Comunicazione non violenta.

Come prevenire un conflitto

Il linguaggio che usiamo tutti i giorni è uno strumento importante ed essenziale per comunicare e condividere qualcosa con gli altri. È importante sia il contenuto del nostro discorso, sia le parole da noi scelte ed anche il modo con il quale comunichiamo, cioè il linguaggio non verbale e para-verbale, come per esempio: il tono della voce, lo sguardo, l’espressione del viso, le pause, la velocità dell’eloquio, i gesti che accompagnano il discorso, il timbro di voce ed altro ancora.

Evitare i conflitti con il linguaggio pacifico

Ogni aspetto verbale e non verbale può essere utile ed efficace quando vogliamo trasmettere qualcosa a qualcuno, per iniziare un primo approccio, per educare i ragazzi, per aiutare ad acquisire più sicurezza in sé stessi, per risolvere una difficoltà, per raggiungere un obiettivo, per evitare un conflitto, per ristabilire l’equilibrio e la pace in un gruppo di persone o entrare in sintonia con qualcuno, le parole giuste e l’atteggiamento consono possono dare speranza, trasmettere una bella emozione e altro ancora.

A seconda dell’uso che ne facciamo il linguaggio può unirci o allontanarci dagli altri, può essere efficace o poco utile, può risultare funzionale o meno a seconda del contesto e della situazione nella quale viene utilizzato.

Anche all’interno di una relazione di coppia un linguaggio pacifico e appropriato può creare un'atmosfera serena tra i due partner, ecco perché ogni frase deve essere soppesata, pensata e analizzata bene, scelta con cura, perché ogni frase che scegliamo può rasserenare o rattristare, rendere felice o far arrabbiare, può illuminarci o lasciarci impassibili, può farci stare bene o male, può trasmetterci una bella emozione ed altro ancora.

linguaggio pacifico

Gli usi del linguaggio

Gli usi del linguaggio sono molteplici, è utile quindi scegliere e usare bene le parole con le quali comunichiamo in un dato luogo, in un determinato contesto con particolari persone.

Riassumendo, ogni frase ed ogni parola che pronunciamo possono:

  • evocare un’immagine
  • contenere un messaggio
  • far riaffiorare un ricordo
  • trasmettere un'emozione
  • contenere un significato
  • creare un'associazione particolare
  • essere interpretata in un dato modo.

Scegliere le parole per evitare equivoci

Se usiamo una parola sbagliata durante un dialogo o se scegliamo una frase inappropriata, possiamo generare un equivoco, creare un fraintendimento, che a sua volta può fare nascere incomprensioni, interpretazioni sbagliate o stravolgere il significato di un messaggio che vogliamo trasmettere all'altra persona, così inavvertitamente possono nascere piccoli o grandi conflitti.

È importante quindi scegliere bene le parole con le quali vogliamo comunicare con qualcuno, evitando un linguaggio disfunzionale a favore di una comunicazione costruttiva.

Esempi

  • Invece di dire: "pretendo da te...", è meglio affermare: "ti chiedo per favore di...";
  • invece di dire: "esigo che tu", è bene dire: "vorrei che tu";
  • invece di accusare, è meglio osservare i fatti;
  • invece di giudicare è utile esaminare i dati oggettivi;
  • prima di interpretare un messaggio, dobbiamo verificarne la veridicità;
  • invece di criticare qualcuno è bene metterci nei suoi panni;
  • invece di dire "voglio", è meglio dire: "mi farebbe piacere avere";
  • invece di imporre, è bene consigliare.

Quale linguaggio evitare?

È importante evitare ogni parola che offende qualcuno, che ci allontana o che ci separa dal nostro interlocutore generando un conflitto, in questo caso è bene evitare:

  • le accuse
  • le critiche
  • i giudizi
  • di rimproverare, di sminuire qualcuno, di mancargli di rispetto, di comandare anziché confrontarti con lui o con lei.

Le frasi negative e disfunzionali

Cerca di non usare frasi che possono ledere l'identità di una persona, come ad esempio: non te lo meriti, non sei in grado, non ci riuscirai, sei un incapace.

