Utente 498XXX
Buon giorno.
Scrivo perché da tempo sono preoccupato per mio figlio.
Ha 15 anni, è un ragazzo intelligente, figlio unico, ha frequentato con profitto il primo anno del Liceo Scientifico.
Ama molto giocare online, non rispetta i limiti orari che gli vengono dati.
Esce molto raramente di casa, in genere solo per andare a casa del cugino, di un anno più piccolo, con il quale si trova molto a suo agio.
Non va a passeggio, non vuole praticare sport, non vuole provare a proporre ad uno o più compagni di scuola, per fare un esempio, di andare al cinema, o a passeggio.
Durante le scuole medie, seppure non con cadenza settimanale, poteva accadere che il sabato pomeriggio si vedeva con alcuni compagni, mangiavano qualcosa insieme, e poi si andava a riprenderlo verso le 22.00.
Spesso c'erano feste di compleanno, alle quali partecipava volentieri.
Dalla scuola media suona la chitarra, e durante i piccoli saggi di fine anno notavo che prima di esibirsi i suoi compagni lo "acclamavano" molto.
Questo per dire che era loro simpatico.
Allora chiesi alla sua insegnante di italiano come lo vedeva da un punto di vista sociale, e la risposta fu che a lei sembrava non si proponesse agli altri, e che era contento di stare nel gruppetto che si era formato.
Finita la scuola media inferiore, ha trascorso tutta l'estate in casa ("ho avuto gli esami, mi devo riposare"), ad eccezione di una decina di giorni in parrocchia con il cugino, esperienza che ripeterà quest'anno, ed una vacanza al mare di famiglia durata 10 giorni, durante la quale non ha voluto prendere parte ad alcun gioco o attività di gruppo con i suoi coetanei, a differenza di due anni prima, quando partecipò a tutto il partecipabile.
Interpellata l'insegnante nuova di italiano, mi sono sentito dire "È un ragazzo molto educato, ma molto rigido, anche nella postura. Dovrebbe sciogliersi un po'. Non che non interagisca con i compagni, però sarebbe utile per lui, data l'età, un maggiore coinvolgimento".
Ieri sera mi ha detto "Metà della mia classe non mi è simpatica, parlo soprattutto con due miei compagni (uno nuovo, un altro che era con lui alle medie), converso anche con un gruppo che mi è più simpatico, ma non esco con loro perché parlano sempre di cose che non mi interessano (non mi ha spiegato), e portano con loro gente che non mi è simpatica."
Mi chiedo, da padre, se c'è qualcosa che posso fare, se adottare un comportamento diverso con lui. Sono molto esigente, molto rigoroso.
Come posso aiutarlo, se di aiuto ha bisogno?
Mi sono dilungato molto, e magari non ho fornito elementi utili.
Grazie per un vostro eventuale suggerimento.

[#1] dopo  
Dr. Enrico De Sanctis

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Buon pomeriggio,

intanto mi sento di dire che la sua attenzione verso suo figlio e la sua cura sono aspetti positivi. Dalle sue parole lo descrive come una persona con molte risorse, anche se rintraccia in lui forse una timidezza e una chiusura, che la preoccupano. Allo stesso tempo, tuttavia, rintraccia e sottolinea alcuni momenti in cui suo figlio sembra partecipe socialmente: è presente alle feste di compleanno, è acclamato e risulta simpatico, sta volentieri con alcuni compagni e un piccolo gruppo. Questi sembrano essere segni favorevoli.

Verso la fine del suo racconto fornisce anche un aspetto di se stesso, il fatto di essere "esigente e molto rigoroso". Voglio dirle quanto sia preziosa la sua capacità di chiamarsi in causa nella vostra relazione, non è da tutti.

In alcuni momenti sembra che suo figlio si apra con lei, ma sembra dire che lo faccia fino a un certo punto. Non le spiega fino in fondo le ragioni per cui ci sono periodi in cui non esce o non si trova con la classe ad esempio. Né le spiega come mai alcune persone non gli siano simpatiche, se ho capito bene.

In queste sede provo a farle due domande, se se la sente di rispondere.
Come mai, secondo il suo sentire, suo figlio non le spiega fino in fondo quello che vive? E lei che idea si fa delle ragioni per cui suo figlio in alcune occasioni non si apre facilmente nelle relazioni con gli altri?

