La chirurgia plastica del futuro sarà orientata al miglioramento della qualità della vita ed esplorerà, sempre di più, il campo della medicina rigenerativa. Come indicano molti studiosi, sembra essere proprio questo l’indirizzo dei prossimi anni: una chirurgia plastica non più soltanto orientata al miglioramento dell’aspetto fisico o alla correzione degli inestetismi, ma piuttosto tesa alla rigenerazione o ricostruzione di tessuti e organi danneggiati da malattie o eventi traumatici.

Già da qualche anno si lavora al perfezionamento degli studi sulle cellule staminali, cioè quelle cellule che, una volta recuperate dal tessuto adiposo del nostro corpo, possono essere riutilizzate per la rigenerazione di tessuti compromessi. Alla base della chirurgia rigenerativa ci sono, appunto, le cellule staminali non specializzate (cosiddette immature) e ad alto potenziale proliferativo, capaci cioè di rinnovarsi, attraverso il processo di divisione cellulare, per periodi indefiniti, generando tipi cellulari specializzati che costituiscono tessuti ed organi. Le cellule staminali possono essere divise in due grandi famiglie: le cellule staminali embrionali e le cellule staminali adulte/somatiche che provengono da vari tessuti o organi.

Le prime, in particolare, possono generare ogni tipologia di cellule, rigenerando sangue, tessuti ossei ed epidermici. Come si estraggono le cellule? Attraverso una semplice liposuzione viene prelevato il tessuto adiposo che, tramite un processo di filtrazione meccanica, consente di ricavare le cellule necessarie alla rigenerazione dei tessuti. Gli elementi utilizzati sono: le cellule staminali ottenute dal tessuto adiposo e da altri tessuti, i biomateriali sintetici (scaffold) e i fattori di crescita nelle piastrine.

Sia le cellule staminali che le piastrine vengono prelevate dallo stesso paziente, tramite l’autodonazione di tessuto adiposo e sangue. Grazie alla nuova frontiera della chirurgia rigenerativa, così, il nostro corpo può entrare in una dimensione “lavoisieriana”, in cui anche le masse antiestetiche possono essere viste non più soltanto come un fastidio da eliminare, ma anche come una risorsa capace di rigenerare i tessuti e migliorare le condizioni di vita.