Queste frasi negative e disfunzionali feriscono l'identità e l'autostima di una persona e quindi possono generare un conflitto con lui o metterlo in crisi con tutto quello che ne consegue.

Invece un linguaggio preciso, semplice, rispettoso e trasparente è auspicabile per prevenire o gestire un eventuale conflitto tra due o più persone.

Esempi

Ecco alcune frasi disfunzionali da sostituire con altre funzionali:

  • invece di dire "tu mi aggredisci sempre", è bene affermare: "io mi sento attaccato da te ogni tanto";
  • invece di dire: "tu mi fai stare male", è bene dire: "io sto male quando fai così".

Prova a leggere le due frasi soprastanti e osserva le differenze tra le due emozioni che ognuna delle due frasi ti trasmette.

Durante una discussione è meglio usare la parola "io" anziché la parola "tu" per chiarire un argomento o far comprendere qualcosa, quindi è meglio affermare "io mi sento male" anzichè "tu mi fai star male", è bene dire "io mi sento triste" anziché "tu mi trasmetti tristezza".

In questo modo facciamo comprendere all'altra persona che non è una sua colpa se stiamo male, ma nello stesso tempo gli facciamo presente che se continua ad agire o parlare in un certo modo, usando quell‘atteggiamento, io mi sento colpito emotivamente e quindi è meglio cercare assieme una soluzione.

La tecnica del linguaggio pacifico

Rosemberg Marshal era uno psicologo americano che si occupò di conflitti, di come prevenirli e di come risolverli in modo pacifico. Per tanti anni viaggiò per il mondo, chiamato da associazioni e rappresentanti di governi di vari paesi per risolvere conflitti tra popoli di culture diverse.


La comunicazione non violenta

Il metodo da lui utilizzato si chiama "la comunicazione non-violenta"e si applica attraverso quattro fasi:

  1. Osservazione dell’esperienza oggettiva, cioè di quello che accade
  2. Esprimere l’emozione che quell’esperienza ci suscita
  3. Affermare un nostro bisogno psicologico al nostro interlocutore
  4. Fare una richiesta al fine di soddisfare il bisogno psicologico

Ecco un esempio pratico

Quando ti senti ferito da una persona che si è comportata male nei tuoi confronti, ad esempio quando è sfuggente, distaccata durante un dialogo con te, sia che l'abbia fatto involontariamente o meno, invece di dirle: "sei un egoista, non mi calcoli mai, sei un menefreghista", si può scegliere di affermare in modo diverso secondo le seguenti possibilità:

  1. quando non mi ascolti (dato oggettivo)
  2. mi sento triste e ignorato (emozione corrispondente)
  3. ho bisogno della tua considerazione (si esprime un bisogno psicologico)
  4. vorrei da te più attenzione (si fa una richiesta)

Questa tecnica aiuta a non giudicare l'altra persona, ma a farle presente che ogni volta che lui (o lei) si comporta in quella maniera, tu soffri e hai bisogno di aiuto.

In questo modo il tuo interlocutore prenderà coscienza di questo, si sentirà rispettato: è anche possibile che non si sia accorto che tu stavi male a causa del suo comportamento, ma adesso si sentirà proiettato verso un cambiamento per evitare che tu soffra ancora.

Questo atteggiamento crea una connessione tra di voi, un legame.

Quindi ai fini pratici non devi far altro che cambiare o ristrutturare le frasi che accusano qualcuno, che lo giudicano o che lo criticano usando delle parole che non feriscono ma nello stesso tempo sono funzionali, efficaci e delicate.

