Utente 770XXX
Egregio Dottore,
sono di Milano, ho 73 anni e vengo a chiedere il Suo autorevole consiglio dopo aver esaminata la mia situazione. Premetto che per non farle perdere tempo ho cercato invano nel forum una risposta ad una domanda adeguata al mio caso.
A fine agosto 2005 subisco dispnea ingravescente, soprattutto da sforzo.
Vengo ricoverato per accertamenti nella divisione cardiologica di un ospedale milanese.
Diagnosi – episodio di scompenso cardiocircolatorio in cardiomiopatia dilatativa primitiva
Cardiocircolatorio – impianto di ICD biventricolare – infezione alla tasca del PM – aneurisma dell’aorta addominale – ipertensione arteriosa – obesità – quadro di broncopatia cronica a componente enfisematosa.
Terapia – amiodarone enalapril furosemide carvedilolo ceftriaxone ciprofloxacina.
Riassunto degli accertamenti – Esperita la coronografia, arterie coronarie angiograficamente normali. ECG ritmo sinusale 88/MIN, PQ 0,20” ,BBS completo. Ecocardiogramma – VS ingrandito e sfericizzato (L/D 1). Ipocinesia diffusa. Funzione sistolica globale marcatamente ridotta (FE 24%) – pattern mitralico e venoso polmonare di tipo restrittivo (press AS > 15 mmHg), spessori parietali nella norma – VD normale per dimensioni e cinesi.
Ingrandimento As. Ectasia del bulbo aortico con geometria sino – tubulare conservata. Normale il diametro del primo tratto di aorta ascendente (3,8 cm). IM di grado lieve. Minima Iao. Minima Ita che non consente la stima della pressione polmonare sistolica.
Per riscontro di soffio addominale viene eseguita ecografia e TAC dell’addome con riscontro di aneurisma della aorta sottorenale che interessa il vaso in senso cranio-caudale per circa 8 cm – nel tratto di massima espansione l’aneurisma presenta un asse traverso di 67 mm con trombo circonferenziale di 7 mm.
In prima istanza l’aneurisma appare di tipo endovascolare.
La domanda che Le rivolgo è la seguente: E’ possibile un intervento chirurgico, probabilmente preceduto da aortografia, possa essere eseguito nonostante i dati di questi accertamenti?
Ringrazio e porgo distinti saluti.
[#1] dopo  
Dr. Vincenzo Scrivano
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PALERMO (PA)
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Gentile Utente,
a mio parere, un intervento endovascolare è sicuramente eseguibile su di Lei; ciò che resta da stabilire è quale sia il rapporto tra il rischio relativo all'astensione da qualunque intervento, e quello connesso all'esecuzione dell'intervento stesso.
Il diametro che il vaso ectasico deve superare perchè vi sia l'indicazione all'intervento è attualmente quantificato in 5 cm; ma tale parametro è "valido" per un soggetto che non presenta la Sua situazione cardiologica.
D'altra parte, il posizionamento di protesi endovascolari è sempre più spesso eseguito da cardiologi interventisti, anche per quanto riguarda l'aorta toracica o addominale; ed è probabilmente in quest'ambito che Lei potrebbe trovare unite sia l'assistenza cardiologica, sia la soluzione al problema aortico. In ogni caso, la decisione riguardo all'intervento non può che venire da chi la valuterà; tenga presente anche (ma questo è un parere assolutamente personale che non intende rispecchiare le idee di alcuno fuorchè le mie) che probabilmente il clima persecutorio che si è instaurato nei confronti di noi medici da qualche anno a questa parte, potrebbe contribuire a far percepire in misura ancora maggiore i rischi derivanti dall'intervento.
Cordiali saluti
[#2] dopo  
2114

