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Blocco nello studio


giovedì 29 marzo 2012 da Utente 243xxx
Una domanda x un problema di mio figlio.Universitario,molto motivato e bravo.L'anno scorso un trauma emotivo proprio durante lo studio: ad una telefonata della sua ragazza lui risponde in malo modo per poter studiare. Lei lo manda a quel paese e lo lascia (giustamente).Cambia tutto:insonnia saltuaria, inappetenza,difficoltà di concentrazione, tristezza quasi costante,SENSO DI COLPA x quanto è successo. Lentezza nel dare gli esami e con difficoltà,vorrebbe prendere un farmaco nootropo come dice lui,(è uno studente di medicina) e x fortuna il suo medico non glielo prescrive, al suo posto Cipralex 5 gocce in cui lui crede poco e non vorrebbe prendere, ma ha accettato x breve tempo. Quello che mi stupisce è che la voglia di studiare c'è, ma quando vuole prendere il libro trova scuse a se stesso,divaga, fa altre cose, gli sfugge e questo lo fa sentire ancora di più in colpa (verso noi genitori), sembra un circolo chiuso!!! C'è la possibilità che lui abbia paura aprendo un libro, che si gli si ripresenti quel dolore e colpa? Che in qualche modo veda il libro e lo studio come concause a ciò che è successo? Se la risposta è affermativa, come sbloccare quell'attimo? Lui dice di intuire che ci dev'essere un blocco psicologico, ma non sa quale. Ha una grande passione x questa scienza, è un vero peccato se questa sofferenza gli togliesse la possibilità di realizzare il suo sogno per cui ha tanto lavorato con tanta gioia in passato. Grazie, una mamma.

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Dr. Laura Rinella

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Psicologia

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ROMA (RM)

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Gentile signora,
quanti anni ha suo figlio?

Osserva lei queste difficoltà o è suo figlio a chiederle aiuto?

In ogni caso di fronte a questo tipo di difficoltà, tanto più se suo figlio intuisce che ci possa essere un blocco psicologico, sarebbe utile che si rivolgesse di persona ad un nostro collega, per essere aiutato a superarle.

Potrebbe anche rivolgersi allo sportello di ascolto psicologico della sua facoltà universitaria, se presente.

Se suo figlio sente il bisogno di chiedere indicazioni, pur nei limiti di un consulto on line che non consente interventi diretti , sarebbe meglio che ci scrivesse personalmente.


Cordialmente


Dr.ssa Laura Rinella
Psicologa Psicoterapeuta
www.psicologia-benessere.it
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giovedì 29 marzo 2012, dopo 15 minuti
modificato dopo 5 minuti
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Dr. Magda Muscarà Fregonese

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Psicoterapia

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Cara signora, forse lei, come è normale, non sa cosa c'è stato fra questi due ragazzi " prima".
Infatti una frase sbagliata può anche scappare.. ma perchè suo figlio non si è scusato.. dopo ? Anche la ragazza che taglia l'angolo per una brusca risposta è un pò strana.. E' possibile che ci sia alle spalle di tutto questo un " non detto " confuso, ansioso, circa i ruoli, i progetti, la distanza interpersonale., la comunicazione. la sessualità.
Il cipralex può anche essere utile,ma insieme è urgente che suo figlio venga aiutato , a rileggere la storia chiusa così
improvvisamente e fonte di così grande dolore.
Per poter riprendere in mano la sua vita e non perdere tempo a tormentarsi con fantasmi.
Se crede, ci faccia sapere.. con molti auguri !