Esempi

Invece di dire: sei un egoista, nella quale è evidente un’accusa, puoi affermare invece:

  1. quando agisci così (osservazione oggettiva)
  2. mi sento esclusa (esprimi un’emozione)
  3. ho bisogno di sentirmi amata (esprimi un bisogno psicologico)
  4. cerca di starmi vicino (fai una richiesta)

Se il partner non ti guarda quando parlate di qualcosa di importante, invece di accusarlo dicendo: "non mi ascolti mai", puoi dire invece:

  1. quando ti giri dall’altra parte mentre parliamo (dato oggettivo)
  2. mi sento esclusa (emozione provata)
  3. ho bisogno di sentirmi ascoltata e compresa (si esprime un bisogno)
  4. per favore guardami negli occhi quando parliamo (facciamo una richiesta)

Quando il tuo compagno tende ad arrabbiarsi e ad alzare la voce quando cercate una soluzione ad una difficoltà, invece di dire 'non mi ami come una volta' puoi dire invece:

  1. quando alzi la voce (osservazione dell’esperienza oggettiva)
  2. mi sento aggredita (emozione provata)
  3. ho bisogno di sentirmi amata (esprimere un bisogno psicologico)
  4. per favore usa un tono di voce calmo e tranquillo (fai una richiesta)

Se un tuo amico si presenta in ritardo di un'ora senza avvertirti, invece di dirgli: "non ti importa di me", puoi rivolgerti a lui dicendogli:

  1. quando arrivi in ritardo senza avvertirmi (dato oggettivo)
  2. mi sento poco importante per te (emozione provata)
  3. Ho bisogno di sentirmi considerata (espressione del bisogno psicologico)
  4. per favore quando sei in ritardo telefonami o mandami un messaggio (facciamo una richiesta)

linguaggio conflitto

Il linguaggio critico e accusatorio

Adesso analizziamo quello che accade ogni volta che critichiamo, accusiamo, giudichiamo qualcuno, ecco qualche esempio pratico.

Le accuse

  • Sei sempre lo stesso
  • Fai sempre come ti pare
  • Prenditi le tue responsabilità

Queste sono frasi che accusano qualcuno, le accuse feriscono perché attraverso esse viene colpito il nostro ego, le accuse possono frustrare il nostro bisogno di essere accettati: se io vengo accusato, vuol dire che non mi vogliono, che non mi accettano e questo mi fa stare male.

Le emozioni e le sensazioni che proviamo dopo essere stati accusati possono essere: rabbia, tristezza, senso di colpa, risentimento, abbattimento, senso di sfiducia in noi stessi, diminuzione della nostra autostima.

Ricorda che le emozioni che sentiamo non dipendono dall’esperienza che stiamo vivendo, ma da come la percepiamo.

Quindi le nostre emozioni sono causate dal nostro modo di vedere il mondo e il nostro modello del mondo deriva dalle nostre credenze personali, dall’educazione che abbiamo ricevuto, dalle esperienze personali, dagli amici che frequentiamo, dai nostri insegnanti, dai Valori nei quali crediamo.

Ad esempio le accuse ci feriscono quando le percepiamo come reali e volute, a prescindere dall’accusa in sé. Il livello psicologico o l’aspetto profondo che viene attaccato dalle accuse è quello dell’identità.

I livelli psicologici

Ricordiamo quali sono i livelli psicologici o neurologici secondo la classificazione fatta da Robert Dills, uno dei più bravi coach internazionali:

  • livello dell’identità
  • livello dei Valori
  • livello delle credenze
  • livello delle capacità
  • livello dei comportamenti
  • livello ambientale

A seconda del livello psicologico che viene colpito da una critica, da un’accusa o da un giudizio, sentiremo un’emozione differente, di intensità più o meno elevata, avremo una reazione diversa e risponderemo in modo corrispondente.

Esempio

Vediamo adesso come possiamo trasformare queste frasi che accusano qualcuno in frasi pacifiche e rispettose, mantenendo lo stesso significato e lo stesso messaggio che vogliamo trasmettere.

Ad esempio la frase: "fai sempre come ti pare' può diventare": "Ogni volta che ti comporti così, mi sento male perché non tieni conto di me, di quello che desidero io, ho bisogno di essere considerata, per favore tieni conto anche di quello che voglio io".

I comandi

I comandi sono identificati da frasi imperative come queste:

  • stai zitto
  • non ti azzardare
  • devi dire così
  • non devi agire in questo modo

Come puoi notare, le frasi con un imperativo o che iniziano col verbo "dovere" indicano un comando, in questo caso il nostro interlocutore anziché confrontarsi con noi, invece di dialogare alla pari con noi, vuole assumere un ruolo di comando.