Cancellato nel 2014
Per stabilire se sia indicata l'endoprotesi aortica (o stent aortico) nel Suo caso è necessario valutare alcuni aspetti "tecnici" e cioè in primo luogo verificare se l'aorta addominale e le arterie iliache abbiano una conformazione anatomica che permetta il posizionamento di uno stent. Occorrono inoltre diverse misure che possono essere determinate sull'esame TAC (ad es.: la distanza precisa tra l'origine della dilatazione aneurismatica e l'origine delle arterie renali). L'esame TAC tuttavia dovrebbe essere eseguito in maniera mirata con apparecchiatura multi-slice e con ricostruzioni 2D e 3D. Eseguito in questo modo è l'esame MIGLIORE per questo tipo di valutazioni e Le evita l'angiografia (aortografia) che è un esame invasivo e per Lei rischioso!
Il tutto andrebbe valutato da un Radiologo Interventista che nei maggiori centri ospedalieri rappresenta la figura specialistica con la maggiore esperienza in questo settore. Nella Sua città, come anche in tutti i maggiori centri del Nord non ha che l'imbarazzo della scelta!
Cari saluti
[#3] dopo  
Utente 770XXX

Iscritto dal 2005
Stim. Dottori,
purtroppo la presenza di infezione nella tasca del PM ha reso prioritarie le misure di disinfezione sul problema dell'aneurisma. Si sta tentando con 20 iniezione IM di ceftriaxone e 20 CP di ciprofloxacina. Ho qualche speranza di evitare la rimozione del PM ?
Grazie.
[#4] dopo  
Dr. Vincenzo Scrivano
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PALERMO (PA)
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Iscritto dal 2003
Gentile Utente,
come sarebbe possibile rispondere alla Sua domanda?
L'obiettivo che si propone chi La sta curando è proprio quello, ma è solo a posteriori che si potrà dire se il tentativo sarà andato a buon fine.
Sia fiducioso.
[#5] dopo  
Dr. Alessandro De Troia
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PARMA (PR)
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Ritengo come le ha consigliato il collegaga radiologo interventista una TAC multislide per valutar la possibilità di eseguire untrttatmento endoprotesico alternativamente ci sarebbe quello chirurgico tradizionale che presneta dei rischi maggiori, ma viste le dimensioni dell'aneurismna riterrei utile il trattamento una volat risoltasi l'infezione
Cordialità
[#6] dopo  
Utente 770XXX

Iscritto dal 2005

Egregi Dottori,
prosegue la mia lotta contro il male malgrado gli incidenti subiti.
Dopo l’impianto di PM ICD biventricolare effettuato il 9.9.2005 e protetto per 2 settimane con la somministrazione di antibiotico, per l’immediata comparsa di tremori e iperpiressia vengo di nuovo ricoverato nel medesimo ospedale.
DIAGNOSI E TERAPIE: espianto ICD per infezione sistemica.
EMOCOLTURA: positiva per staphil aurens.
Visita neurologica ma nonostante assenza di sintomi certi di meningismo, vengo sottoposto anche a puntura lombare per analisi del liquor (negativo),
Viene iniziato un trattamento analgesico per presenza di algie al rachide cervicale accompagnata a tensione muscolare.

Viene iniziata la terapia antibiotica con Gentalyn e Vancocina, successivamente sostituita con Ciprofloxacina e Claritromicina, sempre con i farmaci della precedente terapia cardiologica,

La situazione attuale è complicata. Risultano posti in secondo piano i problemi scritti il 30.9.2005. Sono dimesso dall’ospedale preda di dolori alla spalla sinistra, sopra la sacca PM ormai vuota (?), dolori violenti alla colonna cervicale con sovente obbligo di essere aiutato per salire e scendere dal letto.

Resta il dubbio che la causa sia da ricercare tra la puntura lombare e una artrosi cervicale (spondilo-unco-artrosi osteofitaria – disco artrosi C6 C7).

Questa volta la domanda che Vi porgo, come paziente ignorante di medicina, è la seguente. Lasciando al destino i problemi precedenti, è possibile una terapia per lenire questi dolori?

Un fisiatra potrebbe consigliarmi sulla possibilità e validità di un collare cervicale o addirittura di un set di trazione cervicale?

Grazie. 19.11.2005


[#7] dopo  
Utente 770XXX

Iscritto dal 2005
Egregi Dottori, dopo oltre un anno dalle mie richieste di vostri consigli mi ripresento
Informandovi di aver risolto il problema dell’aneurisma addominale di sette cm. Di diametro con endoprotesi endovascolare e reinserito il pacemaker defibrillatore dopo l’incidente occorsomi nell’impianto del precedente.
Per il motivo di aver subito un arresto cardiaco, riavviato dall’ICD, vorrei sapere se questa erogazione di energia elettrica riduce il periodo di efficienza della batteria.