Dr. MAGDA MUSCARA FREGONESE
Psicologo, Psicoterapeuta
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giovedì 29 marzo 2012, dopo 1 ore
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Utente 243xxx
Gentile dottoressa Magda, la ringrazio x la risposta. Non avevo considerato che ci potesse essere un "prima".Siamo una famiglia in cui ci si confida uno con l'altro, io ,il papà, la sorella. Tutti noi conosciamo il suo problema perchè ce l'ha raccontato personalmente. Come ho scritto, per ora non è disposto ad aiuti esterni,questo è il motivo per cui ho fatto io una richiesta, nell'attesa.Se all'inizio il suo problema era l'accaduto con la sua ragazza, ora si è spostato quasi esclusivamente sul rapporto libro-concentrazione-studio.Ora è questo il suo principale problema, sbloccarsi in questo. Gli amici( che lui ha sempre aiutato nello studio),ora lo cercano di meno e lui si stà chiudendo nel suo senso di incapacità.Questo non fa che aumentare la difficoltà ad uscirne.Il nostro medico di famiglia,con cui ho parlato separatamente, pensa che sia un trauma emotivo nella sua autostima e non necessariamente un male.Ma è proprio la sua autostima che lo ha portato a desiderare grandi progetti,la chirurgia ricostruttiva x aiutare chi perde la voglia di vivere tra la gente per un difetto fisico,far ritrovare il sorriso a chi l'ha perduto.Ora lui si trova in questa situazione x un'altro motivo. La vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita, diceva Forrest Gump.Grazie ancora, cordiali saluti, una mamma.

venerdì 30 marzo 2012, dopo 13 ore
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Dr. Flavia Massaro

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Cara signora,

probabilmente suo figlio è semplicemente entrato in crisi perchè è stato lasciato.
La situazione che lei descrive è infatti tipica di chi ha subito un abbandono:
"insonnia saltuaria, inappetenza,difficoltà di concentrazione, tristezza quasi costante,SENSO DI COLPA x quanto è successo"

Questo prima o poi accade a tutti, ed è necessario imparare ad elaborare e superare queste sensazioni ed emozioni senza esserne sopraffatti.

Se è un ragazzo abituato a non fallire e a perseguire ottimi risultati può aver vissuto in maniera particolarmente drammatica la fine della storia in quanto fallimento, oltre che perdita della persona amata, e non riuscire a perdonarsi di essere stato la causa della rottura.

Questo può aver avuto ripercussioni sulla sua autostima (che magari è più fragile di quanto appaia) e aver intaccato la sua capacità di rendere come prima nello studio.
E' possibile che, tolto un mattoncino, anche il resto del muro sia ora traballante.
Se oltre a questo constata che le persone che prima lo cercavano non lo cercano più perchè non traggono più alcuna utilità (nello studio) dal frequentarlo può capire quanto grande dev'essere la sua delusione.

Mi appare in ogni caso incomprensbile che un singolo episodio di maleducazione da parte di suo figlio possa aver portato la sua ragazza a lasciarlo:
"ad una telefonata della sua ragazza lui risponde in malo modo per poter studiare. Lei lo manda a quel paese e lo lascia (giustamente)."

Mi è altrettanto incomprensibile l'avverbio "giustamente" che lei adopera per commentare l'accaduto.
Come mai ritiene giusto un comportamento che ci descrive come perentorio e quindi senza possibilità di riparazione da parte di suo figlio?


Dr.ssa Flavia Massaro, psicologa
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venerdì 30 marzo 2012, dopo 56 minuti
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Dr. Valeria Randone

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Gentile Signora,
il dolore per la perdita della persona amata spesso paralizza, come hanno detto le colleghe, una relazione non si conclude per una frase scortese, ma forse rapprresenta la famosa goccia che fa traboccare il vaso.
In una famiglia, anche se con un livello di comunicazione chiaro ed empatico, ci sono sempre dei segreti, delle zone d'ombra, riservate e private.
Suggerisca a suo figlio, una consuelnza psicologica, al fine di comprendere le reali cause di questo blocco o, meglio pausa di riflessione.
La farmacoterapia può essere utile, ma a mio avviso va sempre affiancata ad un apsicoterapia o supporto psicologico


