L’infarto è una malattia cardiaca potenzialmente pericolosa che se non viene diagnosticata in tempo e curata adeguatamente con terapia sia farmacologica, sia interventistica (chirugica classica o percutanea), può anche essere letale. Con la definizione di "Infarto" si fa riferimento alla necrosi di qualsiasi tessuto, ossia alla “morte” di una parte di un organo provocato dall’assenza improvvisa di irrorazione di sangue; nel caso specifico l’infarto cardiaco

L’infarto è una malattia cardiaca potenzialmente pericolosa che se non viene diagnosticata in tempo e curata adeguatamente con terapia sia farmacologica, sia interventistica (chirugica classica o percutanea), può anche essere letale.

Con la definizione di "Infarto" si fa riferimento alla necrosi di qualsiasi tessuto, ossia alla “morte” di una parte di un organo provocato dall’assenza improvvisa di irrorazione di sangue; nel caso specifico l’infarto cardiaco si può verificare come conseguenza di un restringimento di una o più arterie, chiamate coronarie, che normalmente portano sangue e quindi ossigeno a tutte le parti del cuore, ma che per effetto delle stenosi appena descritte, possono occludersi completamente e all’improvviso, impedendo al sangue di passare attraverso il vaso arterioso e quindi di irrorare correttamente il tessuto miocardico che dovrebbe differentemente essere ossigenato dal normale flusso ematico.

Consulti in cardiologiaSpecialisti in Cardiologia

ARGOMENTI TRATTATI

 

Quali sono le cause dell’infarto

Le ostruzioni coronariche, che sono potenzialmente responsabili di un infarto, sono dovute alla formazione delle cosiddette placche aterosclerotiche. Queste ostruzioni riducendo il calibro del lume arterioso, creano difficoltà di flusso ematico e quindi di ossigenazione dei tessuti (ischemia) e possono complicarsi per effetto di fenomeni di  “infiammazione” e di “rottura” che portano alla formazione di un coagulo di sangue definito in terminologia medica "trombo".

Il trombo può occludere completamente il vaso già ristretto e creare il blocco del flusso di sangue con conseguente infarto della zona di cuore differentemente irrorata dalla relativa coronaria.

Può anche accadere che si abbia una contrazione improvvisa della muscolatura che caratterizza le pareti delle coronarie, definito spasmo, con conseguente blocco del flusso sanguigno. Questa condizione può complicare una placca aterosclerotica preesistente o con minor frequenza verificarsi su coronarie sane e dare una ischemia miocardica conosciuta come “angina di Printzmetal”.    

Secondo i dati dell’Istituto Superiore della Sanità, l’infarto può comparire prevalentemente in una fascia d’età compresa tra i 34 ed i 74 anni e sempre secondo gli attendibili dati dell’istituto, le cause possono essere molteplici.

Sicuramente con l’avanzare dell’età il rischio cresce inevitabilmente.

La possibilità di incorrere in un infarto è decisamente maggiore negli uomini, ma appena dopo la menopausa, anche le donne appaiono profondamente a rischio e quindi le possibilità si equiparano.

Non è da sottovalutare la familiarità, poiché se in famiglia ci sono stati casi di eventi cardiovascolari di tipo ischemico, soprattutto precoci (meno di 55 anni per gli uomini e meno di 65 per le donne), diventa maggiore il rischio di incorrere in un infarto.

Naturalmente, il rischio aumenta con l’incremento di fattori di rischio come l’obesità, il fumo di sigaretta, l’aumento dei valori pressori ossia l’ipertensione e lo stress negativo.

Il fumo, da sempre fattore contrastato dai cardiologi, è sicuramente una delle cause più comuni che possono provocare l’infarto.

E’ stato appurato che i fumatori sono dieci volte più a rischio di un individuo non tabagista.

Ovviamente anche la dieta alimentare ricca di grassi, affatica ulteriormente il cuore e se al fumo o all’obesità si associano altri problemi come stress, ansia o ipertensione, il rischio di infarto aumenta notevolmente.

I grassi sotto accusa sono sicuramente quelli responsabili di incremento del colesterolo di tipo LDL, mentre il valore del colesterolo HDL è protettivo.

L'ipercolesterolemia presa singolarmente, non è una vera e propria malattia perché il colesterolo non deve assolutamente essere considerato un veleno, anzi è un elemento basilare per alcune cellule dell’organismo, ma quando i suoi valori superano quelli dettati dalle normali regole cliniche, allora il colesterolo diventa automaticamente un elemento dannoso all’organismo, specie se di lunga durata.

