Calcolo renale di 7,5 mm con febbre alta: quali passi devo compiere ora?
Ho deciso di scrivere perché ho letto il consulto di un altro utente che descriveva una situazione molto simile alla mia.
Mi ci sono ritrovata completamente e non vorrei arrivare al punto di dover partorire un calcolo da sola, continuando a soffrire senza che venga presa una decisione chiara.
Vorrei capire quali mosse devo compiere adesso.
Ho 37 anni.
Tutto è iniziato a dicembre 2024 con pipì maleodorante e fitte al fianco destro.
I dolori sono tornati a gennaio 2025: vado al PS, mi dimettono dopo una semplice ecografia e un ciclo di Rocefin + Cefixima.
Nessuna TAC.
Per tutto il 2025 i sintomi vanno e vengono, e mi viene consigliato un altro ciclo di antibiotico.
Risultato: un’ulcera corneale.
Lasciamo perdere.
Arriviamo a giovedì scorso: prima forti capogiri, poi dolori lancinanti al fianco destro, da togliermi il respiro.
Prendo un Oki, passa, poi ritorna.
Al lavoro mi misuro la febbre: 37. 5. Vado dal medico curante, gli racconto tutto e mi trova 39. 8. Mi manda subito al PS.
Lì mi fanno flebo per due giorni e finalmente una TAC d’urgenza: risulta una formazione calcolitica di 7, 5 mm nel rene destro, con ectasia pielica di 16 mm e ureterale di 7 mm.
Anche colecisti distesa con fango biliare e un minimo film fluido.
Il giorno dopo però mi rifanno l’ecografia e non vedono nulla.
L’ecografista mi dice che probabilmente l’infezione deriva dal ristagno urinario causato dalla formazione vista in TAC, ma che una TAC con contrasto non la farebbe mai a una donna di 37 anni.
Io sinceramente non sapevo cosa rispondere.
Mi stavano per dimettere, ma avevo di nuovo febbre alta.
Dopo altre flebo scende a 36. 5 e mi mandano a casa con 5 giorni di Cefixima e la raccomandazione di bere molto.
Torno a casa: dopo un’ora febbre a 39. 5.
A questo punto mi chiedo:
cosa devo fare concretamente?
È normale essere dimessa con febbre così alta e con un calcolo di queste dimensioni?
È corretto che l’ecografia smentisca una TAC?
Devo insistere per un ricovero, per una valutazione urologica urgente o per un intervento?
Qual è il percorso più appropriato per evitare di peggiorare o rischiare complicazioni?
Non voglio sembrare esagerata, ma i dolori li ho io e la febbre continua a tornare.
Vorrei solo capire qual è la strada giusta da seguire.
Chiedo davvero aiuto.
Mi ci sono ritrovata completamente e non vorrei arrivare al punto di dover partorire un calcolo da sola, continuando a soffrire senza che venga presa una decisione chiara.
Vorrei capire quali mosse devo compiere adesso.
Ho 37 anni.
Tutto è iniziato a dicembre 2024 con pipì maleodorante e fitte al fianco destro.
I dolori sono tornati a gennaio 2025: vado al PS, mi dimettono dopo una semplice ecografia e un ciclo di Rocefin + Cefixima.
Nessuna TAC.
Per tutto il 2025 i sintomi vanno e vengono, e mi viene consigliato un altro ciclo di antibiotico.
Risultato: un’ulcera corneale.
Lasciamo perdere.
Arriviamo a giovedì scorso: prima forti capogiri, poi dolori lancinanti al fianco destro, da togliermi il respiro.
Prendo un Oki, passa, poi ritorna.
Al lavoro mi misuro la febbre: 37. 5. Vado dal medico curante, gli racconto tutto e mi trova 39. 8. Mi manda subito al PS.
Lì mi fanno flebo per due giorni e finalmente una TAC d’urgenza: risulta una formazione calcolitica di 7, 5 mm nel rene destro, con ectasia pielica di 16 mm e ureterale di 7 mm.
Anche colecisti distesa con fango biliare e un minimo film fluido.
Il giorno dopo però mi rifanno l’ecografia e non vedono nulla.
