Sì è appena concluso il 2° incontro bolognese sulle "Patologie genitali e dintorni" nel quale si sono ritrovati vari medici specialisti interessati ad approfondire queste interessantissime tematiche.

Al di là della discussione sul merito dei singoli interventi, tutti molto brillanti e completi, è emersa la necessità di non trascurare, nella pratica clinica quotidiana, evenienza rare ma non così infrequenti come si potrebbe pensare.

Quante volte durante una visita medica generale, una visita dermatologica, e addirittura, durante una mappatura nei, evitiamo di far spogliare completamente il paziente, o la paziente, per pudore?

Quante volte la osservazione di lesioni, così attenta su tutto l'ambito cutaneo, si ferma nella zona genitale e perineale, e ci limitiamo a chiedere "Problemi... lì sotto???".

Sembra infatti "pericoloso" e "equivoco" chiedere ad una persona, magari del sesso opposto, oppure anziana, di spogliarsi completamente e, quindi, spesso, si omette.

Ma i dati sul melanoma vulvare dimostrano come esso oscilli dal 6 al 10% di tutti i tumori vulvari, e dal 3 al 7% di tutti i melanomi. E come la sua prognosi sia spesso sfavorevole, in relazione proprio al ritardo diagnostico.

Come primo dato di riflessione, forse dovremmo ripensare all'antico precetto dei nostri maestri, che ricordava come il paziente andasse visitato sempre nella sua nudità per aver modo di ispezionare e notare qualunque segno.

Oggigiorno invece, sulla base della fretta da una parte, dalla ritrosia dall'altra, alimentata da paure e difficoltà psicologiche, non sembra così facile attuarlo.

Ma è una cosa corretta? 

Vorrei condividere questa riflessione.