Il fallimento di una relazione è quasi

sempre un fallimento di comunicazione.

Z. Bauman

A chi non è capitato di cercare di risolvere un problema di coppia e, parlandone, non solo non risolvere il problema ma addirittura finire per complicarlo?

Di cadere in un vortice infruttuoso di botta e risposta dove nessuno ha torto e nessuno ha ragione, che diventa una guerra senza né vinti né vincitori?

Gelosie, fraintendimenti, sfiducia, incomprensioni, questioni sulle quali si torna sistematicamente e su 

cui non solo non riusciamo a trovare un punto d'incontro ma diventano un motivo di scontro.

Spesso, con l'intento di prevenire o risolvere un problema otteniamo esattamente il risultato opposto. Le buone intenzioni infatti non bastano non è sufficiente voler risolvere un conflitto per risolverlo ma è necessario saper comunicare, ovvero possedere strumenti e strategie che ti permettono di capovolgere una situazione, di trasformare il disaccordo in accordo, lo scontro in alleanza, il distacco in vicinanza.

 Il primo passo per imparare a comunicare efficacemente consiste nell'individuare quelle modalità comunicative che conducono ad un fallimento certo.

Quali sono gli errori più comuni che, se messi in atto con costanza, sono sufficienti a deteriorare un rapporto?

PUNTUALIZZARE

Ovvero, analizzare e discutere a livello razionale i problemi, i sentimenti, le reazioni, le emozioni, a spigare e chiarire come stanno le cose e come invece dovrebbero essere. Tutto questo può sembrare un modo ragionevole per evitare le incomprensioni, e lo sarebbe se non fosse che non funzioniamo solo sulla base della logica e della razionalità, ma anche e soprattutto sulla base delle emozioni. Sono le emozioni che guidano i nostri comportamenti, a fare da collante alla coppia: un partner che tende a “puntualizzare”, pur saggio e ragionevole che sia, ci fa venire immediatamente voglia di trasgredire alle regole della relazione, perché impoverisce il legame...privandolo di ciò che più conta: lo scambio emotivo. Sottoporre alla razionalità ciò che invece funziona su base emotiva, se reiterato nel tempo, si traduce in termini emotivi in un azzeramento del desiderio.

RECRIMINARE

Ossia mettere l'altro di fronte alle sue colpe. Anche nel caso in cui l'altro riconosca la ragionevolezza delle vostre argomentazioni, tale modo di comunicarle farà scattare nell'incriminato la voglia di opporvisi. A livello razionale infatti può anche pensare ed ammettere che abbiate ragione, ma a livello emotivo provare un senso di ribellione che lo porta, nelle azioni, a rivendicare la propria innocenza. Ricorda, quando ragione ed emozione sono in conflitto di solito è l'emozione ad avere la meglio.

RINFACCIARE

Ovvero fare la vittima, ad esempio accusare l'altro perché ha dei comportamenti che ci fanno soffrire, sperando in questo modo di convincerlo a cambiare. Purtroppo però, di solito, il risultato non è quello sperato bensì il suo opposto. L'altro, più che sentirsi in colpa e rivedere il proprio comportamento, si indispone, e provando un senso di rabbia nei confronti di chi lo mette davanti alle proprie mancanze, diviene talvolta ancora più oppressivo. Mettersi nella posizione di vittima significa mettere l'altro nella posizione di aguzzino. Come afferma Maturana “non sono i tiranni a creare gli oppressi, ma viceversa”.

Nelle relazioni, più del contenuto, contano i messaggi emotivi, la forma crea il senso del contenuto che può essere fallimentare o vincente. Non dobbiamo dimenticare, che nella relazione con la persona con la quale siamo legati non esiste un perdente o un vincitore ma o vinciamo entrambi o perdiamo entrambi.

 

Bibliografia

Nardone, G, Correggimi se sbaglio, 2005, Ponte alle Grazie