Un saluto cordiale,
Enrico de Sanctis
Dr. Enrico de Sanctis - Roma
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[#2] dopo  
Dr. Francesco Emanuele Pizzoleo

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Gentile utente,

La psicologia dell’eta evolutiva ci insegna che il periodo adolescenziale è caratterizzato da mutamenti intrapsichici e somatici che predispongono alla formazione di tratti caratteriali ed emotivi adulti. Non solo:
- le dinamiche adolescenziali sono inevitabilmente costituite da variazioni ormonali/endocrine, di pensiero, emotive e corporee che l’adolescente, proprio perché in fase di transizione personologica, difficilmente riesce ad identificarle ed esserne consapevole. Ne consegue che se un genitore inizia a nutrire e dubbi, perplessità e preoccupazioni relative alla percezione di possibili cambiamenti comportamentali, è altamente suggeribile avvalersi di un confronto professionale del genitore con un/una collega psicologo psicoterapeuta perfezionato in psicologia e psicopatologia dell’età evolutiva. Ciò permette di porre in disamina valutativa:
- le variazioni percepite;
- eventuali modi di funzionamento cognitivo, emotivo e relazionale/affettivo che sottendono ad esse;
- comprendere i motivi genitoriali che hanno condotto a mutazione della percezione del cambiamento comportamentale e psichico del proprio figlio;
- evidenziare se eventuali cambiamenti umorali, comportamentali ed affettivi del corrispondano ad una normale fase evolutiva, se ci possano essere dei trigger interni e/o esterni che li hanno indotti e quindi se rappresentino,o meno, fattori da considerare disfunzionali per età, sesso e stile di vita dentro e fuori: famiglia, scuola e gruppo dei pari.

Detto ciò, una consulenza di persona presso il collega potrebbe essere dirimente per comprendere quanto esposto sopra e, nell’eventualità del bisogno (che valuterà il/la lo specialista) individuare quali strategie adottare con lo scopo di promuovere un maggior benessere e diversa qualità di vita al ragazzo.
Ne ha parlato di queste preoccupazioni che ci espone con sua moglie?
Se si, cosa ne pensa lei?
Sarebbe auspicabile che entrambi i genitori nutrissero gli stessi dubbi in proposito e si proponessero insieme nel consulto specialistico.
Dr. Francesco Emanuele Pizzoleo. PsyD. Psicoterapia cognitiva e cognitivo comportamentale.

[#3] dopo  
Utente 498XXX

In primo luogo grazie di cuore ai Dr. De Santis e Pizzoleo.
Provo a rispondere ai quesiti di entrambi.
De Santis
1) Credo che mio figlio non spieghi fino in fondo quello che vive per il timore di sentirsi giudicato invece che compreso.
2) Penso non si apra facilmente per un sentimento di inadeguatezza.
Pizzoleo
1) Dire che ne ho parlato con mia moglie è dire poco. Forse la sto torturando.
2) Mia moglie ritiene che nostro figlio sia semplicemente timido, che con il tempo si aprirà, tenuto conto della fase di cambiamento in cui si trova.
Aggiungo che l'ipotesi che spesso ho fatto di recarci presso una struttura competente viene completamente respinta da mia moglie. Mio figlio ha così commentato questa possibilità, rivolgendosi a me con un "Se desiderate portarmi da uno psicologo fatelo pure, ma sappi che in questa famiglia l'unico ad averne realmente bisogno sei tu!".
Distinti saluti ad entrambi.

[#4] dopo  
Dr. Enrico De Sanctis

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Sembra esserci una differenza tra la lettura che lei sta dando della situazione rispetto a quella di sua moglie.
Sua moglie sostiene che ci sia una timidezza caratteriale, che migliorerà, mentre lei sembra sottolineare un aspetto relazionale, che incide sull'immagine che suo figlio ha di se stesso, cioè un senso di inadeguatezza e il timore del giudizio.

Le vostre letture potrebbero essere entrambe valide. Possono esserci aspetti caratteriali per cui suo figlio presenta un'introversione di base, che gli consente comunque una sua socievolezza, magari differente da quella che lei si aspetterebbe.
Assieme a questo è anche possibile che l'introversione si accentui per un senso di inadeguatezza e il timore del giudizio, come ha sottolineato. Elementi che potrebbero essere inibitori sull'espressività di suo figlio e sulla sua possibilità di essere se stesso.