Attualmente, la medicina preventiva, consiglia di controllare i valori del colesterolo già dalla prima infanzia perché purtroppo, le statistiche rivelano che anche i ragazzi sono portati all’obesità a causa di un’errata alimentazione fin dalla più tenera età.

L’aumento di peso predispone a aumento dei valori glicemici (e quindi di Diabete Mellito) e di quelli pressori, fattori di rischio indipendenti per il cuore.

E’ utilissimo determinare il peso ideale attraverso i consigli dello specialista che si attiene al calcolo dell’indice di massa corporea (o body mass index). Questo indice si basa sul calcolo del peso ideale (basandosi su un valore compreso tra 20 e 25) quale risultato di una formula che divide il peso per l’altezza al quadrato . Un individuo di 1,70 che pesa 80 kg per esempio, ha un indice di 27,68 (80:1,70 x 1,70) e quindi è in sovrappeso, mentre per aver un valore massimo di 25 non dovrebbe pesare più di 72,5 kg. Un indice tra 25 e 30 esprime sovrappeso, mentre >30 è sinonimo di obesità.

E’ stato accertato che il 20% in più di un normale peso corporeo, raddoppia l’incidenza delle malattie alle coronarie e l’incidenza si triplica se al peso abnorme sono associate patologie come ipercolesterolemia e l’ipertensione.

Gli obesi che soffrono di malattie alle coronarie, vivono in media ben 4 anni in meno rispetto ai malati di cuore con peso corporeo nella norma.

Lo stress e le preoccupazioni, soprattutto nelle persone di età avanzata, dovrebbero essere nulle in particolare se gli individui in questione, soffrono di ipertensione.

Molti pazienti sottovalutano lo stress mentre studi approfonditi hanno accertato che ansia e preoccupazioni sono fattori potenzialmente in grado di precipitare un infarto. Tipico esempio è un’ ischemia miocardica acuta nota come Sindrome di Tako-Tzubo che può verificarsi in soggetti con coronarie sane, ma fortemente stressati.

Occorre però analizzare differentemente le varie cause di stress e il tipo di stress.

Il mondo esterno è sicuramente fonte di stress spesso non modificabile e quindi da accettare e semmai metabolizzare, mentre gli atteggiamenti comportamentali, come impazienza, competitività eccessiva e ostilità nell’ambiente familiare possono (e probabilmente devono) essere modificati perché sicuramente negativi e potenzialmente pericolosi per il cuore.

In quanto al tipo di stress quello positivo, come quello che può derivare da un lavoro impegnativo, ma fatto con estremo piacere, è protettivo nei riguardi di eventi cardiovascolari.

Anche la ridotta attività fisica può irrimediabilmente essere una delle tante cause di rischio per quanto riguarda l’infarto.

Un’attività fisica adeguata, secondo recenti statistiche, diminuisce in maniera significativa i rischi cardiovascolari perché si riduce la frequenza cardiaca, si diminuisce di peso e si utilizza in modo migliore l’apporto di ossigeno.

Quali sono i sintomi dell’infarto

I sintomi di un infarto si verificano in maniera diversa ed alcuni anche in maniera subdola, ma è decisamente importante imparare a riconoscerli per attivare nell’immediatezza, una terapia adeguata.

Il sintomo che prevale in assoluto sugli altri, è indubbiamente un dolore costante e forte al petto che si associa ad un senso di oppressione, ad un affaticamento muscolare, ad un forte senso di nausea, a sudorazione fredda e si irradia spesso dietro la schiena con conseguente mancanza di fiato.

Quest’ultima in particolare, è dovuta alla mancanza di ossigeno che secondo come testimoniano alcuni infartuati, provoca la sensazione che una corda stia stringendo il torace.

Bisogna fare molta attenzione, perché a volte l’infarto può essere scambiato con una indigestione; potrebbe infatti non provocare alcun dolore, ma solo un senso di pesantezza e la sensazione di non aver digerito, con conseguente voglia di vomitare.

E’ doveroso sottolineare, che si possono confondere i sintomi dell’infarto con quelli dell’ischemia.

Con l’ischemia il muscolo cardiaco soffre perché non c’è una sufficiente irrorazione del sangue e il sintomo conseguente è l’angina pectoris, mentre l’infarto prevede l’interruzione totale dell’afflusso sanguigno e quindi un’ischemia prolungata che porta a morte di una parte del muscolo cardiaco e  i sintomi in questo caso non scompaiono nemmeno con il riposo.

