Troppi ragazzi, molti uomini e anche diverse donne vivono la masturbazione come una malattia, una dipendenza, ovvero un gesto del quale non riescono a farne a meno anche quando si sentono stanchi, spossati o depressi.

Allo stesso modo vivono la consapevolezza di aver perso tempo, di aver rinunciato in questo modo a relazioni reali, il tutto accompagnato da profondi e deleteri sensi di colpa. Per questo si ripromettono ogni volta di non farlo più. Nei casi più estremi lo stabilirsi di una dipendenza da masturbazione può portare alla perdita del posto di lavoro o di una relazione sentimentale.

La condizione è paradossale: un aspetto fisiologico della persona (la sessualità) prende il sopravvento sugli altri bisogni fisiologici (mangiare o dormire) e sociali (vivere relazioni reali) e si instaura una condizione di dipendenza patologica. Del disturbo non si hanno tracce nei prontuari di medicina in lingua italiana ma viene riportata la denominazione in lingua inglese (Sex addiction) in quanto tale dipendenza non è ancora stata riconosciuta nei prontuari medici in Italia e quindi non esiste una classificazione ne una terapia consolidata.

La masturbazione è sempre esistita e anche l'abuso della masturbazione fino alla masturbazione compulsiva o dipendenza. Che qualcuno rimanga vittima di quest'ultima o ne sia rimasto vittima in passato dipende sia da cause esterne che interne ovvero, sia dalla propria costituzione o predisposizione, sia degli eventi della vita che ne hanno influenzato il determinarsi. Oggi però le cose sono diverse.

Oggigiorno assistiamo sia ad un aumento della chiusura, della incomunicabilità in visu, nell'individualismo nonostante la diffusione inaudita dei mezzi di comunicazione, sia all'aumento stratosferico del disturbo erettile, e di conseguenza della insoddisfazione sessuale di coppia. Molti aspetti del fenomeno riguardano la porno dipendenza, come viene acquisita, le cause del suo permanere nella società a tutti i livelli. Uno di questi è rappresentato dalla scarsa capacità di parlarne e dell'altrettanto scarsa attenzione dei media e delle autorità sanitarie. Nessuna ricerca attuale tende a conoscere con precisione il fenomeno specialmente tra i preadolescenti e gli adolescenti.

Quello che emerge come la punta di un iceberg è, da una parte l'incomunicabilità e dall'altra l'intolleranza e la violenza in famiglia specialmente sulle donne a causa di un malinteso sessuale e spesso sessista che permane da troppo tempo. Il paradosso è insito nella nostra società la quale fa fatica a riconoscere un problema che nasce come comune e normale pratica sessuale ma che si trasforma in problema comportamentale dovuto tanto ai limiti della comunicabilità che a problematiche individuali come il sempre più diffuso disturbo della personalità. La masturbazione in fin dei conti è la pratica più diffusa e normale sulla terra, che ricerche (Kinsey) hanno mostrato che si masturba anche il 46% degli over 60 ogni tanto. Non si sa attualmente quanto sia esteso il fenomeno, però, ascoltando le persone che hanno disturbi nell'erezione o almeno un forte calo del desiderio nei confronti della partner, si può stimarlo intorno al 50%. Di queste proporzioni è un fenomeno estremamente grave di cui si possono ricavare gli allarmi solamente per il fatto che in televisione la pubblicità per ricorrere al medico nei casi di disturbi dell'erezione sembra nascere dal nulla.

Nessuno ne parla, non c'è una campagna di stampa su questo argomento, non sono a conoscenza di nessun convegno che tende ad aggiornare i medici di famiglia. Nessuno accenna mai alla causa più diffusa e pregnante, l'influenza della pornografia sul web e sull'accesso dei preadolescenti in modo quasi sempre libero nonostante le possibili restrizioni. Sorella dell'altro flagello della dipendenza da gioco d'azzardo, la pornodipendenza, ne condivide la diffusione e la pericolosità per la salute di milioni di persone nonchè di tutta la sanità pubblica. Sembra svilupparsi nella società il ricorso generalizzato all' autoerotismo come rimedio in forma individualistico e consolatorio di fronte alla carenza di beni materiali dovuta alla crisi economica. Nessuno conosce la proporzione della pornodipendenza da internet tra i giovanissimi. Il fenomeno è di certo tra le prime cause dell'impotenza a cui tantissimi 20enni e 30enni sono oramai rassegnati.

Tra gli adolescenti la masturbazione compulsiva assume sempre più spesso il carattere di dipendenza anche a causa di un atteggiamento della nostra società (come in molte altre) che tende a minimizzare e a giustificare. Sia dalla cultura religiosa che da quella laica l'adolescente è “un «immaturo», un individuo che deve essere messo in attesa per un tempo di apprendimento e di prova prima di poter beneficiare dei privilegi della vita adulta. Pertanto egli è inibito dall'avere percorsi efficaci nel mondo reale: egli è diffidato dal mondo sociale adulto dall'avere contatti o relazioni sessuali, è scoraggiato nei suoi bisogni di avventura esistenziale, ridicolizzato o osteggiato nel suo diritto alla critica, sia distruttiva che costruttiva.”(Nicola Ghezzani)

I quarantenni e i cinquantenni non sono da meno. Sembra che in gran numero i computer degli impiegati siano stracolmi di immagini e programmi porno. Ma tutto rimane ancora nascosto in quanto sono ancora cose che si fanno ma non si dicono. Intanto le famiglie ne soffrono in quanto sempre più coppie non vanno più d'accordo e la causa è che gli uomini preferiscono l'amore virtuale invece che le proprie mogli in carne ed ossa. In America il fenomeno è considerato di grande rilievo.

Ne parlano i giornali, le riviste e la medicina ufficiale sembra essersi accorta del danno che consegue alla pornodipendenza. In Italia, oltre alla pubblicità sembra non interessare alla stragrande parte della popolazione. Quelli che si rivolgono al proprio medico di famiglia ricevono spesso una risposta superficiale e talvolta bonaria, comunque semplicistica al pari di quella dei preti in confessionale, ma spesso non risolutiva.

Le istituzioni sembrano sprovvedute e non sapere da dove incominciare. I consultori familiari sono alle prese con i soliti problemi del personale e non siamo a conoscenza di progetti che impegnano le equipe nè presso le ASL nè presso le scuole dove ancora non vengono nemmeno insegnati dai libri di scienze l'apparato genitale maschile e quello femminile per cui domina l'ignoranza. Proprio come una volta rimane all'insegnante di religione l'onere di rompere gli indugi e di parlare della sessualità. Da quello che sappiamo sulla loro preparazione sull'argomento possiamo dedurne che nella scuola nulla è cambiato da due generazioni a questa parte.