Mi tolga una curiosità, se posso chiederle, quando afferma di essere "esigente e rigoroso", sente di esserlo stato con suo figlio? La lettura che propone è legata alla sensazione o al timore di essere stato troppo esigente e rigoroso con lui?
Le faccio questa domanda anche perché mi sono interrogato sull'affermazione che lei riporta, relativamente alle parole di suo figlio, che le dice che ad "avere bisogno dello psicologo sia lei". Si sente in qualche modo toccato da queste parole?

Un saluto cordiale,
Enrico de Sanctis
Dr. Enrico de Sanctis - Roma
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[#5] dopo  
Dr. Francesco Emanuele Pizzoleo

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Le rispondo per quanto concerne il mio cunsulto.
1) chiedere o costringere o supplicare un adolescente di andare dallo psicologo è come dire ad una persona con frattura del ginocchio: “andiamo a fare jogging”. Ironia ma è la verità! Adolescenti e pre-adolescenti non vanno sanitarizzati a meno che non ci siano delle condizioni estreme che devono essere valutate da uno specialista neuropsichiatra o psicologo psicoterapeuta dell’eta evolutiva.
2) la prego di far leggere questo a sua moglie: signora, se ritiene che il comportamento di suo figlio e l’affettività che dimostra siano dovuti a timidezza, perché non recarsi da un/una collega con cui possiate verificare o falsificare la sua ipotesi? Non le costa nulla e soprattutto consideri che ne va della salute e serenità di suo figlio e di tutto l’ambiente familiare.

Cordiali saluti
Dr. Francesco Emanuele Pizzoleo. PsyD. Psicoterapia cognitiva e cognitivo comportamentale.

[#6] dopo  
Utente 498XXX

Di nuovo grazie ad entrambi.
Per il Dr. De Sanctis.
Sí, penso di esserlo stato, pur non avendo voluto esserlo. E penso che questo abbia contribuito in negativo a creare questo problema, chiamiamolo così. L'affermazione di mio figlio mi ha colpito perchè l'ho trovata acuta. Sin da bambino, mi riferisco ad un'età molto precoce, ha mostrato di leggere ed interpretare con molta correttezza situazioni, contesti, atteggiamenti, persone.

Per il Dr. Pizzoleo.
Non ho il desiderio di sanitanizzare mio figlio, credo. Quel che penso è che personalmente non sono in grado di valutare correttamente la situazione, nè di capire quanto vi sia di soggettivo nelle mie impressioni. Per questo ho pensato e più volte proposto una consulenza, per dar modo ad una persona competente, non coinvolta emotivamente, di formulare una valutazione dalla quale possa emergere una migliore comprensione, ed un eventuale, se necessario, aggiustamento intrafamiliare.

Un saluto cordiale ad entrambi.

[#7] dopo  
Dr. Francesco Emanuele Pizzoleo

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“Quel che penso è che personalmente non sono in grado di valutare correttamente la situazione, nè di capire quanto vi sia di soggettivo nelle mie impressioni”.

Saggia valutazione!
Dr. Francesco Emanuele Pizzoleo. PsyD. Psicoterapia cognitiva e cognitivo comportamentale.

[#8] dopo  
Dr. Enrico De Sanctis

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Trovo le sue parole suggestive. Come dicevo in precedenza, non è scontato chiamarsi in causa come sta facendo nella relazione con suo figlio. E il modo in cui accoglie la sua affermazione mi sembra coraggioso e responsabile.

E come sensazione, che posso comunicarle soltanto avendo letto queste sue parole, mi sento di ipotizzare che suo figlio forse ha potuto sentire, oltre al suo essere esigente e rigoroso, anche la sua dedizione. Immagino che se lei abbia accolto la sua affermazione come emblematica e acuta, questo possa essere stato importante per lui.

In questa sede, mi sento di lasciarle due riflessioni, nel tentativo di rispondere alla sua domanda.
Una riguarda la possibilità di ampliare la sua lettura anche attraverso quella di sua moglie. Con questo non sto dicendo che lei non abbia ragione. Magari potrebbe essere importante distinguere se suo figlio ama le compagnie più ristrette, per dire, per il fatto che ha una sua sensibilità che gliele fa preferire. Bisogna distinguere questo da un ritiro dovuto a una fatica a esprimersi, magari perché non ha fiducia in sé, teme il giudizio o magari possono esserci delle paure che lo bloccano ad esempio.