L’ischemia dell’angina quindi, al contrario dell’infarto, è transitoria e reversibile e tipicamente i sintomi compaiono con uno sforzo o un’emozione (solo raramente si verificano in condizioni di riposo come nell’angina instabile)  per effetto di una riduzione di apporto rispetto all’incremento della richiesta di ossigenazione e quindi di flusso di sangue e terminano con il riposo o con l’assunzione di farmaci adeguati.

Alcuni sintomi a volte sono così sfumati che né il soggetto che li avverte, né i suoi familiari,possono sospettare che è in corso un infarto.

A volte un dolore al collo persistente può voler dire che il cuore sta subendo un piccolo danno e anche se può sembrare strano questo fastidio, soprattutto se di tipo costrittivo, potrebbe essere l’espressione clinica di un infarto. In questi casi occorre intervenire prontamente se dopo le prime cure casalinghe, come l’utilizzo di un analgesico o la borsa di ghiaccio posta localmente, il dolore non passa.

Persino un leggero dolore alla mascella può essere espressione di una sofferenza cardiaca in corso.

Se non si soffre di asma o di fiato corto e si avverte una sensazione di vertigine e non si riesce a respirare correttamente, conviene recarsi al pronto soccorso perché anche in questo caso può essere il cuore che sta avvisando di non essere in perfette condizioni di salute.

Come diagnosticare un infarto 

Quando si presume che ci siano i sintomi di un infarto, occorre interpellare subito un medico o ancora meglio, recarsi al più vicino Pronto Soccorso.

Lo specialista interpellato, provvederà immediatamente a frenare il processo di evoluzione dell’infarto subito dopo aver effettuato un elettrocardiogramma che confermerà la condizione di emergenza.

La diagnosi corretta verrà espressa anche attraverso le opportune analisi del sangue che doseranno gli enzimi liberatisi durante la patologia dal muscolo cardiaco (troponina, GOT, GPT, LDH, CK,CKMB).

Solo dopo una corretta diagnosi, lo specialista del pronto soccorso, provvederà ad instaurare un’adeguata terapia.

Terapia per gli infartuati

La prima terapia che generalmente viene effettuata si basa sulla possibilità di alleviare il dolore al petto, che in alcuni casi è davvero intollerante; poi, secondo le attuali conoscenze e tecniche adottate nei diversi centri ospedalieri, vengono somministrati al paziente dei farmaci che hanno l’obiettivo di sciogliere i trombi coronarici o, a seconda dell’evenienza, può essere eseguita la nota angioplastica coronarica, metodo basato sulla dilatazione delle coronarie stenotiche con un palloncino e impianto di una “gabbietta” metallica per mantenerle aperte, il tutto attraverso le arterie periferiche e quindi senza tagli chirurgici. In alcuni casi può essere però necessario un bypass aorto coronarico.

Naturalmente è previsto un periodo di degenza nelle strutture ospedaliere dove dopo un’adeguata riabilitazione ed una cura adatta, il medico spiegherà alla persona infartuata che potrà tornare a condurre una vita relativamente normale adottando però uno stile di vita differente da quello precedente.

A tale fine, verrà proposto al paziente un esauriente piano di prevenzione che egli dovrà seguire scrupolosamente.

Prevenzione

La prevenzione per non incorrere in un infarto e per non avere una ricaduta.

L’infarto del miocardio può essere evitato con semplici e precise regole da osservare con costanza.

Le stesse norme, devono essere adottate anche dalle persone infartuate che fortunatamente, dopo un tempestivo intervento, possono tornare a svolgere la vita di prima anche se con degli accorgimenti.

In primis, bisogna evitare il fumo e possibilmente abolirlo completamente. E’ questo infatti, la causa scatenante del restringimento delle arterie e del rialzo della pressione arteriosa.

E’ inoltre necessario, seguire un’alimentazione bilanciata, laddove si richiede la diminuzione di peso.

Bisogna preferire cibi poco calorici al posto di quelli che provocano la formazione di trigliceridi e colesterolo nel sangue.

Sarebbe di basilare importanza, rivolgersi ad un dietologo che con competenza e professionalità, potrà prescrivere una dieta povera di grassi e ricca invece di proteine e vitamine.

Lo specialista in questo ramo specifico, aiuterà a capire quale deve essere una dieta idonea da seguire sia per prevenire l’infarto, sia per non ricadere in una medesima situazione.

Di solito la dieta è basata sull’apporto di saccaridi o carboidrati che pare proteggano il cuore perché conservano e trasportano energia e svolgono un ruolo importante nel processo immunitario.

Utilissimi anche per la coagulazione del sangue, i carboidrati prevengono quelle problematiche a carico dell’apparato cardiocircolatorio.

