Nell'immaginario popolare, il termine "psicoanalisi" evoca medici silenziosi in luoghi scarsamente illuminati, testimoni del dispiegarsi di immagini oniriche e ricordi d'infanzia. E divani, un sacco di divani. Questo è lo stereotipo, il mito, ma il campo ha esercitato un'autorità enorme per tutto il 20° secolo, e continua a influenzare le nostre ipotesi più importanti sulla natura umana, come il potere della mente inconscia, la profonda importanza dell'esperienza della prima infanzia, e il fatto che la memoria è fondamentalmente dinamica.

Ad uno sguardo superficiale sembrerebbe che la Psicoanalisi e le Neuroscienze abbiano degli obiettivi, dei metodi e delle culture differenti due “specie diverse”. Il neuropsicologo Mark Solms ha rappresentato bene l’incontro di queste due discipline descrivendole come due punti di vista dello stesso oggetto. La psicoanalisi guarda il cervello dall'interno verso l'esterno: si occupa di emozioni, personalità, della mente, dell’animo umano. Le Neuroscienze guarda il cervello dall'esterno, misura il suo comportamento, indaga i suoi meccanismi fisici.

In una citazione ironica dell’illustre neurologo e scrittore, recentemente scomparso, Oliver Sacks afferma: “La Neuropsicologia è ammirevole, peccato escluda la psiche".

È proprio questo l’obiettivo del gruppo di Solms unire due approcci in un'unica disciplina la Neuropsicoanalisi non escludendo la “Psiche”. Il suo principale principio è la consapevolezza che la nostra esperienza emotiva interiore richieda lo stesso esame scientifico del suo correlato esterno i circuiti cerebrali. Il suo intento è di far comunicare sempre di più queste due discipline con il beneficio reciproco di comprendere meglio il modo in cui la nostra mente funziona.

Fonti:

http://www.theatlantic.com/health/archive/2015/08/neuroscience-psychoanalysis-casey-schwartz-mind-fields/401999/

http://www.latimes.com/books/jacketcopy/la-ca-jc-casey-schwartz-20150830-story.html