Antibiotici e psa
Buongiorno,
ho frequentemente chiesto agli specialisti urologi di questo sito pareri sulla mia situazione urologica, che riassumo in 2 righe: nel settembre 2024 intervento REZUM per ipb con successivi esiti infiammatori e alterazione significativa del PSA passato da 5,7 di maggio 2024 a 9,869 di marzo 2025.
Nei mesi successivi il PSA ha fluttuato tra un valore minimo di 6,924 ed uno massimo di 10,252 per poi ritornare a 9,331 di aprile 2026.
Il PSA prima del REZUM è stato testato con due risonanze multiparametriche, una a febbraio 2023, l'altra a giugno 2024 (con bobina endorettale) in centri diversi risultando entrambe pirads2.
Altra rmn multiparametrica è stata effettuata a dicembre 2025 per indagare ancora il PSA resistente alla discesa (in realtà non ho fatto alcun trattamento).
L' esito della RMN è stato ancora pirads2 con evidenza di scie fibrotiche e di due aree con segni di restrizione con iposegnale ADC interpretate come infiammatorie e "prive di enhancement contrastografico (pirads2)".
Ieri ho fatto visita di controllo e l' urologa mi ha prescritto due scatole di bactrim + promase per vedere se il PSA si abbassa, prospettando biopsia in caso di insuccesso.
Sono perplesso sulla terapia perché non ho alcun segno di infezione (urine pulite e sterili, niente febbre né bruciore urinario né sangue nello sperma) e non vedo perché intossicare l' organismo, magari a inutilmente.
Inoltre mi chiedo che significato possa avere un PSA che è schizzato repentinamente in alto dopo un intervento che mi ha portato a delle complicanze emorragiche nei primi giorni, per poi rimanere costante, anche se alto per un intero anno, a parte delle oscillazioni.
Alla DRE la prostata appare fibroparenchimatosa e lievemente dolente all' apice.
L' intervento, anche se ha avuto un importante effetto disostruttivo, mi lascia ancora dei sintomi irritativi.
Mi chiedo anche se abbia senso una biopsia.
Grazie.
ho frequentemente chiesto agli specialisti urologi di questo sito pareri sulla mia situazione urologica, che riassumo in 2 righe: nel settembre 2024 intervento REZUM per ipb con successivi esiti infiammatori e alterazione significativa del PSA passato da 5,7 di maggio 2024 a 9,869 di marzo 2025.
Nei mesi successivi il PSA ha fluttuato tra un valore minimo di 6,924 ed uno massimo di 10,252 per poi ritornare a 9,331 di aprile 2026.
Il PSA prima del REZUM è stato testato con due risonanze multiparametriche, una a febbraio 2023, l'altra a giugno 2024 (con bobina endorettale) in centri diversi risultando entrambe pirads2.
Altra rmn multiparametrica è stata effettuata a dicembre 2025 per indagare ancora il PSA resistente alla discesa (in realtà non ho fatto alcun trattamento).
L' esito della RMN è stato ancora pirads2 con evidenza di scie fibrotiche e di due aree con segni di restrizione con iposegnale ADC interpretate come infiammatorie e "prive di enhancement contrastografico (pirads2)".
Ieri ho fatto visita di controllo e l' urologa mi ha prescritto due scatole di bactrim + promase per vedere se il PSA si abbassa, prospettando biopsia in caso di insuccesso.
Sono perplesso sulla terapia perché non ho alcun segno di infezione (urine pulite e sterili, niente febbre né bruciore urinario né sangue nello sperma) e non vedo perché intossicare l' organismo, magari a inutilmente.
Inoltre mi chiedo che significato possa avere un PSA che è schizzato repentinamente in alto dopo un intervento che mi ha portato a delle complicanze emorragiche nei primi giorni, per poi rimanere costante, anche se alto per un intero anno, a parte delle oscillazioni.
Alla DRE la prostata appare fibroparenchimatosa e lievemente dolente all' apice.
L' intervento, anche se ha avuto un importante effetto disostruttivo, mi lascia ancora dei sintomi irritativi.
Mi chiedo anche se abbia senso una biopsia.