Ad aumentare il rischio di infarto secondo alcuni ricercatori, è proprio la carenza di carboidrati che ovviamente, però non vanno assunti in maniera spropositata e soprattutto non sono indicati in soggetti  diabetici.

L’attività fisica è una di quelle pratiche da seguire senza tuttavia strafare.

L’ Eco stress è un esame che può aiutare a comprendere se il cuore ha delle anomalie non presenti in condizioni di riposo.

Si tratta di un’ecocardiografia che viene eseguita durante sforzo o più spesso durante l’infusione intravenosa di un farmaco che simula lo stress fisico e attraverso questo particolare esame si stabilisce se è presente un’ insufficienza coronarica.

L’elettrocardiogramma tanto in uso presso le strutture mediche e ottimo per i controlli periodici e fornisce informazioni sul “sistema elettrico” del cuore.

Il comune test da sforzo eseguito con tecniche innovative come l’utilizzo del lettoergonometro, sul quale il paziente si sdraia e esegue lo sforzo mentre è collegato ad un apparecchio che registra in continuo l’elettrocardiogramma, permette di ottenere informazioni diagnostiche anche in pazienti anziani o con determinati handicap.

Un’ottima palestra sotto la guida di un competente e sapiente istruttore, può aiutare non solo ad eliminare i chili di troppo, ma anche a liberarsi dall’ansia e dallo stress che come abbiamo visto, sono cause involontarie di malattie alle coronarie.

E a proposito di nervosismo e stati d’ansia, laddove il cardiologo lo ritiene necessario, bisogna osservare alcuni suggerimenti.

Seguire una terapia di gruppo per esempio, diventa fondamentale quando non si riesce a controllare il nervosismo.

La terapia consiste nel parlare con un gruppo di persone che hanno subito la stessa esperienza e che si riuniscono nelle strutture ospedaliere o nella Associazioni di volontariato.

Qui si impara a conoscersi, a confrontarsi, si imparano le tecniche di rilassamento come quella di immaginare di trovarsi su spiagge riposanti e rilassanti.

Cosa fare dopo un infarto 

La terapia subito dopo l’infarto del miocardio, si basa soprattutto sul riposo assoluto, almeno nella prima fase e naturalmente bisogna seguire passo passo, tutte le indicazioni del cardiologo al quale ci si affida con fiducia.

Lo specialista erogherà le terapie farmacologiche del caso e predisporrà tabelle di cure mirate che prevedono anche controlli periodici come l’elettrocardiogramma, il controllo della pressione venosa ed arteriosa, e le analisi del sangue adeguate al caso.

I controlli sono basilari perché è importante non dover affrontare una seconda esperienza indubbiamente negativa.

La persona che ha subito un infarto comprende benissimo che è di primaria importanza effettuare controlli periodici per non dover ricorrere con urgenza ancora una volta, alle cure dei sanitari, per non far spaventare i familiari più cari e per non provare più la bruttissima sensazione di non uscirne vivo.

L’infartuato sa benissimo che ha subito un danno al cuore ma ciò non vuol dire che debba sentirsi un handicappato.

Il fatto che la parte danneggiata non funzioni più non vuol assolutamente dire che non si abbia una buona aspettativa di vita anche perché la parte di cuore che funziona, è capace di compensare le funzioni perdute da quella zona oramai andata in necrosi.

I controlli servono perché bisogna monitorare se il decorso della malattia è normale o meno e lo specialista è la persona nella quale riporre la propria fiducia.

Bisogna sceglierne uno del quale fidarsi ciecamente e che deve essere reperibile in caso di bisogno e per qualsiasi chiarimento.

All’inizio, la persona infartuata si sente spaesata e nonostante si trovi tra i suoi affetti, ha paura che possa succedergli nuovamente qualcosa di spiacevole ed è per questo che Il cardiologo deve dimostrarsi anche un buon psicologo.

Chiarire i dubbi è normale e serve a tranquillizzare il paziente che ha la necessità di sentirsi protetto e sotto continua osservazione.

E’ giusto che si espongano i propri turbamenti, le proprie perplessità così come è del tutto normale, domandare a cosa serve quel determinato tipo di esame, a cosa serve quella medicina in particolare o se l’esame che è stato prescritto per controllo è invasivo o meno.

Bisogna osservare con categorica precisione tutte le sue direttive come per esempio l’uso di un cerotto, la somministrazione di pillole ed iniezioni che favoriscano la ripresa e tutte le strategie per ridurre i fattori di rischio.

