Da professionista nella risoluzione di problematiche umane sono chiamato a trovare soluzioni per chi, stretto tra le poderose braccia dell’amore, ne rimane intrappolato.

Piuttosto che dare rilevanza al perché certe problematiche più o meno invalidanti si vengano a formare trovo utile porre l’attenzione su come queste si mantengano nel presente e come sia possibile arrivare alla loro soluzione. Conoscere il perché del problema, infatti, non sempre corrisponde necessariamente alla sua soluzione. Probabilmente molte persone sanno perché ma non sanno comunque come uscirne.

Ad esempio, sarà capitato a tutti almeno una volta nella vita, di trovarsi accanto la persona che sappiamo non essere quella giusta. Per salvaguardare l’amore, che spinge proprio verso chi razionalmente non è esattamente quello che vorremmo, i tentativi fallimentari adottati andranno probabilmente in due direzioni differenti: cercare di cambiare l’altro oppure cercare di cambiare se stessi.

Nel primo caso la persona recriminerà, si lamenterà, rimprovererà continuamente ad ogni occasione con il probabile risultato di produrre una rottura definitiva o un conflitto continuo. Nel secondo caso, il risultato sarà altrettanto disastroso, non solo per la relazione, ma anche e soprattutto per chi, continuamente in lotta tra sé e sé, vivrà nell’illusione di potersi trasformare e diventare più meritevole e amabile per l’altro, con l’unico risvolto di rendersi scontato e perciò noioso.

Riuscire a guardare all’amore senza quelle lenti deformanti costruite dai miti di eternità, perfezione, perenne serenità, del “vissero felici e contenti” mettendo in conto delusioni, limiti e difetti aiuta a proteggersi dall’esito patologico, inteso come ammorbante per il normale vivere quotidiano, del mal d’amore.

L’amore rappresenta il più sublime degli autoinganni: non c’è amore senza illusione ma l’amore non può continuare senza un minimo di delusione, poichè ogni partner è quello che è e non quello che vorremmo che fosse.