Calo di natalità e crescita demografica nel 2020: quanto pesa il Covid-19?

Redazione Scientifica MedicitaliaData pubblicazione: 18 maggio 2021

384 mila unità in meno rispetto al numero di inizio anno: questi i dati sulla popolazione italiana residente al 31 dicembre 2020 secondo l’ultima indagine demografica realizzata l’ISTAT, dalla quale emerge che questo crollo sia paragonabile alla scomparsa di un’intera città delle dimensioni di Firenze.

Si tratta di un minimo storico di nascite mai raggiunto dall’Unità d’Italia a cui si aggiunge, al contrario, un massimo storico di decessi mai registrato dopo il secondo dopoguerra: dati che confermano un trend negativo demografico in Italia, iniziato nel 2015 e fortemente condizionato dall’impatto della pandemia del Covid-19 esplosa nel corso del 2020.

Le conseguenze della pandemia sui dati demografici del 2020

Il declino dei nati è iniziato già nel 2015 e ha toccato i minimi storici nel 2020 a causa delle conseguenze del Covid-19 non solo sulle nascite, ostacolate dalle misure restrittive adottate a partire da marzo, ma anche del numero di decessi che si sono registrati nella prima e, successivamente, nella seconda ondata, con particolari picchi nel Nord-Ovest.

dati demografici italia 2020

Fonte dati: ISTAT

Record negativo di nascite

Il numero più basso di natalità registrato nel 2019 è stato ancora superato nel 2020: i nati in Italia sono stati poco più di 404.000 (-3.8% rispetto al 2019). Il tasso più alto si registra nella Provincia Autonoma di Bolzano (con 9,6 nati per mille abitanti), mentre quello più basso in Sardegna con il 5,1 per mille. In tutti i mesi dell’anno si è verificato un calo rispetto alla media dell’anno precedente (ad eccezione di febbraio bisestile, quindi con un giorno in più), mentre i dati più bassi si registrati a novembre e dicembre, che sono i primi mesi in cui si è potuto riscontrare l’effetto pandemia sulle nascite.

Record di decessi

Il profondo cambiamento della demografia in Italia si nota nettamente nei dati relativi alla mortalità: nel 2020 sono morte 746.146 persone, un numero mai stato così alto dal secondo dopoguerra ad oggi. L’impatto del Covid-19 è evidente se si considera che la media dei decessi a gennaio e febbraio era inferiore rispetto alla media degli stessi mesi negli anni 2015-2019, ma a partire da marzo 2020 fino a fine anno il numero delle morti registrate è stato del 21% in più rispetto alla media dello stesso periodo nel quinquennio precedente.

Leggendo questi dati si è, inoltre, rilevato che l’aumento dei decessi si è concentrato nelle regioni del Nord con un 61% di prevalenza, con punte del 95% a marzo e del 75% ad aprile, questo a dimostrazione del maggiore impatto che ha portato la prima ondata della pandemia al Nord rispetto al Sud. Particolarmente evidente anche la percentuale della Lombardia con un bilancio pesante del +111% di aumento dei decessi sempre nello stesso periodo di registrazione.

Negativo il saldo naturale tra nascite e decessi: il più basso dal 1918

Il più basso numero di nascite (404.000) e quello più alto di decessi (746.000) ha portato inevitabilmente a un segno negativo anche del saldo naturale, ossia la differenza tra nati e morti che nel 2020 è pari a -342.000 unità: dall’Unità d’Italia un numero più basso si è registrato solo nel 1918 (-648.000), quando la popolazione venne decimata dalla pandemia dell’influenza spagnola che contribuì a causare la metà degli 1,3 milioni di decessi di quell’anno.

Cause del crollo della natalità

Come dimostrano gli andamenti negativi dell’ultimo quinquennio, le cause del calo della natalità in Italia nel 2020 non sono riconducibili solamente alla pandemia del Covid-19.

Negli ultimi anni, infatti, la crescita demografica è stata ostacolata da vari fattori.

Innanzi tutto, da un motivo strutturale: la popolazione femminile feconda (ossia quella compresa nella fascia di età 15-49 anni) è diminuita. Da un lato le baby boomers nate tra la metà degli anni Sessanta e la metà dei Settanta stanno diventando non feconde; dall’altro le donne più giovani sono sempre meno a causa dell’effetto baby bust, cioè il calo di fecondità che si registra tra il 1976 e il 1995 (anno in cui si è registrato il minimo storico di 1,19 figli per donna). Un aumento della natalità ha iniziato a manifestarsi negli anni Duemila grazie alla popolazione straniera, un trend che però si sta affievolendo a causa dell’invecchiamento delle stesse donne e del fatto che molte di queste lavorano e mostrano minori livelli di fecondità.

Gli altri fattori che incidono sulla diminuzione delle nascite sono di tipo economico:

  • La permanenza dei giovani in famiglia aumenta perché si sono allungati i periodi di formazione, con conseguente ritardo dell’ingresso nel mondo del lavoro;
  • Le condizioni lavorative sono instabili e rendono difficile l’accesso al mercato immobiliare;
  • L’instabilità economica genera incertezza e ritardo nel pianificare una famiglia.

Le cause della denatalità del 2020

Ai fattori che hanno inciso normalmente negli anni precedenti sul calo delle nascite si aggiunge nel 2020 la pandemia: dai dati emersi negli ultimi mesi dell’anno sembra chiaro che la prima ondata del Covid-19 abbia generato un atteggiamento di sfiducia verso il futuro.

Restano da analizzare i dati nel 2021 per capire se la fiducia che si è risollevata nell’estate abbia retto l’impatto generato, invece, dall’avvento della seconda ondata di fine anno.

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