Uno degli aspetti più drammatici della  professione del ginecologo è incontrare le donne che scelgono di abortire volontariamente.

Dal punto di vista strettamente biologico, la donna è fatta per accogliere la gravidanza: utero, ovaie, vagina sono presenti nel suo corpo per questo scopo, il bacino femminile è più ampio di quello maschile per far posto al feto, ogni mese l'arrivo delle mestruazioni è stato definito il pianto dell'utero per il bambino che non ha potuto avere.

La donna che abortisce spontaneamente entra in un vero e proprio lutto e il suo ginecologo, che sa benissimo che circa il 15% delle gravidanze esita in aborti spontanei, ha un bel daffare a spiegarle che non si poteva fare niente per salvare l'embrione. Nonostante questo ogni anno nelle strutture pubbliche italiane continuano ad essere effettuati molti aborti provocati, disciplinati dalla legge 194.

Nata per salvare le donne dalla piaga dell'aborto clandestino, la legge consente di interrompere la gravidanza per volontà materna nei primi 3 mesi, solo per grave patologia materna oltre tale limite di tempo.

Ma quante donne scelgono liberamente di abortire?

Spesso la cosiddetta scelta in realtà è una condanna dettati dalle  motivazioni più disparate, quali: difficoltà economiche, abbandono da parte del partner, non accettazione del ruolo materno, scarso sostegno psicologico della famiglia, ecc..

Di fronte alla donna che mi si siede davanti e dice di voler abortire come mi devo comportare? 

Secondo me l'ultima cosa da fare è darle frettolosamente l'indirizzo del più vicino Ospedale. Prendiamo tempo, parliamo, accertiamo prima di tutto lo stato di gravidanza, cerchiamo di conoscere chi abbiamo davanti e i suoi problemi. Soprattutto occorre dare comprensione e rispetto, anche se spesso le nostre idee di medici che seguono le gravidanze sono diverse.

Molti bambini, all'inizio indesiderati, hanno solo bisogno di un po' di tempo per essere accolti con gioia da parte di tutta la famiglia. Gli ostacoli che all'inizio sembrano insormontabili spesso possono essere rimossi. Se dovessimo programmare tutto non saremmo uomini ma robots...

L'importante è non avere rimorsi, forieri di turbe psicologiche... Si prenda tempo, la legge lo prevede... Ne parli in famiglia, con il suo partner, col suo confessore... Quante frasi si possono trovare per far riflettere. E' fondamentale che la donna si senta rispettata e libera di poter decidere. Non giudicare, se non vuoi essere giudicato. Quanti neonati ogni anno si possono salvare con tatto e comprensione, rispettando e mai prevaricando chi si ha di fronte...

L'importante è far presente un punto di vista alternativo: esiste sempre una possibilita', anche nei casi che all'inizio appaiono disperati. Tante donne pagano con la depressione una scelta troppo superficiale e frettolosa, frutto dell'impulso di un momento difficile, in cui si sono sentite abbandonate da tutti. Questo non è etico. Lo scopo del nostro lavoro in questi casi e' soprattutto aiutare la donna ad essere consapevole e padrona delle proprie scelte.