I comandi vanno a colpire il bisogno di libertà, perché se qualcuno vuole comandarci, automaticamente viene meno il nostro libero arbitrio e quindi viene frustrata la nostra libertà di scegliere, di decidere, di esprimerci, di agire in un determinato modo.

Le emozioni che percepiamo quando qualcuno vuole comandarci possono essere: rabbia, senso di frustrazione, abbattimento, svilimento ed altro.

Il livello psicologico che viene attaccato dai comandi è quello dell’identità ed anche quello dei comportamenti, se io vengo comandato, come dicevo prima, non sento più la libertà di scelta o di comportarmi come voglio.

Le critiche 

Ricordati che ogni volta che accusiamo, critichiamo o giudichiamo qualcuno possiamo farlo in modo funzionale, cioè per motivi giusti o che reputiamo tali al fine di aiutare il nostro interlocutore, o in modo disfunzionale, ad esempio per sentirci grandi o superiori agli altri, mettendoci sopra un piedistallo metaforico e guardando gli altri dall’alto in basso.

Come disse il Grande Saggio Swami Sri YukteswarJI: "Alcune persone cercano di farsi grandi, tagliando la testa agli altri".

Le frasi che diciamo quando critichiamo qualcuno possono essere:

  • Fai sempre il furbetto
  • Hai sbagliato tutto
  • Il compito che hai svolto è fatto male.
  • Sei un bugiardo

Le critiche attaccano il bisogno di essere considerati e accettati, perché se io vengo criticato, non mi sento accolto, non mi sento ben visto dagli altri, questo può essere percepito a livello cosciente o a livello inconscio.

Il livello psicologico che viene colpito con una critica è quello dell’identità, il nostro ego subisce un contraccolpo, anche il livello delle capacità viene scosso se la critica riguarda le nostre competenze o le nostre abilità che sono sotto osservazione.

Le emozioni che sentiamo quando veniamo criticati negativamente possono essere: rabbia, risentimento, frustrazione, mancanza di fiducia in noi stessi, a seconda dell' alta o bassa autostima che abbiamo.

L’autostima e la fiducia che riponiamo in noi è la base attraverso la quale percepiamo le critiche verbali nei nostri confronti, ed in questo caso riusciremo a difenderci se abbiamo un’alta fiducia in noi stessi, se invece siamo insicuri e la nostra autostima è bassa, ingigantiremo le critiche che ci vengono fatte, ed in questo caso l’intensità emotiva che sentiremo sarà elevata.

I giudizi

Un giudizio può essere espresso per un fine buono, ad esempio per aiutare un allievo a migliorare le proprie performance, o in modo disfunzionale, ad esempio perché siamo invidiosi di qualcuno o per svalutarlo.

I giudizi possono colpire il bisogno di sicurezza, e vanno ad attaccare la nostra autostima, è bene quindi giudicare una persona solo quando viene richiesto, ad esempio se un nostro amico vuole un giudizio da parte nostra perché si fida di noi, o quando vogliamo dare un giudizio con affetto e con rispetto verso una persona.

Il livello psicologico che viene attaccato da un giudizio può essere quello dell’identità o delle capacità.

Le emozioni che vengono suscitate dai giudizi in questo caso intesi come negativi, possono essere: fastidio, stizza, risentimento, frustrazione.

Questi esempi che ho fatto prima, sono alcuni modi sbagliati di interagire, dei modi disfunzionali, negativi e conflittuali con le persone, invece è bene usare un linguaggio pacifico, positivo, costruttivo, che crei una connessione, un legame con la persona con la quale ci confrontiamo, è bene scegliere una comunicazione che ci avvicini a questa persona anziché allontanarci da lui (o da lei).

Ecco perché è utile trasformare una frase disfunzionale o negativa che può essere espressa ad esempio da una critica, da un giudizio, da un attacco, da un’imposizione, da un comando, ed altro ancora, cambiando o ristrutturando le frasi disfunzionali ma lasciando intatto il significato.

Esempio

Ecco alcuni esempi nei quali compare una prima frase disfunzionale e poi una frase pacifica con lo stesso significato in neretto.

