Utente 485XXX
Ho ben 36 anni. E di ben perché ho ormai una età adulta che mi dovrebbe permettere un rapporto altrettanto adulto con i miei genitori, ma così non è.
Il mio problema con loro è sul piano della mia relazione con il mio fidanzato. Prima di lui sono stata ben 12 anni con un ragazzo (il primo amore)
dai 18 ai 30 anni che a loro piaceva tantissimo. Ammetto che la storia avrebbe potuto finire forse 3-4 anni prima, ma io, sbagliando, non ho mai avuto il coraggio di lasciarlo per timore di come avrebbe reagito la mia famiglia. La spinta a farlo è arrivata quando ho conosciuto il mio attuale fidanzato, me ne sono innamorata pazzamente e, sebbene non sia un comportamento di cui vada fiera, ho lasciato il primo grande amore. In casa mia APRITI CIELO: insulti, critiche.... Da quel momento sono passati ben 6 anni e ancora i miei non accettano il mio nuovo fidanzato: la mia impressione è che qualunque cosa faccia non vada bene semplicemente perché non è D. (il mio primo fidanzato).
Capisco che potrebbe far ridere che alla mia età io parli così, ma a me dispiace non poter creare un rapporto tra i miei e il mio lui.
Sottolineo che è un ragazzo mormalissimo che conduce una vita normalissima. Il suo grande difetto per i miei è che abbiamo 11 anni di differenza cosa che per me non è assolutamente un problema. Mi dicono inoltre che lui non è alla mia altezza? Ma cosa vuol dire?
Loro mi trattano come una bambina ed io sono veramente stanca di queste tensioni.
In parte li comprendo perché loro arrivano da una generazione meno istruita, meno aperta e diciamo "più tradizionalista" dove si tendeva a sposare il primo uomo conosciuto. Inoltre non si accorgono del differente trattamento che rivolgono a mio fratello: "Lui è maschio e può ma tu sei femmina". Quando glielo faccio notare rinnegano tutto.
In questi giorni gli ho detto che stiamo cercando un alloggio insieme e la loro risposta è stata: "Vai se poi ti penti la porta qui è sempre aperta"....non è quello che mi sarei voluta sentir dire.
Chiedo un aiuto per cercare di risolvere questa situazione. Io non metto in discussione la mia storia con lui ma vedere i miei sempre col muso mi fa stare male. Grazie
[#1] dopo  
Dr. Annarita Raschillà
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Gentile, il rapporto con le figure genitoriali permane tutta la vita anche se si diventa adulti ed indipendenti, quindi non appare così fuori dalla norma il suo desiderio di migliorarlo. I suoi genitori "tradizionalisti" considerano dal loro punto di vista "la norma" come garanzia di felicità e desiderando la sua felicità vi proiettano questo ideale, come lei stessa dice, proprio di un' altra generazione: una generazione in cui restare sullo stesso binario era sinonimo di realizzazione di sé, mentre qualsiasi deviazione dal percorso standard un pericoloso possibile "deragliamento". Avere un solo uomo nella vita e sposarlo era una condizione normale ed assai auspicabile per una donna, mezzo secolo fa.... Pensando ai suoi genitori, che credono di sapere cosa sia il suo bene più di quanto non lo sappia lei, mi intenerisce questo senso di protezione seppure smodato costituito da una sorta di "ricatto emotivo buono", un' apertura che però sembra il caro vecchio "vai, ma se ti farai male quando torni avrai il resto!" perpetrato in un continuum senza riconoscerle il ruolo di adulta, che forse toglierebbe loro il modo principale tramite cui riconoscersi come figure genitoriali o meglio il ruolo della famiglia come entità inglobante, e forse inconsciamente anche il suo amore. Non per questo lei deve interiormente assecondare il desiderio dei suoi di restare "bambina"...intendo il desiderio di approvazione che lei nutre per scelte che, non essendo specchio delle loro, per forza di cose sono giudicate come pericolose in quanto fuori dal cerchio protettivo che le hanno costruito. Lei è un' adulta e si è fatta la sua vita e forse sarebbe più utile accettare il fatto che i suoi genitori non possono cambiare, la loro disapprovazione è un monito continuo che è atto di amore, è il loro modo di esserci nella sua vita. In realtà lei non deve dimostrare nulla ai suoi genitori: loro sanno già tutto e sanno quanto vale, ma esprimono il contrario perché per loro la stanno ancora educando e quindi proteggendo facendo leva sulle sue insicurezze, perché se le dicono che nel bosco c'è il lupo sanno che lei sarà prudente nel bosco. È lei che deve fare capire loro non tanto che è in grado di fronteggiare il pericolo quanto che non è più dipendente dalla loro approvazione, quando loro ravviseranno questo suo cambiamento interiore sarà giocoforza un loro cambiamento di atteggiamento perché sapranno di non potervi più fare leva, troveranno un altro modo di proteggerla quando lei smetterà di preoccuparsi della loro approvazione. E allora lei comunque saprà fare sentire importanti e partecipi anche di scelte che loro non condividono. La loro porta è aperta, come dicono, pronti con la rete di protezione...faccia abilmente finta, forzandosi inizialmente , e dopo riuscirà davvero, di non sentirlo quel peso della loro approvazione. La amano e questo le può bastare, la stimano ma non lo dicono perché lei non abbassi mai la guardia nella vita. Impari pian piano ad accettare il loro modo di amare e non sentire troppo il peso di questi "giudizi", chieda loro consiglio su cose quotidiane, mostri di aver bisogno di loro per portare avanti le tradizioni di famiglia anche solo con una ricetta o consigli sul bricolage, vedrà che distoglierà l'attenzione dalle scelte di vita e rassicurerà i suoi di aver bisogno dei precetti familiari anche se le sue scelte sono scelte personali che giuste o sbagliate che siano ricadranno solo su di lei. E se proprio il suo desiderio di approvazione fosse avvertito dai suoi come segnale che lei non è abbastanza forte e ha bisogno di un appoggio? Sono solo ipotesi e pensieri in merito ovviamente, però sono certa che potranno essere spunti di riflessione per fare delle "mosse " per equilibrare il suo rapporto con sè stessa come parte della famiglia e con i suoi familiari. In bocca al lupo per la sua convivenza e per la sua vita.
[#2] dopo  
Utente 485XXX

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Grazie mille dottoressa.
Ha centrato il cuore del problema: il mio bisogno di avere la loro approvazione. Proverò a lavorare su questa mia debolezza, come dice lei, fingendo, inizialmente di non curarmene e sperando che man mano mi diventi più naturale.