Utente 405XXX
Da 9 mesi sto vivendo una relazione con un uomo in cura per un disturbo di personalità che assume una terapia di psicofarmaci composta da 1000mg di Depakin 7,5mg di Abilify 0,5 mg di Brotizolam e 0,25 mg di Nozinan. La mia preoccupazione, oltre alla sua salute, è che rimangano tracce di queste sostanze nel suo liquido seminale e che io le possa assumere indirittamente tramite i rapporti orali. Ho faticato 2 anni per liberarmi dei farmaci che avevano prescritto a me e con enorme sacrificio. Non vorrei che adesso questo fosse vanificato. Ho bisogno di una risposta che risolva questo mio dubbio. Grazie Marta
[#1] dopo  
Dr. Matteo Pacini
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Gentile utente,

Non so se si rende conto di ciò che sta chiedendo, se cioè "tracce" di sostanze passano nello sperma e con i rapporti orali lei potrebbe riassumerle assorbendole poi (nel tratto digerente).

Ora, sinceramente, le pare una cosa sensata ?

Inoltre, che significa che "si è liberata" dai farmaci ? Che cos'è scusi, un'infezione da cui si rimane contagiati ?

Mi pare alquanto bizzarro come ragionamento, sia per il meccanismo ipotizzato che per il concetto stesso, ovvero che uno rimanga "contaminato" da tracce non si sa quantomai infinitamente piccole di una cosa è un discorso, ma cosa questo c'entri col fatto di ristabilire un legame di qualche tipo con un farmaco è francamente un altro discorso ed è incomprensibile.

E' sicura piuttosto di sentirsi bene e di non aver bisogno di una cura per questo tipo di idee ?
[#2] dopo  
Utente 405XXX

Iscritto dal 2016
Gentile Dottor Pacini,
La ringrazio per aver risposto al mio quesito informandomi dell'infondatezza della mia preoccupazione.
Quello che non capisco è il motivo per cui lei scelga di rispondere alla domanda posta da un utente che non ha chiaramente competenze mediche altrimenti per ovvie ragioni non cercherebbe risposte su un forum medico, con un tono polemico quale quello da lei utilizzato. Non sono una specialista io, a differenza sua, perciò si, mi rendo conto di quello che ho chiesto, ma soprattutto mi rendo conto che nella mia domanda non ci sia nulla di particolarmente strano. Se lei si recasse in un negozio di estetica e chiedesse "il gel per unghie si toglie con un acetone normale"? la commessa, in questo caso la specialista proprio come lei nel rispondere al mio dubbio, non le chiederebbe se è conscio di stare chiedendo una "cavolata" perché ad un cliente non è richiesta una competenza in merito dei prodotti per unghie come a me non è richiesta una competenza in farmacologia. Detto questo ho riletto più volte il mio messaggio: non parlo né di contagio né di contaminazione, due concetti che sono frutto di una sua interpretazione delle mie parole ma che non si attengono al lessico da me usato. Mi pare inoltre di aver chiesto se tracce dei farmaci restano nello sperma e non nella cosiddetta "lana" dell'ombelico perciò mi pare che, visto che queste sostanze sono rilevabili nelle urine, non sia una domanda, seppur dettata dalla mia ignoranza, così inverosimile. Detto questo, relativamente alla sospensione o meglio decalage dei farmaci, mi sento a pieno diritto di parlare di fatica e di sacrificio, non ché di liberazione perché come lei sicuramente saprà benissimo alcuni di essi, le benzodiazepine in primis, creano una forte dipendenza che penso sia vissuta da molti, da me sicuramente si per la mia esperienza, come una schiavitù. Semanticamente mi sembra quindi accettabile parlare di "liberazione ". La ringrazio ancora per la delucidazione e mi permetto di suggerirle con modestia di utilizzare delle dinamiche relazionali un Po più educate, cosa che non dubito assolutamente lei faccia in altri ambiti e contesti.
[#3] dopo  
Dr. Matteo Pacini
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Gentile utente,

Non è un fatto di competenza medica, è proprio il fondo del ragionamento che mi può suggerire che qualcosa non vada bene.
Un'idea di contaminazione "magica" per cui alla contaminazione seguirebbe una sorta di "esser di nuovo sotto farmaci", e la cosa non capisco che senso possa avere per chiunque, al di là delle competenze mediche.

Parlare di liberazione è per me incomprensibile, se mai si sarà liberata dalla malattia, e conseguentemente anche dalla cura.
Ma non è questo il punto.

Il punto è che se uno si contamina (in qualsiasi modo a questo punto) con tracce (ipotetiche) di una molecola, in una occasione, allora ridiventa..... e qui non capisco ? Ridiventa malata ? Ridiventa sotto effetto di farmaci ?

Abbia pazienza, se si preoccupa al punto da scrivere per saperlo significa che lo pensa seriamente, non è così un'associazione mentale di fantasia. Ed è questo che mi preoccupa.

Lei, se vuole rispondere, per che malattia era in cura ?
[#4] dopo  
Utente 405XXX

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Io per DBP. Ho avuto un trattamento in regime di ricovero nel 2013 e poi ho proseguito un anno di terapia ambulatoriale. Da un anno non assumo più terapia farmacologica che comunque non esistendo un vero e proprio farmaco ad hoc per il DBP era basata su benzodiazepine e neurolettici atipici tipo talofen per gestire la componente ansiosa del mio disturbo con le conseguenze di agiti che lei sa essere legate a questa patologia. Per me questo che era stato pensato come un supporto alla terapia psicologica è diventato un ulteriore problema perché le stesse quantità di farmaco non mi inducevano più lo stesso effetto sedativo. Sono arrivata ad assumere sempre più compresse e ad ogni tentativo di diminuirle oltre ad un aggravarsi della sintomatologia ansiosa si manifestavano anche disagi fisici. Per questo parlo di schiavitù, perché non ero più libera di decidere come e quando assumere una terapia che era stata inizialmente concepita come "al bisogno", ma che di fatto non lo era più. Nel decorso della mia patologia anche nei momenti più difficili non ho mai perso la lucidità né tanto meno esibito pensieri di tipo "magico". Il mio esame di realtà è sempre stato integro. La mia paura, da lei smentita, era che, siccome ho sentito dire che per esempio gli psicofarmaci influiscono sul feto e così via, che si concentrassero anche nel suo sperma e che io potessi assumerli per quella via. Non ho conoscenze a riguardo, immagino possa sembrare un quesito non pertinente ma volevo assicurarmi che non ci fosse questa possibilità. Non ho timore di contagio o contaminazione, non sono ipocondriaca e non soffro di DOC.
[#5] dopo  
Dr. Matteo Pacini
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Gentile utente,

Per DBP intende presumo borderline, altrimenti DBP è bipolare e non torna il fatto che non ci sia una cura standard.

Non era solo un'idea di contaminazione, ma anche di influenzamento. Io entro in contatto con i medicinali = io mi prendo la malattia. Questo era più "bizzarro".