Gravidanza

Aborto: quando è spontaneo, volontario o terapeutico

Una gravidanza può non arrivare a termine a causa di un aborto spontaneo le cui cause possono essere differenti. L'aborto può anche essere terapeutico e volontario (farmacologico o chirurgico), regolamentato disposizioni contenute nella Legge 194/78.

Revisione scientifica: Redazione Scientifica Medicitalia Data pubblicazione: 15 gennaio 2021 Ultimo aggiornamento: 06 maggio 2021

Non tutte le gravidanze arrivano a termine, a volte il ciclo non arriva alla fine a causa di un aborto, un'interruzione spontanea della gravidanza prima della sua scadenza fisiologica, al termine del quale il feto muore.

L'aborto può essere spontaneo, volontario perché frutto di una scelta o di una necessità terapeutica.

Aborto spontaneo

Si calcola che tra il 10% e il 25% delle gravidanze nel mondo finisca in un aborto. Nel 75% dei casi monitorati dalla scienza medica, l'aborto spontaneo avviene prima del quarto mese di gravidanza. Solo nel restante 25% delle pazienti l'interruzione spontanea si registra a gravidanza avanzata.

Sintomi dell'aborto spontaneo

L'aborto spontaneo presenta dei sintomi. Ad esempio, possono esserci perdite di sangue leggere, quasi simili al ciclo mestruale. La prima cosa da fare davanti a questo fenomeno è contattare immediatamente il proprio ginecologo per farsi consigliare le misure preventive più adatte a salvare la gravidanza.

Qualora si verifichi invece una emorragia con dolori all'addome simili a contrazioni, sono i sintomi di un aborto in atto. Possono verificarsi anche forti dolori alla schiena, perdita di peso, perdite di mucosa bianco-rosa, nonché un drastico calo dei sintomi della gravidanza.

Cause dell'aborto spontaneo

Una delle cause principali dell'aborto spontaneo sono le anomalie cromosomiche del feto: qualcosa nel corredo genetico del feto non si sta sviluppando come dovrebbe. Queste anomalie in realtà danneggiano in origine gli ovuli e lo sperma.

L'aborto spontaneo si può verificare anche in presenza di problemi ormonali, infezioni o problemi di salute della madre. Inoltre, alcune cause possono essere legate allo stile di vita: la gravidanza può essere minacciata dal fumo, dalla tossicodipendenza, malnutrizione, eccesso di caffeina ed esposizione alle radiazioni o alle sostanze tossiche.

aborto terapeutico

Inoltre, in caso di fecondazione assistita, l'aborto può essere una conseguenza di un impianto non riuscito correttamente. Legata a questa casistica, infine, c'è l'età o traumi fisici della madre.

Spesso si sostiene che anche il sesso, il lavoro durante la gravidanza e persino un moderato esercizio fisico possano mettere in pericolo la gravidanza, ma si tratta di un'informazione sbagliata che può condizionare la gestante.

Individuare qual è il fattore di rischio che ha portato all'aborto spontaneo è necessario per consentire di agire sull'ostacolo, rimuoverlo, per poi iniziare e portare a termine una nuova gravidanza.

Come prevenire un aborto spontaneo?

Dato che la maggior parte degli aborti spontanei sono dovuti ad anomalie cromosomiche, c'è poco che si può fare. Per prevenire gli altri casi e portare avanti una gravidanza serena, si raccomanda di fare esercizio regolarmente, mangiare sano, limitare lo stress, non prendere troppo peso, assumere acido folico ogni giorno e non fumare.

Aborto volontario

L'aborto può essere anche una scelta della madre che non desidera portare a compimento il ciclo gestazionale. In Italia la donna può ottenere l'interruzione volontaria di gravidanza (indicata anche con la sigla IVG) "entro i primi 90 giorni di gestazione per motivi di salute, economici, sociali o familiari", un diritto in vigore dal 1978, regolamentato dalla Legge 194/78.

Come richiedere l'aborto volontario

La Legge 194/78 prevede che in caso di richiesta di IVG sia eseguito un esame delle possibili soluzioni dei problemi proposti dalla gestante, un aiuto alla rimozione delle cause che porterebbero alla richiesta di aborto, una certificazione della richiesta, e a rispettare un periodo di sette giorni qualora non ci sia urgenza nel caso, sia entro che oltre i primi 90 giorni di gravidanza.

Quali metodi sono previsti per l'aborto volontario?

L'aborto volontario può essere eseguito attraverso il metodo farmacologico o quello chirurgico.

L'aborto farmacologico si basa sull'assunzione di almeno due principi differenti: il primo è il Mifepristone, conosciuto anche con il nome RU486, il secondo deve essere una prostaglandina, assunta a distanza di 48 ore uno dall'altro. Il mifepristone agisce sulla vitalità dell'embrione, mentre il secondo farmaco ne provoca l'espulsione.

aborto volontario farmacologico

L'aborto chirurgico resta in Italia la via più praticata: si tratta di un intervento che viene effettuato in ospedale, sia nelle strutture del Servizio Sanitario Nazionale che in centri privati e autorizzati dalle singole regioni.

L'obiezione di coscienza

In entrambi i casi l'accesso all'aborto volontario è determinato anche dall'eventuale obiezione di coscienza del medico, che può rifiutarsi di eseguire l'operazione o somministrare il farmaco.

Aborto terapeutico

L'aborto terapeutico è un'altra sfumatura dell'aborto volontario. Ogni donna infatti ha il diritto di scegliere per la propria salute e per quella del bambino che sta nascendo dentro di lei. Questa tipologia di aborto è lo strumento legale che le permette di esercitare questo diritto.

La principale differenza tra l'aborto volontario e l'aborto terapeutico (indicato anche con la sigla ITG) è il tempo entro il quale si può attuare la procedura. Mentre per la prima tipologia deve essere effettuata entro e non oltre il terzo mese di gravidanza, l'aborto terapeutico può essere praticato fino al sesto mese.

Per accedere all'aborto terapeutico è necessario dimostrare con certificazione medica che portare a compimento la gestazione rappresenterebbe una certa conseguenza negativa per la salute della donna.

Quando ricorrere all'aborto terapeutico?

L'interruzione terapeutica di gravidanza può essere una scelta legata a gravi condizioni legate alla salute della donna e non alla gravidanza. Tra le principali cause ci sono molti casi di tumore (seno, cervice dell'utero, stomaco, polmoni, pelle), linfoma, melanoma, nonché gravi problemi cardiaci o renali, oppure la presenza di una gravidanza extra uterina o multi fetale.

Le cause che possono spingere verso la scelta di un aborto terapeutico possono anche essere legate al feto. Se sulle patologie materne si può agire, non è detto che si riesca a farlo anche con il bambino.

Si può scegliere di ricorrere all'interruzione di gravidanza qualora si scopra ad esempio che il piccolo soffre di una malformazione fisica grave, abbia difetti neurologici, ci sia uno sviluppo parziale di organi necessari per la sua sopravvivenza.

Le anomalie genetiche gravi sono un'ulteriore fattore da tenere in considerazione, insieme con i disordini metabolici. Inoltre, si può decidere di ricorrere all'ITG in caso di presenza nel feto di sindrome di Edwards, sindrome di Patau, spina bifida e sindrome di Down.


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