E se la pornografia non facesse poi così male?

Dr.ssa Valeria RandoneData pubblicazione: 18 febbraio 2014

pornografia e webDi dipendenza dalla pornografia si è tanto discusso, investigando dal punto di vista clinico, soprattutto i suoi possibili danni sulla vita intima e sessuale.

Una nuova ricerca sembra invece dimostrare il contrario:
"La 'dipendenza da porno” esiste più che altro nei titoli dei giornali, ma non ci sarebbe nessuna prova scientifica che l'esposizione a materiale 'hard' possa diventare patologica, anzi sarebbero stati trovati persino degli effetti positivi sulla salute" .


Lo afferma uno studio, pubblicato su Current Sexual Health Reports (fonte Ansa), che sembra destinato a far discutere perché contraddice altre importanti ricerche che affermano invece il contrario; lo scopo di questa ricerca sembra essere quello di puntare il dito contro un business di pseudo-trattamenti. 


Cerchiamo di analizzare insieme la complessità della questione.

Il primo distinguo diagnostico da dover effettuare è quello tra il fruitore occasionale e l’utilizzatore seriale: il primo, utilizza la pornografia in modo ludico e non dipendente, decisamente differente dal secondo, che ne fa invece un utilizzo esclusivo, spesso patologico e soprattutto continuativo.

La dipendenza dalla pornografia, appartiene alle nuove forme di dipendenza, dette "senza sostanza", perché il soggetto che la ricerca, non dipende da una sostanza in sé, ma dalla sensazione/eccitazione che deriva dal suo utilizzo.

Spesso, quando si riscontra una dipendenza, solitamente si verifica che c'è una "personalità dipendente", diventa opportuno, sia per quel che riguarda l' aspetto diagnostico, che terapeutico, affrontare la questione in "modo complessivo", portando il paziente ad elaborare le ragioni inconsce della sua ricerca di eccitazione, poiché di questo si tratta.
Il paziente solitamente cerca in modo compulsivo uno stimolo che lo ecciti, per compensare altre mancanze, da quelle squisitamente sessuali a quelle relazionali.

Un'altra categoria diagnostica è quella detta degli "utilizzatori ricreativi" (Cooper 1999):
sono soggetti non dipendenti, che utilizzano l'etere e la vita sessuale online, come puro momento ludico e ricreativo, senza compromettere o danneggiare la vita relazionale con la partner.

Una ulteriore categoria è rappresentata dai "compulsivi sessuali", soggetti con una particolare propensione patologica verso la sessualità, una dipendenza ossessiva dal sesso e dall' utilizzo della pornografia.
In questo caso vi è sicuramente un “utilizzo massiccio ed esclusivo” di internet e dei suoi strumenti, per scopi chiaramente sessuali.

La sessualità vissuta e consumata online è ovviamente una “sessualità solitaria", che si conclude sempre e soltanto con l’autoerotismo, inoltre segue percorsi ben diversi dal "piacere condiviso".
Anche in questo caso non è possibile generalizzare e gridare alla dipendenza:
c' è infatti chi utilizza la pornografia saltuariamente, come momento ludico e di incontro con il proprio immaginario erotico, chi invece è un utilizzatore "obbligato" perché ha marcate defezioni spesso relazionali/affettive e sessuali.
Fare di tutta l' erba un fascio è fuorviante sia per chi ci legge, che per noi clinici.
Quindi fare attenzione all'utilizzo della pornografia, ma evitare di gridare subito alla "sex-addiction" , effettuando generalizzazioni vane e false realtà senza fondamenta.



Per approfondimenti sull' argomento, suggerisco le seguenti letture:


Autore

valeriarandone
Dr.ssa Valeria Randone Psicologo, Sessuologo

Laureata in Psicologia nel 1992 presso La Sapienza-Roma.
Iscritta all'Ordine degli Psicologi della Regione Sicilia tesserino n° 1048.

6 commenti

#1
Dr. Giulio Biagiotti
Dr. Giulio Biagiotti

Ciao Valeria,
Ragionamento assolutamente condivisibile. La ricerca dalla soddisfazione/pulsione sessuale fa parte integrante e assolutamente non patologica dell'uomo. La rete permette una enorme disponibilità di pornografia a costo pressoché nullo. Non si capisce come si voglia criminalizzarne l'utilizzo ludico-ricreativo solo perché una quota marginale di utenti finisce, per problemi come giustamente sottolinei, di tutt'altra natura, a rimanere appiccicato al monitor un numero di ore tale da tralasciare la vita lavorativa e relazionale. Anche questo tuttavia rientra nella libera scelta dell'individuo e sarebbe come criminalizzare i pozzi solo perché una quota marginale di individui decide autonomamente di porre fine alla propria esistenza buttandocisi.
Altro aspetto curioso che viene fuori è che sta aumentando, tra i giovani, il numero di coloro che chiedono consulenza per supposto deficit erettile che non ha una base reale ma viene autodiagnosticato esclusivamente davanti al monitor escludendo le lenzuola. La rete sta effettivamente cambiando il modo di vivere e fare di tutta un'erba un fascio è semplicemente, scioccamente, superficiale.

#2
Dr.ssa Valeria Randone
Dr.ssa Valeria Randone

Grazie Giulio,
per le tue acute riflessioni.
Sembra dilagare un disagio sessuologico giovanile, senza coppia…

Valeria

#5
Utente 331XXX
Utente 331XXX

Secondo me vi state sbagliando. Il porno produce dipendenza...e come se produce dipendenza!

#6
Ex utente
Ex utente

Secondo me dipende da come il porno viene usato.. Tutto può dare dipendenza, anche la cioccolata.

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