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Cause dell'infarto: cosa provoca un attacco di cuore?

Le principali cause di infarto sono le trombosi, a loro volta determinate dalle placche aterosclerotiche: vediamo cosa succede in presenza di aterosclerosi e come l'occlusione del flusso sanguigno possa portare all'infarto del miocardio.

Revisione scientifica: Redazione Scientifica Medicitalia Data pubblicazione: 08 ottobre 2021

L’infarto del miocardio consiste nella morte cellulare di una zona di tessuto muscolare cardiaco, che perde la sua funzionalità andando incontro a un processo di cicatrizzazione. I fattori per cui un'area più o meno estesa del cuore va incontro a un processo di necrosi, sono diversi, ma tutti riconducibili a un inadeguato apporto di ossigeno alle cellule che lo compongono. Vediamo quali sono quindi le principali cause dell'infarto.

Trombosi e aterosclerosi

Il corretto funzionamento del cuore dipende dall’integrità delle coronarie, i vasi arteriosi che forniscono ossigeno al miocardio.

Nella maggior parte dei casi l'infarto cardiaco dipende dalla trombosi di un grosso vaso coronarico, ossia la formazione di ammassi di cellule (trombi) che ostruiscono o restringono il vaso. La trombosi deriva a sua volta dalla presenza di placche ateromatose e della patologia chiamata aterosclerosi.

Cause di infarto: l'aterosclerosi

L'aterosclerosi è una malattia degenerativa di tipo multifattoriale, che colpisce i vasi arteriosi di medio e grosso calibro: si tratta di un disturbo infiammatorio provocato dal deposito di lipidi e globuli bianchi che formano le caratteristiche placche chiamate ateromi.

Tutte le volte in cui si forma un ateroma, che è una placca composta da trigliceridi e colesterolo, il vaso dell'arteria colpita si restringe, ostacolando il regolare flusso sanguigno. Qualora il trombo, trasportato dal flusso circolatorio, arrivi a bloccare un vaso di piccole dimensioni, la prima conseguenza è rappresentata dall'ischemia, un disturbo che può provocare l'insorgenza dell'infarto.

Cosa determina la formazione dei trombi?

I principali fattori scatenanti delle trombosi sono collegati ai processi di coagulazione del sangue, secondo cui un sangue più denso predispone alla formazione di trombi.

Alla base di qualsiasi trombosi possono esserci numerose cause scatenanti, anche se comunemente la sua genesi dipende dalla triade di Virchow: danno all'endotelio vasale, alterazioni del flusso sanguigno, ipercoagulabilità del sangue.

Nelle trombosi cardiache, responsabili degli infarti, prevale nettamente il fattore lesivo, cioè il danno all'endotelio vasale, che è provocato dalla presenza di ateromi. Per questo motivo l'aterosclerosi viene considerata una delle cause più rischiose per la genesi dell'infarto, anche perché nei casi più gravi gli ateromi possono progressivamente calcificarsi, generando ischemia del cuore e angina pectoris.

Embolia

Un'altra causa scatenante che può provocare un infarto miocardico acuto è l'embolia, ossia una temporanea interruzione del flusso sanguigno, derivante dalla presenza di un corpo estraneo mobile e insolubile, che può essere una bolla d’aria oppure più frequentemente un coagulo di sangue. Può succedere anche che un frammento di ateroma, staccatosi dalla placca aterosclerotica, entri nel flusso sanguigno e finisca con l'occludere un vaso coronarico, impedendo il corretto apporto ematico al muscolo cardiaco.

Cause di infarto: embolia e trombosi

Quando il coagulo di sangue si va a localizzare lungo il percorso di un'arteria coronarica, che di conseguenza non riesce più a garantire il fisiologico afflusso di ossigeno e di nutrienti al miocardio.

A seconda delle sue dimensioni, l'embolo raggiunge selettivamente vasi di piccolo/medio calibro oppure di grande calibro. Mentre i grumi di sangue di piccole dimensioni sono dotati di un'estrema motilità, quelli di maggiori dimensioni non possono introdursi in tutti i distretti circolatori, ma soltanto dove sono presenti vasi con diametro elevato.

È anche possibile che due o più emboli si fondano insieme durante il movimento attraverso l'apparato circolatorio, e quindi generino un embolo più rischioso poiché in grado di ostruire completamente anche arterie di grandi dimensioni: questa condizione avviene nel caso di infarto miocardico derivante da embolia.