  • stai zitto (imposizione): avrei bisogno di un po‘ di silenzio
  • sei un buono a nulla (accusa): hai fatto un errore, riprovaci
  • hai fatto un disastro (giudizio): per favore cerca di fare bene questo lavoro, cerca di agire meglio (frase pacifica)
  • non devi dire così (comando): cerca di usare parole più adatte
  • stai zitto quando parlo io (comando): per favore evita di parlarmi sopra
  • non ti permettere (comando): cerca di cambiare atteggiamento per favore
  • sei un incapace (accusa): in questo settore dovresti migliorare
  • mi hai seccato (accusa): mi sento oppressa quando agisci così
  • sei un bugiardo (giudizio): a volte dici cose sbagliate (frase rispettosa)
  • sbagli sempre (accusa): a volte fai degli errori

Potrei andare avanti con altre tantissime frasi conflittuali e quelle corrispondenti pacifiche con lo stesso significato.

Esercizio pratico

Adesso quello che ti esorto a fare è un semplice esercizio.

Pensa a tutte quelle frasi conflittuali o disfunzionali che dicevi in passato o che dici anche in questo periodo, sia inconsapevolmente o per cattiva abitudine, e trasformale in frasi pacifiche, costruttive con lo stesso significato, poi sottolinea in rosso quelle disfunzionali, e in verde quelle costruttive, e cerca di usare sempre le frasi pacifiche, funzionali, costruttive, al fine di creare una buona atmosfera tra te ed il tuo interlocutore, al fine di prevenire un eventuale conflitto che porterebbe delle conseguenze negative.

Quindi ogni volta che vuoi esprimere un tuo pensiero a qualcuno, condividere un’emozione che stai provando e trasmettergli un messaggio particolare, prima di scegliere le parole adatte chiediti:

  • come posso trasmettere questo messaggio al mio interlocutore senza ferirlo emotivamente?
  • Quali parole pacifiche e adatte posso usare per fargli capire cosa provo?
  • Come posso comunicare qualcosa a questa persona evitando di litigare o di generare un conflitto?

Infine scegli bene le parole più adatte e comunica il tuo messaggio in modo pacifico.

Spero che leggendo questo articolo tu possa prendere coscienza di come comunichi con gli altri e di come sia importante usare quelle parole e quelle frasi pacifiche e funzionali che ci avvicinano agli altri e ci aiutano a connetterci con le altre persone per creare assieme un legame ed una unione sempre più forti col tempo.

Data pubblicazione: 03 aprile 2021

5 commenti

#1
Utente 550XXX
Utente 550XXX

Ottima guida, la seguiró sicuramente!

#3
Utente 629XXX
Utente 629XXX

Utilissima

#5
Ex utente
Ex utente

Il problema e' che chi legge di solito non dovrebbe leggere questo testo;chi abitualmente insulta accusa contesta non si pone proprio il problema ,lo trova normale; il problema se lo pone l'insultato perché ci sta sempre una spiegazione: Fa schifo questo lavoro perché tu fai schifo: Direttore Generale..;che gli vai a dire?Come si permette?Vai a scontro?Cambi lavoro?Cioe' ci sono modalità di comunicazione che sfuggono al nostro controllo..un dirigente che fa valere il ruolo sociale che gli vai a dire?Il problema e' che a furia di incassare ti ammali;il discorso per me e' xhe nn devi mai spiegare niente :li guardi ed e' semplice: Come si permette?Parliamo del lavoro non di me!Esiste gente che legge il rapporto in modo conflittuale:io sono migliore di Te per cui tu parli e all'improvviso: Sappiamo che sei un cretino/a!Che gli vai a dire?La miccia per urlare addosso e iniziamo discorsi alla lettera fiscali estenuanti burocratici e stancanti.Il senso delle cose salta letteralmente.La spiegazione posticipata perenne e l'empatia del disgraziato..sei tu!Stiamo male perché tu..e sparisce l'altro.Che vuoi ragionarci?Pazienza..se ne vale la pena altrimenti guarda e passa.

Per aggiungere il tuo commento esegui il login

Non hai un account? Registrati ora gratuitamente!

Guarda anche coppia 

Contenuti correlati