L’ecografista mi dice che probabilmente l’infezione deriva dal ristagno urinario causato dalla formazione vista in TAC, ma che una TAC con contrasto non la farebbe mai a una donna di 37 anni.
Io sinceramente non sapevo cosa rispondere.
Mi stavano per dimettere, ma avevo di nuovo febbre alta.
Dopo altre flebo scende a 36. 5 e mi mandano a casa con 5 giorni di Cefixima e la raccomandazione di bere molto.
Torno a casa: dopo un’ora febbre a 39. 5.
A questo punto mi chiedo:
cosa devo fare concretamente?
È normale essere dimessa con febbre così alta e con un calcolo di queste dimensioni?
È corretto che l’ecografia smentisca una TAC?
Devo insistere per un ricovero, per una valutazione urologica urgente o per un intervento?
Qual è il percorso più appropriato per evitare di peggiorare o rischiare complicazioni?
Non voglio sembrare esagerata, ma i dolori li ho io e la febbre continua a tornare.
Vorrei solo capire qual è la strada giusta da seguire.
Chiedo davvero aiuto.
Non è ben chiaro il quadro descritto dalla TAC, in particolare la posizione del calcolo. D'ogni modo, la febbre alta persistente e la dilatazione del rene, anche se modesta, dovrebbero indurre all'inserimento di una endoprotesi ureterale (stent o doppio-j) per mettere la situazione in sicurezza. Solo in seguito di potrà risolvere il calcolo, per via endoscopica o con le onde d'urto esterne.
Paolo Piana
Medico Chirurgo - Specialista in Urologia
Trattamento integrato della Calcolosi Urinaria
https://paolopianaurologo.it/
Utente
La ringrazio, dottore, per la risposta.
Chiedo scusa pensavo di averlo scritto. Nel referto TAC che mi è stato consegnato dice che il calcolo è localizzata nel polo inferiore del rene destro, con ectasia pielica di 16 mm ed ectasia ureterale di 7 mm.
Il mio dubbio nasce proprio dal fatto che, nonostante questi elementi e la febbre alta (fino a 39.5), sono stata comunque dimessa con una semplice terapia antibiotica, senza valutare un eventuale posizionamento di stent o un ricovero.
Oggi non ho avuto febbre, solo attualmente ho 37.5 di febbre, nonostante la terapia prescritta.
Per questo motivo vorrei capire:
alla luce della TAC e della febbre persistente, qual è il percorso corretto da seguire?
È opportuno insistere per una valutazione urologica urgente o per un intervento di messa in sicurezza, come lo stent ureterale?
La ringrazio davvero per l’attenzione.
Chiedo scusa pensavo di averlo scritto. Nel referto TAC che mi è stato consegnato dice che il calcolo è localizzata nel polo inferiore del rene destro, con ectasia pielica di 16 mm ed ectasia ureterale di 7 mm.
Il mio dubbio nasce proprio dal fatto che, nonostante questi elementi e la febbre alta (fino a 39.5), sono stata comunque dimessa con una semplice terapia antibiotica, senza valutare un eventuale posizionamento di stent o un ricovero.
Oggi non ho avuto febbre, solo attualmente ho 37.5 di febbre, nonostante la terapia prescritta.
Per questo motivo vorrei capire:
alla luce della TAC e della febbre persistente, qual è il percorso corretto da seguire?
È opportuno insistere per una valutazione urologica urgente o per un intervento di messa in sicurezza, come lo stent ureterale?
La ringrazio davvero per l’attenzione.
Quello che non torna molto è che, a fronte del calcolo situato in una posizione relativamente - innocua - nel polo inferore del rene, vi sia dilatazione, non vengano segnalate alterazioni del parenchima renale ascrivibili a pielonefrite e vi sia comuque dilatazione delle cavità. Almeno in base a questi elementi, ribadiamo le indicazioni già espresse nella nostra precedente risposta.
Paolo Piana
Medico Chirurgo - Specialista in Urologia
Trattamento integrato della Calcolosi Urinaria
https://paolopianaurologo.it/
Questo consulto ha ricevuto 3 risposte e 72 visite dal 14/02/2026.
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