Cordialmente.
Dr.ssa Valeria Randone,perfezionata in sessuologia clinica.
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venerdì 30 marzo 2012, dopo 36 minuti
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Utente 243xxx
Grazie a tutte e due x la velocissima risposta.Ho scritto "giustamente", perchè era già successo che le rispondesse in malo modo, e su questo dò ragione a lei. Gli ho sempre consigliato che l'amore va coltivato e nutrito come un fiore, altrimenti muore. Questa come dice Lei è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, io avrei fatto la stessa cosa della sua ragazza, prima o poi. Spero possa imparare da quanto gli è successo x poter avere dei legami sereni e felici.Per quanto riguarda la psicoteraia è stato il primo consiglio che gli abbiamo dato, ma x ora non accetta. Io mi rendo conto che se chiedo aiuto a questo forum è x la mia insicurezza e l'incapacità ad aiutarlo. Posso solamente aspettare, ma è proprio questa situazione di impotenza che mi fa cercare qualcosa che lo sblocchi. Per questo mi chiedevo se l'attimo del trauma davanti ad un libro può essere una causa della difficoltà a rimettersi su un libro, volevo parlargliene come eventuale possibilità in cui lui poteva rifletterci. Ma a questa domanda non mi ha risposto ancora nessuno. Ringrazio anticipatamente se qualcuno di Voi vorrà farlo.Cordialmente una mamma.

venerdì 30 marzo 2012, dopo 1 ore
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Risponde dal 2010 lo psicologo

Dr. Valeria Randone

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E' difficile rispondere, ogni trauma e' un trauma a se, cosi' come ogni storia di vita e' una storia di vita unica e non omologabile, che correla con la struttura di personalita' del paziente, con la sua storia di vita, emozionale, familiare e relazionale e, con la capacita' soggettiva di gestione dello stress.
Gli faccia leggere le nostre risposte, magari gli saranno utili per andare in consultazione

Cordialmente.
Dr.ssa Valeria Randone,perfezionata in sessuologia clinica.
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venerdì 30 marzo 2012, dopo 1 ore
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Utente 243xxx
Grazie, avevo dimenticato di chiedere se fosse il caso di fargli leggere i nostri scritti. Mi ha anticipato.Cordiali saluti, una mamma.

venerdì 30 marzo 2012, dopo 2 ore
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Dr. Flavia Massaro

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"mi chiedevo se l'attimo del trauma davanti ad un libro può essere una causa della difficoltà a rimettersi su un libro"

In quel caso, che reputo decisamente remoto, avrebbe sviluppato una vera e propria fobia e da quanto ci dice così non è perchè ha semplicemente rallentato l'attività di studio.

Penso piuttosto quello che le ho risposto anche prima, e cioè che la sua autostima può aver risentito dell'abbandono subito e che, di conseguenza, ora può faticare a trovare le energie e la motivazione necessarie per studiare come prima (e forse in fondo si sente meno in grado di farlo).

Aver poi scoperto che quelli che riteneva amici si sono allontanati una volta che non hanno più potuto approfittare delle sue capacità può aver rappresentato il colpo di grazia.
Del resto lei stessa ci ha detto che:
"Gli amici (che lui ha sempre aiutato nello studio),ora lo cercano di meno e lui si stà chiudendo nel suo senso di incapacità".

Vorrei anche sottolineare il fatto che ha risposto in malo modo alla ragazza PER POTER STUDIARE: e se ora incolpasse lo studio per ciò che è successo?
Non ritroverebbe più il piacere che ricavava prima da questa attività e potrebbe perfino detestarla.
Forse il problema è semplicemente questo.