Grazie.
Come forse già espresso in precedenti risposte, noi siamo contrari al trattamento antibiotico empirico, se non vi sono febbre od evidenti complicazioni in atto. Con ripetute risonanze multiparametriche negative (PIRADS 2) in teoria non vi è indicazione alle biopsie. Nella pratica possiamo però comprendere l'atteggiamento prudenziale del nostro Collega. Qui entra in gioco la qualità del rapporto di comuniazione e fiducia, sulla quale a distanza non possiamo giudicare. Le possimo consigliare di cercare una secondo parere, ma ovviamente diretto, non solo telematico.
Paolo Piana
Medico Chirurgo - Specialista in Urologia
Trattamento integrato della Calcolosi Urinaria
https://paolopianaurologo.it/
Utente
Gentilissimo, la ringrazio come sempre per la risposta sollecita.
L' urologo suo collega che mi ha visitato ieri mi è stato assegnato dal ssn nell' ambito del programma di visite di controllo e non conosceva il mio caso..comunque farò riferimento, ovviamente privatamente, a chi mi ha operato di Rezum e che in, perfetta concordanza con i suoi pareri, non mi ha mai prescritto antibiotici o palmetti vari, consigliandomi follow up e al massimo antinfiammatori (veri, non integratori) in eventuali momenti critici...però mi capira' se, a fronte di 3 tranquillizanti rmn multiparametriche, fatte praticamente una all' anno, uno specialista ti prospetta una biopsia!
Quindi una certa apprensione mi ha spinto a rivolgermi a questo sito, anche solo per sentire un' altra voce per un parere, anche se non può nascere da una valutazione diretta.
Quindi, grazie infinite ancora.
L' urologo suo collega che mi ha visitato ieri mi è stato assegnato dal ssn nell' ambito del programma di visite di controllo e non conosceva il mio caso..comunque farò riferimento, ovviamente privatamente, a chi mi ha operato di Rezum e che in, perfetta concordanza con i suoi pareri, non mi ha mai prescritto antibiotici o palmetti vari, consigliandomi follow up e al massimo antinfiammatori (veri, non integratori) in eventuali momenti critici...però mi capira' se, a fronte di 3 tranquillizanti rmn multiparametriche, fatte praticamente una all' anno, uno specialista ti prospetta una biopsia!
Quindi una certa apprensione mi ha spinto a rivolgermi a questo sito, anche solo per sentire un' altra voce per un parere, anche se non può nascere da una valutazione diretta.
Quindi, grazie infinite ancora.
Buongiorno,
come probabilmente gia' detto, questi trattamenti miniinvasivi sulla prostata che non comportano l'asportazione di tessuto, possono creare in alcuni casi processi infiammatori che possono anche cronicizzare e resistono per lunghissimo tempo nel tessuto prostatico. Per questo cerchiamo, quando c'e' un indicazione ad una procedura disostruttiva, di convincere il paziente ad eseguire un intervento che comporti l'asportazione del tessuto ipertrofico ostruttivo ( classica TURP o laser holmium o tullio HOLEP, TULEP).
La persistenza od aumento del valore del PSA puo' essere legato all'esito infiammatorio intraprostatico della procedura, il problema e' che suona come un allarme ed e' indistinguibile da un aumento dovuto a neoplasia. Questo costringe a continui controlli con RM multiparametriche della prostata ripetuti negli anni successivi.
Se la RM multiparametrica e' stata eseguita correttamente in un centro ad alta esperienza, il riscontro di PIRADS 2 e' attendibile per dire che l'aumento del PSA totale non e' dovuto a patologia neoplastica ma deve essere confermato a cadenze da stabilire, se il PSA totale rimane elevato.
Una conferma a questo puo' essere data da un ciclo di terapia con dutasteride ( valutare i possibili effetti collaterali) per 6 mesi. Se questa terapia porta una normalizzazione del PSA totale o comunque una riduzione del suo valore del 50%, conferma che la causa e' quella benigna prostatica.
