Utente 497XXX
Salve, non sapevo bene se postare questa domanda in psichiatria, psicologia o neurologia. Semplcemente perché non capisco cosa mi succeda.
Mi é giá successo in passato, mentre qualcuno mi parla, anche di cose serie, di trattenere un "sorriso".
Da quando ho partorito, accuso malesseri fisici e psicologici. Forse perché mi sento particolarmente sensibile .
Il punto é che quando mio figlio piange disperato, a me viene da ridere. Come una risata spastica. E io non vorrei assolutamente farlo, ma non capisco perché il mio corpo reagisca in questo modo. Provo a tranquillizzarlo ma con il sorriso sulla faccia. Quasi come se mi faccia ridere il fatto che lui pianga... ma non é cosí!

Cosa mi succede? Perché mi capita di ridere in situazioni in cui non vorrei farlo ?
É un problema psicologico o neurologico? Non nascondo che mi faccia particolarmente paura questa cosa.


Grazie a chi mi aiuterá.
[#1] dopo  
Dr. Carla Maria Brunialti
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Gentile utente,

a meno che Lei non abbia una patologia neurologica,
direi che il problema possa essere psicologico.
"Possa" perchè on line non è possibile fare diagnosi,
ma unicamente attivare dei punti di attenzione per chi ci scrive.

Spesso il sorriso è una difesa dalla difficoltà, quando incongruo con la situazione.

Quanto ha il bimbo?
E' il primogenito?
Lei come sta?

Saluti cordiali.
Carlamaria Brunialti
[#2] dopo  
Utente 497XXX

Iscritto dal 2018
Grazie della risposta. Mio figlio ha 8 mesi ed é il primo.
Io non sto bene né fisicamente né psicologicamente. Da quando ho partorito ho dolori toracici, arti, testa, schiena con fitte dolorose e bruciori ovunque.
Psicologicamente sono tornata ad avere i problemi che avevo anni fa. Cioé soffrivo di DOC e penso continuamente di morire o di aver malattie gravi.
La psicoterapia che feci anni fa, non mi aiutó . Pensai di essere guarita da sola dopo averla smessa, ma ora mi sembrano tornati tutti i vecchi disturbi.
[#3] dopo  
Dr. Carla Maria Brunialti
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Coinvolge il padre del bambino nell'accudimento?

Riposa a sufficienza?

Ne ha parlato con il Suo medico?

Ha pensato di farsi aiutare? se ha finito l'allattamento anche farmacologicamente..,
considerato che la psicoterapia non Le ha portato esiti significativi.

Dott. Brunialti
[#4] dopo  
Utente 497XXX

Iscritto dal 2018
Cerco di coinvolgerlo piú che posso, nonostante lui lavori molto.
Lavora con la legna, quindi si stanca molto e a fine giornata magari desidera piú riposarsi che altro...
Io mi dedico ad accudire il bambino 24 ore su 24. Non ho nessuno che me lo tiene nemmeno per un po' di tempo, salvo casi eccezzionali. Al massimo lo prendono una decina di minuti i suoi genitori o mia madre, per giocarci un po' (ora che é piú grande). Avrei preferito almeno inizialmente un po' di aiuto, semplicemente perché ho 22 anni e mio marito 21, e l'arrivo del piccolo ci ha reso profondamente felici, quanto consapevolmente insesperti.
Con il mio curante, non ne ho ancora parlato, perché l'ho cambiato di recente...
Tutti mi dicono che dovrei provare a cavarmela da sola, senza pensare di chiedere aiuto a qualcuno, ma é difficile. Siccome ci sono giá passata anni fa in una situazione simile, questo mi rende piú angosciata, perché so quanto sia difficile uscirne. Nessuno mi appoggia nella decisione di farmi aiutare da uno specialista, ancor peggio farmacologicamente. Perché credono che potrei farcela da sola. (Intendo i miei familiari e i suoi)

Giá il fatto che io comunque abbia notato questo "riso" immotovato, per me é fonte di ansia. Penso subito sia qualche problema neurologico e che io sia affetta da qualche malattia come SM o tumori al cervello che mi causa questo riso.
É pesante vivere cosí, e a 22 anni che sia ridotta a pensare continuamente alla morte, é veramente frustrante.

La ringrazio per il suo tempo.
[#5] dopo  
Dr. Carla Maria Brunialti
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Gentile ragazza,

"..Tutti mi dicono che dovrei provare a cavarmela da sola, senza pensare di chiedere aiuto a qualcuno, .."
E se avesse un dente da togliere Le risponderebbero nella stessa maniera?
Lo psicologo non è "qualcuno", ma un professionista specializzato proprio in questo.

Lei già conosce queste situazioni, non attenda dunque
anche perchè ora ha un bambino da accudire e da educare, oltre che da amare.

Non chieda consigli a chi non ha competenza per risponderLe (i Suoi),
si rivolga al suo medico innanzi tutto.
Riprenda la cura che aveva già speriementato a suo tempo, compreso un sostegno psicologico magari al Consultorio, dove potrà recarsi in autonomia.

Saluti cordiali.
Carlamaria Brunialti