In moltissimi consulti nelle sezioni di Neurochirurgia e Ortopedia, ma anche di altre affini, le domande riguardano spesso l'argomento citato nel titolo.

Ecco le domande più frequenti:

 

Domanda: Qual è la differenza tra protrusione discale ed ernia discale?

E’ solo una differenza formale e descrittiva di una più o meno estrusione del disco, ancora comunque contenuto. Dal punto di vista clinico la differenza può essere significativa in quanto una protrusione (o piccola ernia) può dare sintomi maggiori che una grossa ernia. Quando il disco rompe il legamento che lo trattiene si parla di ernia espulsa.

 

Domanda: Da cosa dipende il dolore lombare?

Risposta: La cause ovviamente possono essere molteplici, ma limitatamente alla patologia discale, esso è dato in prevalenza da un disco disidratato che ha perso totalmente o in parte la propria funzione di “ammortizzatore” dei carichi (peso dei visceri, sollecitazioni del colonna con la deambulazione), configurandosi una instabilità vertebrale, spesso, suscettibile di terapia chirurgica.

 

Domanda: Che cos’è l’angioma vertebrale? E’ una cosa grave?

Risposta: L’angioma è formato da grasso e spazi vascolari delimitati da altre cellule. Nella maggior parte dei casi non presentano sintomi per cui sono un reperto occasionale nel corso di una RM eseguita per altri motivi.

Non è una “cosa” grave anche se in rarissimi casi possono procurare dolore, nel qual caso è necessario intervenire eseguendo l’intervento, in anestesia locale, di vertebroplastica.

 

 

Domanda: che cos’è la vertebroplastica?

Risposta: è una tecnica chirurgica che consiste nel modellare una vertebra fratturata iniettando al suo interno un materiale cementante, ovvero la resina acrilica. Una tecnica più recente utilizza anche un dispositivo a forma di crik per far ripristinare e mantenere l’altezza del corpo vertebrale.

 

Domanda: che cos’è l’ernia discale? Quando è necessario operare?

Risposta: è la fuoriuscita dalla propria sede del disco frapposto tra un corpo vertebrale e l’altro. L’intervento chirurgico si impone quando la terapia medica protratta per non oltre due mesi, non ha efficacia sul dolore o quando compaiono segni di deficit neurologici

 

Domanda: quali sono i deficit neurologici in un’ernia del disco? E’ possibile prevenirli?

Risposta: essenzialmente sono deficit della sensibilità e della forza muscolare in uno o più gruppi muscolari o zone cutanee di un arto (superiore per le ernie cervicali, inferiore per le ernie lombari). Non solo è possibile, ma necessario prevenirli per evitare un danno irreversibile come la paralisi dell’arto. Una accurata visita e valutazione del paziente e della sua storia clinica da parte dello specialista si impone nelle fasi iniziale della sintomatologia.

 

 Domanda: Ci sono rischi negli interventi per ernia discale?

Risposta: Al di là dei rischi generici possibili in qualsiasi atto chirurgico, nel programmare un intervento sulla colonna vertebrale, bisogna valutare soprattutto a quali rischi il paziente andrebbe incontro rifiutando l’intervento.

Al giorno d’oggi il rischio operatorio per complicanze gravi è quasi vicino allo zero.

 

Domanda: Che cos’è la coccigodinia?

Risposta: Con tale termine si intende il dolore localizzato prevalentemente nella sede del coccige, ossia delle ultime vertebre della colonna vertebrale. Esso, nella maggior parte dei casi, è dovuto a esiti di lussazioni o fratture, spesso verificatesi per banali cadute e quindi passate inosservate oppure per l’uso negli anni di motocicli o biciclette. In molti casi non è riconoscibile una causa.

 

Domanda: Come si cura la coccigodinia?

Risposta: Il primo approccio terapeutico è quello conservativo che prevede l’uso di antidolorifici, di infiltrazioni nella sede del dolore, di attente manipolazioni al fine di ridurre la lussazione o frattura.

Quando ogni terapia conservativa risulta inefficace si deve intervenire chirurgicamente.

 

Domanda: L’ intervento per la coccigodinia è difficile? Perché molti medici lo sconsigliano?

Risposta: L’intervento tecnicamente è molto semplice e consiste nell’asportare le vertebre (solitamente le ultime due o tre coccigee). Lo si esegue in anestesia locale o spinale, in Day Hospital o con dimissioni il giorno successivo. Poiché l’unica complicanza (più frequente rispetto ad altri interventi sulla colonna vertebrale) è l’infezione della ferita in considerazione della zona operatoria, ovvero a livello del solco gluteo a poca distanza dall’orifizio anale, per alcuni è un motivo, però ingiustificato, per sconsigliarlo.

 

Domanda: Nell’intervento per la coccigodinia, cosa comporta l’infezione della ferita?

Risposta: L’infezione si riconosce perché la ferita non cicatrizza e si nota la presenza di pus. L’uso di antibiotico mirato consente la guarigione, anche se questa avviene nell’arco di 3-4 settimane, cioè fin quando la ferita non si richiude spontaneamente.

 

Domanda: Ci sono altre cause di sciatica oltre le ernie del disco?