Non ha senso trattare un aumento del PSA totale con qualsiasi antibiotico. Gli antibiotici spesso vengono mal utilizzati al primo sintomo irritativo prostatico, se il paziente ha ematuria o se ha aumento del PSA totale. Tutte situazioni difficilmente legate ad infezioni. Di conseguenza l'uso dell'antibiotico ha poco senso. Gli antibiotici devono essere utilizzati se esiste un esame colturale ( in questo caso urinocoltura e spermiocoltura) che evidenzia una infezione significativa, ed in maniera mirata in base ad antibiogramma relativo.
Se la risonanza evidenzia un adenoma prostatico ostruttivo persistente al Rezum ( di solito con rezum ed altri sistemi simili non si hanno grandi variazioni in questo senso di volume prostatico), valutare di procedere alll'intervento sulla prostata con rimozione del tessuto di ipertrofia prostatica e quindi anche sede dell'infiammazione post Rezum, potrebbe essere la soluzione piu' efficacie e risolutivo. Soprattutto se i parametri uroflussometrici e residuo postminzionale rimangono alterati
Prof Alessandro Sciarra
Professore Prima Fascia Urologia
Chirurgia Robotica
Universita' Sapienza di Roma
https:/alessandrosciarra.it
come probabilmente gia' detto, questi trattamenti miniinvasivi sulla prostata che non comportano l'asportazione di tessuto, possono creare in alcuni casi processi infiammatori che possono anche cronicizzare e resistono per lunghissimo tempo nel tessuto prostatico. Per questo cerchiamo, quando c'e' un indicazione ad una procedura disostruttiva, di convincere il paziente ad eseguire un intervento che comporti l'asportazione del tessuto ipertrofico ostruttivo ( classica TURP o laser holmium o tullio HOLEP, TULEP).
La persistenza od aumento del valore del PSA puo' essere legato all'esito infiammatorio intraprostatico della procedura, il problema e' che suona come un allarme ed e' indistinguibile da un aumento dovuto a neoplasia. Questo costringe a continui controlli con RM multiparametriche della prostata ripetuti negli anni successivi.
Se la RM multiparametrica e' stata eseguita correttamente in un centro ad alta esperienza, il riscontro di PIRADS 2 e' attendibile per dire che l'aumento del PSA totale non e' dovuto a patologia neoplastica ma deve essere confermato a cadenze da stabilire, se il PSA totale rimane elevato.
Una conferma a questo puo' essere data da un ciclo di terapia con dutasteride ( valutare i possibili effetti collaterali) per 6 mesi. Se questa terapia porta una normalizzazione del PSA totale o comunque una riduzione del suo valore del 50%, conferma che la causa e' quella benigna prostatica.
Non ha senso trattare un aumento del PSA totale con qualsiasi antibiotico. Gli antibiotici spesso vengono mal utilizzati al primo sintomo irritativo prostatico, se il paziente ha ematuria o se ha aumento del PSA totale. Tutte situazioni difficilmente legate ad infezioni. Di conseguenza l'uso dell'antibiotico ha poco senso. Gli antibiotici devono essere utilizzati se esiste un esame colturale ( in questo caso urinocoltura e spermiocoltura) che evidenzia una infezione significativa, ed in maniera mirata in base ad antibiogramma relativo.
Se la risonanza evidenzia un adenoma prostatico ostruttivo persistente al Rezum ( di solito con rezum ed altri sistemi simili non si hanno grandi variazioni in questo senso di volume prostatico), valutare di procedere alll'intervento sulla prostata con rimozione del tessuto di ipertrofia prostatica e quindi anche sede dell'infiammazione post Rezum, potrebbe essere la soluzione piu' efficacie e risolutivo. Soprattutto se i parametri uroflussometrici e residuo postminzionale rimangono alterati
Prof Alessandro Sciarra
Professore Prima Fascia Urologia
Chirurgia Robotica
Universita' Sapienza di Roma
https:/alessandrosciarra.it
Prof. Alessandro Sciarra
Prof I fascia Universita' Sapienza di Roma
Specialista in Urologia-Chirurgia Robotica
alessandro.sciarra@uniroma1.it
Questo consulto ha ricevuto 3 risposte e 54 visite dal 22/05/2026.
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