Dr.ssa Flavia Massaro, psicologa
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venerdì 30 marzo 2012, dopo 3 ore
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Utente 243xxx
Molto interessanti le Sue risposte, mi fanno considerare la situazione da un'angolazione diversa e comprendo quanto ci sia la necessità che sia lui stesso a esporsi. Come è successo ora a me, di dover cambiare ottica, ciò dovrebbe capitare a lui. Ho imparato nella mia vita che CAPIRE è una questione cerebrale e logica. Ma COMPRENDERE significa "prendere dentro". L'esperienza diventa allora parte di noi, come la spugna assorbe l'acqua e ne fa parte. Oggi ho compreso che sono troppo unidirezionale nei miei pensieri e che devo imparare a vedere le situazioni sotto più punti di vista, le probabilità di trovare ciò che sfugge aumentano. Ed averlo compreso è più importante che averle capite. Tutti lo sappiamo ma spesso ce ne dimentichiamo proprio perchè le abbiamo CAPITE. La ringrazio, a me è stata particolarmente utile. Mio figlio ritornerà a casa x le feste pasquali, gli farò leggere le Vostre risposte e spero voglia rispondervi personalmente .Cordiali saluti, una mamma. ( Secondo me la bellezza della vita è che non si finisce mai di imparare, come un bambino che si alza al mattino con il sorriso perchè sa che quello è solo un nuovo giorno in cui imparerà cose nuove. Mi ritengo fortunata ad avere ancora quel sorriso -nonostante tutto e come tutti- e quanto vorrei che tutti se lo ricordassero nei momenti più tristi; il mondo sarebbe ancora più bello di comè.

sabato 31 marzo 2012, dopo 22 ore
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Dr. Flavia Massaro

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Le spiegazioni possibili sono più di una, per questo è importante che suo figlio le prenda in considerazione piuttosto che pensare ad utilizzare un fantomatico "farmaco nootropo" che immagina possa sbloccare la situazione.

Se poi vorrà, ci potrà dire qualcosa di sè in prima persona.


Dr.ssa Flavia Massaro, psicologa
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lunedì 2 aprile 2012
replica #11  -  Segnala allo staff
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Utente 243xxx
Immaginavo ci potessero essere più spiegazioni, ma a volte si guarda la situazione in modo soggettivo e ci si dimentica di provare a " mettersi nei panni" di chi soffre, entrare in un'altra prospettiva di visione. Comunque attendo che mio figlio ritorni e spero di risentirci. Grazie, con affetto una mamma. Dimenticavo, Buona Pasqua a tutti.

lunedì 2 aprile 2012, dopo 6 ore
replica #12  -  Segnala allo staff
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Dr. Valeria Randone

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Grazie, anche a Lei

Cordialmente.
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lunedì 2 aprile 2012, dopo 15 minuti
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Dr. Flavia Massaro

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Auguri di Buona Pasqua anche a lei e alla sua famiglia!


Dr.ssa Flavia Massaro, psicologa
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lunedì 2 aprile 2012, dopo 3 ore
replica #14  -  Segnala allo staff
Replica dell'
Utente 243xxx
Grazie.

martedì 3 aprile 2012, dopo 3 ore
replica #15  -  Segnala allo staff
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Utente 243xxx
Buongiorno, mio figlio ha deciso di provare la terapia cognitivo-comportamentale. Quale delle due figure professionali ( tra psicoterapeuta e psichiatra ) è più preparata in questa terapia se si vogliono evitare i farmaci? Grazie e cordiali saluti.

sabato 21 aprile 2012
replica #16  -  Segnala allo staff
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Dr. Flavia Massaro

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Se suo figlio ha deciso di provare quel tipo di terapia gli consiglio di cercare il nominativo dei professionisti che la erogano nella sua zona, controllando presso l'albo online dell'Ordine degli psicologi che si tratti di psicologi psicoterapeuti specializzati in psicoterapia prima di contattarne uno o più.

Dr.ssa Flavia Massaro, psicologa
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sabato 21 aprile 2012, dopo 13 minuti
modificato dopo 2 minuti
replica #17  -  Segnala allo staff
Replica dell'
Utente 243xxx
Trovato! Grazie, cordiali saluti.

domenica 22 aprile 2012, dopo 14 ore
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Dr. Flavia Massaro

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Grazie a lei per averci scritto, se vuole ci aggiorni sulle novità.

Cordialmente,


Dr.ssa Flavia Massaro, psicologa
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domenica 22 aprile 2012, dopo 9 ore
replica #19  -  Segnala allo staff
Replica dell'
Utente 243xxx
Non mancherò. Saluti.

lunedì 23 aprile 2012, dopo 22 ore
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