L’artrite reumatoide è una malattia autoimmune, sistemica che causa infiammazione cronica delle articolazioni (con predilezione per le articolazioni diartrodali) e dei tessuti periarticolari così come di altri organi.

E’ caratterizzata dalla proliferazione delle cellule sinoviali (i sinoviociti sono cellule presenti nei tessuti di rivestimento dell’articolazione) che producono citochine (proteine che regolano le funzioi del sistema immunitario) implicate nella patogenesi dell’AR.

E’ una malattia nella quale agenti ambientali interagiscono con fattori genetici innescando degli eventi immunologici responsabili delle manifestazioni cliniche. L’aspettativa di vita nei pazienti affetti da AR è ridotta rispetto alla popolazione generale; le patologie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte in tali pazienti ed è legata sia alla sindrome coronarica secondaria all’aterosclerosi, con alta incidenza di infarto miocardico silente e di morte cardiaca improvvisa, sia a scompenso cardiaco anche in assenza di cardiopatia ischemica. Il ruolo dello stato infiammatorio dell’AR è di primaria importanza nel processo aterosclerotico accelerato in tali pazienti e l’aterosclerosi stessa è ormai considerata un processo immunoflogistico che presenta molte analogie con i meccanismi patogenetici caratterizzanti la sinovite reumatoide.

Diversi studi hanno dimostrato che la mortalità cardiovascolare in pazienti con AR, comparata con quella della popolazione generale, è incrementata di circa il 50%. In pazienti con una recente diagnosi di AR, il rischio cardiovascolare a 10 anni è alto, pari a quello di soggetti non malati 5-10 anni più anziani; questo conferma la necessità di un precoce riconoscimento del rischio e un’accurata e precoce terapia finalizzata alla prevenzione del danno cardiovascolare.

L’ESCCA (EULAR Standing Committee for Clinical Affairs) ha raccomandato una valutazione annuale del rischio cardiovascolare in pazienti con AR secondo le linee guida nazionali o utilizzando il modello SCORE (Systematic Coronary Risk Evaluation) in cui, come fattori di rischio, sono considerati sesso, età, fumo, pressione arteriosa sistolica e colesterolemia totale e in cui il rischio è definito in termini di probabilità assoluta in 10 anni di sviluppare un evento fatale.

Vi è una tendenza unanime oggi a credere che l’AR, al pari di altre patologie croniche (es. diabete mellito), rappresenti un importante fattore di rischio indipendente per lo sviluppo precoce di aterosclerosi e malattia cardiovascolare, in virtù del processo infiammatorio cronico che essa comporta.

E’ noto, infatti, che i parametri maggiormente predittivi di mortalità in pazienti con AR, come ad esempio la durata di malattia, la positività del fattore reumatoide e/o degli anticorpi anti CCP, la disabilità sono tutti parametri correlati positivamente ad una particolare severità della malattia.

L’ESSCA raccomanda di introdurre del modello di calcolo del rischio cardiovascolare un fattore di moltiplicazione pari a 1,5, in presenza di due tre i tre parametri indicativi di particolare aggressività di malattia: durata di malattia > 10 anni, presenza del fattore reumatoide o positività per anti-CCP e presenza di manifestazioni extra-articolari.

Non sembra vi sia un incremento di altri fattori di rischio cardiovascolari oltre a quelli tradizionali (fumo, diabete mellito, ipertensione, iperlipemia, sedentarietà, obesità, età, sesso maschile), con l’eccezione del fumo di sigaretta, maggiormente prevalente nei soggetti con AR ed associato sia all’insorgenza dell’AR che alla sua severità, e di un probabile profilo lipidico pro-aterogeno; paradossalmente sembra che nei pazienti con AR tali fattori di rischio influiscano in misura inferiore rispetto alla popolazione normale.