Per completezza vi unisco due documenti fotografici e il mio pensiero su ciò che viene citato
Come “morte improvvisa”.
Grazie per i vostri consigli e cordiali saluti.
Utente 7705
Ho fatto una esperienza impressionante.
La sensazione della morte improvvisa per arresto cardiaco.
La posso descrivere grazie all’intervento del pacemaker defibrillatore, inserito nel mio petto che ha riavviato il cuore.

Senza alcun dolore fisico si percepisce la fine della vita, quando il cuore si ferma Quando un torpore lucido invade la testa accompagnato da quell’inarrestabile climax o punto critico di non ritorno, con intenso e angoscioso terrore. l’esatto contrario di ciò che avviene per l’inizio della vita. Quando un torpore lucido invade la testa accompagnato dall’inarrestabile climax o punto critico di non ritorno con rilassante piacere durante alla fine di un rapporto sessuale.

La sequenza:
Un crescendo di cinque secondi di angosciosa vertigine.
Una esplosione nel cuore provocata dalla stimolazione elettrica provocata dal catetere di protezione, simile alla esplosione di una granata a pochi metri. Seguita da un profondo silenzio. Una sordità di pochi secondi, poi una ripresa immediata di tutti i sensi con un residuo spavento.







[#8] dopo  
Utente 770XXX

Iscritto dal 2005
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Se ritieni opportuno inviare comunque il tuo consulto all'utente allora CANCELLA TUTTO QUESTO AVVISO e scrivi qui di seguito, grazie.
[#9] dopo  
Utente 770XXX

Iscritto dal 2005
Preg. Dottori,
sono passati 6 anni. Ho risolto il problema dell'aneurisma con endoprotesi e il problema del Pacemaker-ICD con nuovo modello. Mi è stata consegnata una apparecchiatura che trasmette al mio Centro Cardiologico il mio stato di salute.
Proseguo con una terapia che ormai la considero come pane quotidiano. Però in questo momento ho subìto dei sintomi di malessere quasi "Politico". Chiedo conforto. Questi i fatti:
In seguito a una caduta chiedo al mio Medico di famiglia il parere per una radiografia, con l’impegnativa ASL, alla spalla dolente da sette giorni. Si rifiuta l’impegnativa e mi consiglia di ricorrere al Pronto soccorso. Il Pronto soccorso non mi accetta perché sono trascorsi 7 giorni dal trauma. Mi consiglia una visita ortopedica in ospedale. Voglio fare subito la radiografia anche con il sacrificio come solvente. Non vengo accettato senza richiesta medica. Rinuncio. Nel frattempo sorgono problemi per l’allarme Optivol scattato dal mio pacemaker defibrillatore nel petto. Edema polmonare. Il mio Medico è introvabile. Con un taxi mi reco in un centro cardiologico (sono in codice rosso) come solvente. Dopo una adeguata modifica della terapia farmacologica e un controllo elettronico del device, mi vengono suggeriti alcuni esami clinici. Porto questi suggerimenti al mio Medico di famiglia che prontamente mi rifiuta la prescrizione in ASL. Asserisce che colui che ha eseguito gli esami è tenuto a scrivere la prescrizione su moduli ASL. Il cardiologo è di parere contrario e mi invita a tornare dal mio medico. La domanda angosciosa è: Cosa devo fare? Lo sfascio della nostra Patria è già cominciato dai servizi sanitari?

[#10] dopo  
Dr. Lucio Piscitelli
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Gentile Utente,
mi rallegro innanzitutto per la favorevole evoluzione delle sue problematiche, tutt'altro che di scarso rilievo, relative alle patologie cardiovascolari.

Condivido pienamente il suo disappunto su quanto Le sta accadendo sul piano strettamente burocratico, ma poiché i quesiti proposti vengono attribuiti ai diversi Consulenti in base alle loro specifiche competenze, La invito a riproporre la questione nella Specialità Medicina di Base o anche in Medicina Legale, certo che troverà maggiore specifica visibilità e risposte più attendibili rispetto a quelle che potremmo proporLe noi.