Le ossessioni sono topi. Immagine abbastanza ripugnante ed efficace per spiegare il meccanismo dell'ossessività.

L'ossessione si nutre di due cose: della paura e della rassicurazione. Può nascere da entrambe le parti. Ci sono ossessioni che sono paure ossessive, ed altre che sono richieste ossessive di rassicurazione su questioni che, di per sé, non tendono a far paura. Le prime di solito si risolvono in fobie ossessive, cioè paure amplificate con meccanismo ossessivo, le seconde ossessioni fobiche, ovvero pensieri che, nel tempo, creano la preoccupazione su un determinato oggetto o problema.

Lo creano attraverso la rassicurazione: il principio del cervello è che, secondo logica, ciò che è controllato con una rassicurazione, evidentemente esiste. Pertanto, se io sono preoccupato, ad esempio, di potermi ammalare di una grave malattia, la rassicurazione mi tiene a bada la paura, senza razionalmente eliminarla al 100%, e paradossalmente la può alimentare: se una paura con forza dell'1% è rassicurata e riportata a 0,1%, cioè quasi niente, sotto la soglia; allora il cervello registra che tale paura è fondata, ma rassicurabile. La paura ne esce rinforzata al 2%, e la rassicurazione che aveva funzionato stavolta funziona meno. Entrare in un gioco di ragionamento con una paura innanzitutto significa dare dignità alla paura stessa, per cui la prima ad essere fissata è la paura, dopo la rassicurazione, che la rincorrerà sempre indietro di un metro.

 

Ci sono questi due racconti, che metto insieme perché usano il topo per rappresentare la paura. Uno è di Lovecraft, l'altro di Buzzati.

Nel primo si racconta di una casa, apparentemente stregata, in cui le persone sono turbate da strani rumori, che sembrano accerchiare in ogni stanza chi ci vive, come se si spostassero intorno, sulla testa, sotto. Sembrerebbero animali, qualcosa che striscia, corre, passa velocemente ma non si fa vedere. Si scoprirà più tardi che sono i topi, che circolano per la casa attraverso piccoli cunicoli scavati nello spessore dei muri. La struttura della casa è quindi percorsa da una rete di spazi abitati da topi. Tutto qui. Il terrore di ignoti mostri è quindi sostenuto dall'invisibilità del pericolo, che farebbe meno paura se fosse visibile. I topi, ricacciati in spazi nascosti, finiscono per scavarsi questa rete dentro le pareti, cosicché continuano a spaventare, ma ancora di più, perché stavolta non sono più controllabili.

Allo stesso modo il soggetto che soffre di ossessioni, nel tentativo di controllare le paure “murandole” dietro la rassicurazione, le vede ritornare, ma stavolta dentro la rassicurazione, che quindi diventa inutile. La rassicurazione caccia le paure “fuori”, ma in realtà non fuori dalla casa (della razionalità), perché non può: invece caccia le paure “dentro” le profondità della razionalità, e così facendo le rende ancora più protette, paradossalmente.
Un'ossessione debole è rassicurabile automaticamente, un'ossessione già rassicurata è murata dentro, e quindi non può più essere intaccata. Mentre l'ossessivo tenta di controllare il contenuto delle sue paure, la forma sfugge al controllo.

 

Secondo racconto. Buzzati narra di una famiglia che trascorre tranquille vacanze in una casa di campagna. Nelle case di campagna da sempre ci sono i topi. Invece questa famiglia cerca di negare che ci siano, ne ha timore. Quando i topi iniziano a farsi vedere e diventano più aggressivi, inutilmente prendono dei gatti, che sono sopraffatti o muoiono di fame. I topi, poco a poco, assediano gli uomini e li costringono a isolarsi in casa, senza poter più invitare nessuno. La storia finisce con l'immagine della donna di casa costretta a cucinare per i topi, che la circondano minacciosi, come una prigioniera in una cella.

Anche in questo caso i familiari tentano, passo dopo passo, di negare il pericolo. Se un topolino è negato, crescerà, e più si cerca di convincersi che è niente, che non c'è, che non è un problema, più si moltiplica, diventa aggressivo. Quando alla fine si cerca di usare un rimedio (il gatto) è ormai tardi. Ma il topo non uccide, semplicemente assedia. Oltretutto l'uomo, e in questo il senso sembra proprio psichiatrico, non può lasciare la casa infestata dai topi, perché la casa rappresenta la sua mente. Non può uscirne, solo sperare in uno spazio sempre più piccolo dentro di essa. Nello spazio lasciato libero dalle ossessioni si cerca di ritagliarsi una vita, ma diventa difficile e faticoso.

Nelle psicoterapie anti-ossessive la paura non va negata, rassicurata. Va lasciata sciogliere, o sbriciolata confrontandola. E' vero che la paura blocca, ma la rassicurazione di oggi rinforza la paura di domani. Bisogna quindi strategicamente scegliere tra una eterna tattica di tenere a bada l'ossessione, e una di sconfiggerla: nel primo caso si insisterà per avere rassicurazione, arrabbiandosi contro chi non la dà, o chi non è abbastanza convincente; nel secondo caso si dovrà passare attraverso l'ansia, per vederla poi ridimensionata. Esercizi e terapie farmacologiche puntano a questo ultimo obiettivo, sinergicamente.

Il medico non deve divenire lo strumento di rassicurazione, specificamente in questo tipo di ansia, altrimenti diverrà due cose inutili: una voce amica da cui il paziente è dipendente, e una fonte di nutrimento per i topi ossessivi. Mai tenere le ossessioni in soffitta né murarle vive, tenerle in circolazione e lasciarle morire di fame.