anno fa che riporta che dopo 10 anni il rischio aumenta all'aumentare della dose al cuore. Tale studio però si basa su metodiche di radioterapia ormai abbandonate e non paragonabili agli standard attuali(dati raccolti dagli anni 70..). Oggi infatti ci sono tecniche che consentono di minimizzare la dose al cuore già durante la fase di pianificazione. Il rischio di polmonite è' basso e qualora si verificasse, è' una polmonite spesso asintomatica e autirisolventesi.
In merito al discorso delle cellule, dal punto di vista radiobiologico la radioterapia si basa sull'assunto che le cellule sane, rispetto alle cellule tumorali, hanno la possibilità di recuperare il danno da radiazioni proprio perché l'assetto genetico e funzionale ne permette quasi sempre il recupero. Le cellule tumorali, invece, già con assetto genetico funzionale instabile quasi sempre soccombono senza possibilità di riparare il danno. Su questo scarto tra cellule sane che si riparano e cellule tumorali che muoiono subito o con il tempo (perché "ferite a morte") si fonda l'efficacia della radioterapia che rappresenta, ad oggi, insieme alla terapia medica e al bisturi una delle migliori armi a disposizione nella lotta contro il cancro.
Spero di essere stato chiaro. In caso contrario chieda pure a chi la segue che è' deputato a darle tutte le spiegazioni necessarie, se deve intraprendere il percorso del trattamento in piena conoscenza di rischi e benefici della scelta.
Saluti
Prof. Filippo Alongi
Professore associato di Radioterapia
Direttore Radioterapia Oncologica, Ospedale S.Cuore Don Calabria di Negrar(Verona),