In questo senso, l’aiuto dei familiari più prossimi è fondamentale.

Sono loro che devono dare il giusto aiuto per un’assunzione dei medicinali agli orari stabiliti e saranno sempre loro ad interpellare il cardiologo se qualche medicinale provoca problemi di allergia o intolleranza.

L’infartuato dopo un periodo di riposo obbligato, può riprendere ad effettuare le sue normali attività quotidiane senza mai esagerare con sforzi eccessivi, ma sempre attenendosi a regole precise dettate dallo specialista.

Un’attività fisica mirata, lo aiuterà a rimanere attivo nel decorso della malattia e naturalmente sarà quasi obbligato a rimanere lontano da fonti di stress e preoccupazione e se è caratterialmente ansioso o incline al nervosismo, sarà necessario sottostare ad una terapia calmante per tenere a bada il sistema nervoso.

La riscoperta dell’attività fisica da parte del cardiopatico, deve essere estremamente meticolosa e deve avvenire gradualmente e mai senza essere stati sottoposti a tutti i controlli di routine.

La persona infartuata non deve essere bloccata psicologicamente, non deve avere nessun timore di iniziare a fare un allenamento ma se sopravvengono blocchi psicologici di questo genere, è consigliabile aspettare il momento giusto prima di iniziare un’attività mirata.

Dopo gli adeguati controlli da parte dei cardiologi, sarebbe bene prendere dimestichezza con un cardiofrequenzimetro che è uno strumento che verifica quanti impulsi arrivano al cuore.

Praticamente, si tratta di un minuscolo computer da polso che controlla la frequenza cardiaca che non deve mai superare il 25% della normale frequenza.

E’ il cardiologo stesso che consiglierà il limite da non superare a seconda dei casi ma questi innovativi e minuti aggeggi, aiutano notevolmente il cardiopatico a conoscere se stesso ed i suoi limiti di sopportazione.

Solo una volta capito il meccanismo, il paziente infartuato può eliminare l’uso dell’apparecchiatura e regolarsi con la sua respirazione.

La respirazione non dovrà mai essere affannosa ma sempre sopportabile e regolare sebbene si stia svolgendo un’attività fisica come il podismo o il ciclismo che sono le due attività più consigliate dagli specialisti.

Naturalmente entrambe le attività, si dovranno effettuare in zone pianeggianti ma se si continua erroneamente ad aver paura di affrontare un allenamento per timore di una ricaduta, si può benissimo optare per la cyclette, comodamente in casa o in una palestra e forse tra le mura domestiche, ci si sente decisamente più a proprio agio..

Utilissimo anche l’utilizzo di un tapis roulant programmato in modo che non si affatichi eccessivamente l’apparato cardiocircolatorio.

Un esercizio da poter effettuare quando ci si sente pronti, è quello di salire le scale per arrivare al proprio appartamento.

Si può provare facendo una sola rampa di scale e se non si accelera il battito cardiaco e non si prova dolore anginoso, anche salire le scale può diventare un’attività fisica da non sottovalutare.

L’importante è vestirsi comodamente senza seguire i canoni della moda molto meno importanti della salute.

Bisogna sentirsi a proprio agio negli indumenti che non debbono stringere o stressare.

L’importante è che il cardiopatico attraverso l’attività fisica, indipendentemente da come e dove venga essa svolta, apporti migliorie al proprio organismo.

Si può anche riprendere ad avere rapporti sessuali anche se adottando precise norme come quella di assumere della nitroglicerina 15 minuti prima del rapporto come consiglierà lo stesso cardiologo.

Basta infine scegliere uno di quei momenti in cui ci si sente calmi e rilassati ed assumere posizioni sessuali che non affaticano il cuore come quella del partner a fianco o a cavalcioni.

Il cardiopatico non deve essere considerato come un disabile anche se ci vuole tempo per la riabilitazione e una terapia adeguata per ristabilirsi totalmente. 

Con questi consigli si vuole apportare un deciso contributo sul piano delle malattie cardiovascolari e dell’infarto in modo particolare.

Riconoscere i sintomi è importantissimo e molto spesso è sinonimo di salvezza perché agire repentinamente quando si sospetta un infarto, equivale in molti casi a salvare una vita umana dato che, un pronto intervento ma soprattutto un ricovero in tempi brevi, riducono la possibilità di danni irreparabili al cuore.

 


 

Revisione scientifica

Foto di Mariano RilloDr. Mariano Rillo, Cardiologia

Articolo pubblicato il 18/01/2014

 

ARGOMENTI CORRELATI ALL'INFARTO