Risposta: Certamente! Sono quelle dovute al diabete, all’intrappolamento per cause diverse, ad altre malattie come tumori di organi situati nel bacino o a patologie del midollo spinale. Alcune si curano con terapia medica altre con terapia chirurgica.

 

Domanda: Cos’è la spondilolistesi? Come si cura?

Risposta: E’ lo scivolamento di una vertebra sull’altra, le cui cause sono molte. Da quelle traumatiche a quelle genetiche, ossia dovute a un incompleto sviluppo di una sezione della stessa vertebra, a quelle tumorali o a quelle conseguenti a uno o più interventi chirurgici.

La terapia in prima battuta è medico-conservativa, ovvero con cicli di fisiokinesi. Si ricorre alla chirurgia quando l'instabilità appare pericolosa per lo sviluppo di deficit neurologici e/o di dolore incoercibile. L'intervento consiste nel bloccare una o più vertebre con un impianto di viti e barre con tecniche sia a cielo aperto che per via percutanea, a seconda della condizione antomo-patologica evidenziata.

 

Domanda: Chi è lo specialista che cura le ernie del disco? Ci si deve rivolgere a un neurochirurgo o a un ortopedico?

Risposta: La competenza è di entrambe le specializzazioni, ma anche dei neurologi e fisiatri.

La comptenza chirurgica per quanto riguarda le ernie cervicali e dorsali è per lo più dei neurochirurghi in genere e, in particolare, degli ortopedici di sedi Universitarie. In ogni caso, come per ogni chirurgia, la competenza è di chi sa fare quel determinato intervento.

 

Domanda: Spesso si sente dire, anche da molti medici, di evitare gli interventi sulla colonna vertebrale. Si può davvero fare a meno di tale chirurgia?

Risposta: Ovviamente no! Se, fatti i dovuti accertamenti clinici e radiologici, se la terapia medica non porta a risultati, l’intervento è obbligatorio.

 

Domanda: Si sente dire che ci sono tecniche mini invasive. In cosa consistono? Sono alternativi agli interventi tradizionali?

Risposta: Gli interventi sulla colonna vertebrale al giorno d’oggi si eseguono utilizzando il microscopio operatorio o mezzi di magnificazione ottica che consentono di accedere alla colonna attraverso una incisone cutanea di pochi cm.

Con tale metodica si eseguono interventi di discectomia e interventi di stabilizzazione a uno o più livelli utilizzando solo piccolissime incisioni. Tale metodica è chiamata “tecnica percutanea”

Hanno sostituito le tecniche tradizionali se con esse si vuole intendere le metodiche in uso oltre un ventennio fa. La tecnica tradizionale, sempre con approccio cutaneo limitato a pochi cm di incisione e con tecnica microchirurgica, è ancora la metodica maggiormente utilizzata, poiché essa garantisce l'esplorazione di tutto il campo chirurgico e il conseguente controllo di ogni eventuale problematica.

 

Domanda: dopo interventi sulla colonna vertebrale è sempre necessario un periodo di riabilitazione?

Risposta: Per riabilitazione si intende riabilitare una funzione che non c’è più.

Se la patologia per cui il paziente viene operato non ha esordito con deficit funzionali, ovviamente non è necessaria.

 

Domanda: A chi è affetto da una patologia della colonna vertebrale, operato o non operato, può essere riconosciuta l’ invalidità per malattia professionale?

Risposta: può essere riconosciuta ad alcune categorie di lavoratori come muratori, carpentieri, trasportatori, addetti all’assistenza di malati non autosufficienti, ecc.

 

Domanda: esiste l’ernia del disco post traumatica?

Risposta: Si, anche se le Compagnie di Assicurazione tendono a non riconoscerla. Ci sono però, al giorno d’oggi, metodiche strumentali che comprovano senza alcun dubbio la causa traumatica di un’ernia discale.

 

Domanda: Qual’ è il limite o la differenza tra errore medico e complicanze a seguito di un intervento chirurgico? E quando il danno eventuale è risarcibile?

Risposta: In medicina e chirurgia le complicanze o gli insuccessi a seguito di una terapia (medica o chirurgica) fanno parte della stessa scienza medica.

Per riconoscere un errore del medico, bisogna provare che egli ha agito con negligenza, imprudenza o imperizia. Se ciò non è possibile o si prova che la complicanza non è dovuta a errore, il danno non è risarcibile.

 Domanda: A chi rivolgersi nel caso si volesse intentare un contenzioso per risarcimento danni?

Risposta: Prima di tutto al medico specialista del settore di competenza della patologia oggetto di sospetta malpratice. Egli, consultata tutta la documentazione clinica, fornirà al paziente le informazioni al riguardo valutando la opportunità di procedere o meno all’azione Giudiziaria. In tal caso è necessario rivolgersi, a un avvocato per le procedure di legge.

Se vi sono quindi le condizioni, lo specialista si potrà o meno affiancare a un medico legale per la quantificazione del danno.

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Ovviamente tale argomento non si esaurisce con queste poche domande e relative risposte, poiché esso è uno dei più interessanti e affascinanti della medicina e chirurgia ed è, come del resto tutta la Medicina, aperto a sempre maggiori future acquisizioni.