Nel primo caso è importante che suo figlio possa essere in linea con se stesso e con il suo soggettivo sentire, nel secondo caso sarebbe necessario approfondire il suo mondo interiore, come lei suggeriva. Se suo figlio fosse disponibile a consultare uno psicologo, ritengo personalmente che questa sia una strada percorribile, per comprendere i suoi vissuti e capire se qualcosa si costituisce come freno per la sua espressività. Per capire se lui vive con un senso di inferiorità, come lei mi sembra sentire, oppure se ci sono caratteristiche di sé che può giudicare male ad esempio.

Una seconda riflessione riguarda lei stesso. Mi sono chiesto se nel definirsi "esigente e rigoroso" può riconoscere anche l'affermazione della professoressa, quando dice che suo figlio le appare un po' "rigido". Intendo dire che mi sono chiesto se ci siano dei tratti comuni tra lei e suo figlio. A volte capita di passare alcune proprie caratteristiche ai bambini, sia nella relazione sia in termini umorali, più immediati ed emotivi.

Potremmo dire che lei è padre, ma non solo. È stato anche figlio. Non la conosco, non so se anche lei, come suo figlio, potrebbe "sciogliersi" di più, giudicandosi meno. Lascio a lei questo spunto, in caso sentisse la possibilità di misurarvisi.
Senz'altro oggi, attraverso suo figlio e la vostra speciale relazione, può darsi l'occasione di guardarsi dentro e di riflettere su se stesso. Anche questo potrebbe essere un modo per cambiare la relazione con lui, nel momento in cui lei per primo dovesse cambiare dentro di sé.

Mi corregga pure se mi sbaglio, voglio dirle che sento in lei la cura e l'amore per suo figlio e, allo stesso tempo, sento in lei il desiderio di una ricerca interiore.
Se posso permettermi, non giudichi se stesso così male, come colui che "ha contribuito a creare in negativo questo problema". Come dicevo, mi sembra mostrare cura e dedizione nonché il desiderio e il coraggio di interrogarsi, cosa che rappresenta la via per affrontare e modificare quei problemi che nella vita possono capitare.

Un saluto cordiale,
Enrico de Sanctis
Dr. Enrico de Sanctis - Roma
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[#9] dopo  
Utente 498XXX

Gentili Dr. De Sanctis e Pizzoleo,
desidero ringraziarvi entrambi perchè, con approcci e stili diversi, avete in qualche modo contribuito non a cancellare le mie preoccupazioni, ma a riportarle ad una dimensione in qualche modo più gestibile. E questo mi rende lieto di aver posto il quesito su questo portale.
Faccio mio l'invito a guardare verso mio figlio con i miei occhi, e con quelli di mia moglie, integrando le due visioni, cercando di tenere a mente il fatto che, oltre a ipotizzabili problematicità, non devo escludere a priori una personalità di mio figlio che va conosciuta meglio, ed apprezzata, in quanto sua propria, senza fare confronti con modelli preconfezionati.
Sono consapevole che con mio figlio condivido quella che ho chiamato rigidità, che nel mio caso si traduce in un eccesso di senso di responsabilità, di dovere, ed anche di sensi di colpa.
Ed anch'io, è vero, dovrei imparare a giudicarmi meno, ed a giudicare meno.
Proverò a muovermi in questa direzione, e a mettermi a lato di mio figlio, cercando con tatto di capire, e sostenere.
Se dovessi vedere che non osservo piccoli cambiamenti, o altro, proverò a chiedere un aiuto.
Penso che mia moglie, alla quale presento questo tema familiare con troppa enfasi, non si tirerà indietro se si tratterà di fare qualcosa per il bene di tutti noi, per un eventuale cambiamento.
Riguardo al mio desiderio di ricerca interiore, è un desiderio che ho colto relativamente presto nella mia vita, ed al quale al momento opportuno ho dato concretezza.
Grazie, e buon lavoro ad entrambi.

[#10] dopo  
Dr. Enrico De Sanctis

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Grazie anche a lei per questo nostro scambio e per la sua apertura al dialogo.

Un caro augurio,
Enrico de Sanctis
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