chirurgia plastica vaginaBellezza a tutti i costi ed in ogni “posto”…..
La chirurgia plastica arriva anche ai genitali femminili, vediamo di capire insieme il perché: In un’epoca caratterizzata da un esibizionismo imperante e da una massiccia tendenza all’omologazione estetica, sembra che la chirurgia plastica approdi anche ai genitali femminili.
Le ragazzine di oggi, crescono mantenendo un’attenzione estrema al proprio corpo, amplificata da un monitoraggio continuo della propria fisicità, sempre più aderente ai modelli estetici proposti dai media e, negli ultimi tempi purtroppo, anche dal mondo sempre più accessibile della pornografia.

Il viso deve avere tratti obbligatoriamente “standardizzati”:

labbra carnose ed abbondanti, zigomi importanti, seno florido, fondoschiena da brasiliana e così via….…tutti elementi ormai centrali, direi quasi determinanti, per un sano e giocoso rapporto con il proprio specchio di casa.
Il seno per le donne, così come il pene per gli uomini, diventano un parametro di femminilità e di mascolinità, direi che assolvono quasi ad un ruolo identitario.

Da quando collaboro con Medicitalia, ho risposto ad un’infinità di richieste riguardanti le “misure ideali dei genitali maschili”, come se qualche centimetro in più fosse determinante per la salute psichica, sessuale, oltre a considerare questa caratteristica funzionale alla propria autostima.

Questa forte attenzione ai genitali, adesso sembra estendersi alla genitalità femminile.

La vulva, che per anatomia e funzionalità, ha caratteristiche di “interiorità”, intimità e poca visibilità, rappresenta talvolta per l’uomo, un territorio oscuro, carico di simbolismi e di zone d’ombra, elementi spesso ansiogeni, che possono determinare una situazione di disagio psicologico.

Le richieste di correzione e\o ringiovanimento dei genitali femminili, denominata “labioplastica”, unitamente alla “vaginoplastica”, non corrispondono sempre alla risoluzione di un disagio estetico\funzionale, come per esempio quello correlato alle piccole labbra prominenti, ma spesso cela ben “altri” disagi psico-corporei e sessuali.

La “labioplastica” è un intervento chirurgico in crescente aumento (caratterizzato dalla riduzione delle piccole labbra), in un breve lasso di tempo che va dal 2010 al 2011, ha sfiorato i 1726 casi soltanto in Gran Bretagna.

Un recente studio, pubblicato sulla rivista Psychological Medicine, ha indagato le reali motivazioni che spingono una donna all’intervento di labioplastica, unitamente alle caratteristiche psicologiche delle candidate pazienti.

La ricerca, condotta su un campione totale di 125 donne, di cui 55 desiderose di sottoporsi alla chirurgia e 70 appartenenti ad un gruppo di controllo, di età compresa tra i 18 e i 60 anni, ha indagato la “soddisfazione generale e l’eventuale disagio sessuale di tali donne”. Dai risultati è emerso quanto segue: Il primo gruppo, propenso all’intervento, riporta più elevati livelli di insoddisfazione generale e di ansia a causa della propria condizione intima. Sembra inoltre, che queste donne abbiano una particolare difficoltà a relazionarsi e ad affrontare una relazione sentimentale intima e profonda, tendendo ad essere evitanti nei confronti della sessualità, a causa della vergogna e del sentimento di inadeguatezza. L’autostima è vacillante ed il rapporto col proprio corpo è caratterizzato da disagio e mortificazione.

Come clinico che si occupa di affettività e sessualità, mi chiedo se assecondare queste richieste chirurgiche, sia sensato, sano e soprattutto utile. Se il disagio psico\corporeo non dovesse rientrare a seguito dell’intervento, transiterà poi inevitabilmente ad “altri luoghi corporei” e l’ansia ed il disagio, dilagheranno in altre stanze della vita della donna e coppia. Come qualsiasi altra parte del corpo anche gli organi genitali differiscono da persona a persona e da età ad età, ed è sempre utile, direi indispensabile, effettuare una “diagnosi differenziale” del disagio della paziente. Spesso accade che la donna sposti “dal dentro al fuori” il suo disagio, attenzionando soltanto i genitali, invece del sottofondo psichico correlato al malessere.

Conclusioni: Quando il disagio corporeo diventa disagio psichico, relazionale e sessuale, la chirurgia plastica sarà sicuramente in grado di aiutare la donna, nel caso inverso, quando cioè il disagio psico\sessuale viene confuso da disagio corporeo, spesso trattasi di dismorfofobia e nessuna chirurgia sarà in grado di sanare il divario tra realtà psichica e realtà clinica della paziente.

Fonte: http://journals.cambridge.org/action/displayJournal?jid=PSM