Utente 451XXX
Salve, volevo chiedere un parere per mia madre (76 anni e portatrice di pacemaker da 20 circa) che da 2 anni ha una fistola in addome a causa di un decubito del pacemeker che è stato espiantato - sostituito con altro in sede emitorace destro -, ma i cui cateteri sono stati abbandonati in loco e, seppur operata ben quattro volte (revisione della tasca con rimozione di parte prossimale dei cateteri), nel tentativo di risolvere la situazione, la fistola non si chiude e si sposta man mano seguendo i cateteri che vengono "accorciati". La fistolografia effettuata rivela che si è formata una "grossolana saccoccia a fondo cieco in sede pre-lombare destra e passaggio del contrasto anche nell'estremità distale dell'elettrocatetere addominale".
Su indicazione del medico e dopo vari cicli di antibiotici, che mamma oramai non tollera più (fatto tampone con antibiogramma più volte), ogni mattina le inietto all'interno della fistola, con una siringa senza ago, Betadine. Aggiungo che mamma circa 10 anni fa è stata operata per una endocardite da pacemaker con plastica della valvola tricuspide.
Le mie domande sono:
1) può continuare a iniettare Betadine nella fistola e se si per quanto tempo?
2) Questi cateteri probabilmente infetti e abbandonati possono portare nel tempo l'infezione al cuore e, quindi, ad una nuova endocardite o ad una setticemia?
L'ultimo tampone effettuato era negativo (anche se dalla fistola fuoriesce sempre materia gialla densa). Il suo cardiochirurgo sconsiglia una operazione di rimozione dei cateteri ritenendola pericolosa per la situazione clinica di mamma e dice che dobbiamo avere pazienza e sperare che prima o poi la fistola si chiuda.
Ringrazio anticipatamente
[#1] dopo  
Dr. Giuseppe Iaci
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E' piuttosto complesso darle una risposta certa..
Spesso situazioni di questo tipo vengono trattate in questo modo cronicamente per tempo indefinito accettando il rischio di nuova endocardite se non si ritiene opportuna la completa rimozione dei cateteri.
Il fatto che l'ultimo tampone sia negativo lascia ben sperare sul trattamento corretto.
GI