Gli emboli di solito sono generati da:

  • coagulo di sangue;
  • grumo di lipidi;
  • bolla d'aria;
  • accumulo di colesterolo;
  • corpo estraneo;
  • parassiti (soprattutto batteri piogeni).

Spasmo coronarico

Tra le varie cause di infarto c'è anche l'angina vasospastica, conosciuta anche come spasmo coronarico.

L'origine di un simile quadro morboso si collega al funzionamento dei tre strati costituenti i vasi arteriosi, che sono la tonaca intima (interna), la tonaca media e la tonaca avventizia (esterna).

Queste tre strutture costituiscono un involucro protettivo all'interno del quale scorre il sangue e sono formate da cellule endoteliali, muscolari e connettivali. Lo strato medio, che è costituito da fibre muscolari e il cui funzionamento viene monitorato dal sistema nervoso centrale, è quello responsabile dello spasmo.

In alcuni pazienti, infatti, il controllo nervoso sulla tonaca media risulta eccessivo oppure alterato, e provoca un'ipercontrazione con conseguente vasospasmo. Sono simili restringimenti patologici a provocare l'insorgenza di stenosi coronariche, anche queste quindi causa di infarto al miocardio.

A differenza della malattia coronarica provocata dalla presenza di ateromi, questi vasospasmi sono di solito transitori e reversibili, a patto di essere curati tempestivamente e con terapie farmacologiche adeguate.

La loro insorgenza si manifesta con fenomeni di angina pectoris, che è un disturbo provocato da una temporanea diminuzione di afflusso ematico al cuore, responsabile dello stress ossidativo cardiaco.

In alcuni casi, quando l'angina vasospastica è particolarmente grave, si possono determinare occlusioni coronariche talmente incisive da provocare l'infarto miocardico, spesso accompagnato da un vero e proprio arresto cardiaco.

Per approfondire:Angina pectoris: quando il cuore dà notizie di sé  

Malformazione coronarica

Oltre che da fattori esterni come ateromi o emboli, le cause dell'infarto possono dipendere anche da malformazioni anatomiche delle arterie coronariche, presenti dalla nascita (congenite) oppure conseguenti ad eventi successivi (acquisite).

In alcuni casi, alla nascita lo sviluppo delle arterie coronariche si mostra deficitario in quanto la loro parete non è correttamente costituita e presenta uno spessore inferiore alla norma. In simili condizioni, è ipotizzabile l'insorgenza di aneurismi, consistenti nello sviluppo di un'anomala dilatazione con ristagno del sangue.

Questo stato morboso, che rimane asintomatico per lungo tempo, è considerato uno dei principali fattori di rischio per l'infarto del miocardio, infatti l'aneurisma coronarico impedisce una corretta irrorazione sanguigna al cuore, le cui cellule non ricevono sufficiente ossigenazione e quindi muoiono.

Una patologia coronarica opposta a questa è la stenosi aortica, secondo cui l'arteria ha un calibro inferiore alla norma e quindi consente un flusso insufficiente di sangue al cuore.

Nella stenosi coronarica non sono presenti ateromi ma semplicemente vi è un'anomala conformazione anatomica del vaso, che può essere congenita o acquisita.Un simile disturbo acquisito dipende generalmente da un esito di interventi cardiochirurgici, che hanno coinvolto il distretto coronarico, riducendone il lume vasale; anche in questo caso è probabile la manifestazione di un infarto cardiaco.

Altre cause dell’infarto

Anche lo stato di salute dei pazienti può influire sulla genesi dell'infarto, venendo considerato quindi come causa predisponente. Fra le principali patologie che possono aumentare il rischio di infarto ricordiamo:

Inoltre il consumo di alcune sostanze stupefacenti con effetto stimolante, tra cui soprattutto la cocaina e le amfetamine, può scatenare uno spasmo coronarico e quindi un infarto miocardico.

Infine, tra le cause predisponenti all'infarto miocardico, un ruolo di notevole importanza è svolto anche dai fattori psico-emotivi, infatti stress intensi o prolungati, shock psicologici, forti paure e intensi attacchi d'ansia sono altrettante cause collegabili a questa malattia cardiaca.

Dal punto di vista clinico, è risaputo che una certa percentuale di infarti non dipende da cause organiche conclamate, ma soltanto da fattori psichici che agiscono tramite la modificazione sintetica dei neuromediatori.


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