Nota: date le polemiche che si stanno scatenando nei commenti, sia chiaro il significato di questo articoletto, che si sintetizza in quello che ho scritto nei successivi commenti, e cioè:
  1. Lo sport fa bene
  2. Come tutte le cose che fanno bene, anche lo sport può avere alcuni effetti collaterali, ed è giusto che siano noti affinchè ciascuno scelga lo sport più adatto a sè
  3. Non ho mai invitato nessuno a passare la vita in poltrona ad ingrassare
  4. Chiunque sostenga il contrario sta solo cercando di fare polemica gratuita.
Quindi, vi prego. Andate oltre il titolo. Leggete con serenità e spirito critico.
Grazie: -)

 

Scrivo questa news stimolato dal recente blogpost di un collega: http://www.medicitalia.it/amletopetrarca/news/2537/Lo-sport-aumenta-l-autostima

Lo sport stimola la produzione di endorfine, che aiutano a sentirsi bene, a dimenticare i guai e migliorano anche le difese immunitarie.

Lo sport allena il corpo e la mente. Lo sport migliora la funzionalità cardiovascolare e respiratoria.

Lo sport alza la soglia del dolore, facendo scomparire quei piccoli disturbi che sono tipici di chi è più sedentario.

Lo sport consente di scaricare le tensioni e contribuisce al mantenimento di un equilibrio psicofisico adeguato.

Lo sport è un'efficace terapia nell'ansia, nella sindrome da burn-out, e nella convalescenza dopo gravi malattie, come anche sottolinea il collega Salvo Catania.

 

Vero, tutto vero. Lo sport fa bene. Ma fa anche male. Non esiste nulla che faccia SOLO bene.

Anche il cibo più sano, al di fuori di una dieta bilanciata, e in quantità eccessive, può risultare nocivo. Anche il farmaco che ha salvato più vite in tutta la storia della medicina, se mal somminitrato, può diventare un micidiale veleno.

Ed anche lo sport può fare male.

Senza arrivare a quegli "stati di coscienza alterata", che nel pieno dell'esaltazione agonistica potrebbero farci arrivare a prendere a testate i nostri avversari, è possibile farsi male anche nella pratica degli sport amatoriali, ed i nostri Pronto Soccorso sono pieni di questi casi.

Ma non voglio soffermarmi su questi aspetti, pane forse per i traumatologi, bensì su altri aspetti più di mia competenza.

Ciascuna attività sportiva si basa sull'esecuzione di un gesto atletico, che può essere molto semplice ed elementare, oppure molto complesso e composto da diversi gesti, che mettono in moto ampi segmenti del corpo, coinvolgendo moltissime strutture.

Ebbene, più il gesto è semplice e ripetitivo, e più espone lo sportivo a tutte quelle sindromi da "overuse e overload" che sono tipiche anche delle malattie professionali: tendiniti, tendinosi, dolori cronici, contratture muscolari, sindromi da intrappolamento neurologico periferico.

Non a caso, esistono molte di queste patologie che una volta vennero indicate con dei nomi pittoreschi come "gomito del tennista" (epicondilite), "gomito del golfista" (epitrocleite), "spalla del giavellottista" (s. da impingement subacromiale), "ginocchio del saltatore" (tendinopatia rotulea), "ginocchia del calciatore" (varismo del ginocchio), "frattura del pugile" (del colletto del V os metacarpalis), "lesione dello sciatore" (lesione del legamento collaterale ulnare del pollice, detta anche l. di Stener), "frattura del marciatore" (frattura metacarpale da stress), "piede d'atleta" (quest'ultima è una micosi, cioè una patologia dermatologica, non ortopedica, ma tant'è).

 

Occupandomi di patologia degenerativa articolare, un tempo appannaggio solo della terza età o di esiti di terribili malattie articolari o brutti traumi, mi accorgo che oggi sempre di più si assiste ad una diminuzione dell'età di insorgenza dell'artrosi o di altri fenomeni degenerativi articolari, anche in pazienti altrimenti "sani". Pazienti che in genere praticano una intensa attività sportiva.

E' noto come le arti marziali, la danza classica, la pallanuoto, il calcio ed il tennis portino all'artrosi dell'anca, soprattutto nei soggetti con fattori predisponenti quali il conflitto femoro-acetabolare;

L'artrosi del ginocchio è più tipica in calciatori e "runners", soprattutto in quei soggetti che hanno avuto traumi in passato e che continuano a praticare il loro sport dopo una meniscectomia o una ricostruzione legamentosa.

 

In realtà il problema non è tanto la disinformazione: quasi tutti i pazienti sanno che, nel loro caso specifico, il loro sport preferito fa loro DEL MALE.

Come il fumatore che sa quanto sia nocivo il suo vizio, ma continua a fumare. Il problema è che quasi nessuno vuole smettere. Né il fumatore, né lo sportivo incallito.

Il calciatore che a forza di palleggiare s'è fatto venire la pubalgia, la prima cosa che in ambulatorio ti chiede è: "quando posso ricominciare a giocare?".

E non a caso sono stati descritti i cosiddetti "knee abuser": quei soggetti cioè che abusano del loro ginocchio (ed in generale delle loro articolazioni), continuando a praticare all'estremo il loro sport preferito nonostante quadri artrosici sempre più destruenti.

Ho visto persone di 40 anni con ginocchia "da protesi", che dopo avere speso migliaia di euro in giro per l'Italia in interventi chirurgici, acido ialuronico da 200 euro a fiala, terapie fisiche, anti-infiammatori, integratori alimentari, cartilagini di squalo e altre sciocchezze mi dicevano con le lacrime agli occhi (GIURO) "dottore, la corsa è tutta la mia vita, io non voglio passare il resto dei miei giorni a fare solo nuoto e ciclismo!".

Incredibile ma stra-vero. Potere dello sport, quando ti entra nel sangue come una droga.

 

Messaggio finale?
Lo sport è come una medicina: in generale fa bene, ma se non lo si sa amministrare può essere nocivo. "Può avere degli effetti indesiderati. Leggere attentamente le avvertenze. Se il sintomo persiste, sospendere la somministrazione e consultare un medico".