L'ernia inguinale: di cosa si tratta e quale terapia oggi

Andrea FavaraUna patologia frequente di interesse chirurgico
Articolo a cura di .  Pubblicato il 03/06/2008, cliccato 72039 volte.
 

La storia dell’ ernia inguinale e del suo trattamento risale a Galeno e all’ epoca greco romana: risalgono a quei tempi infatti le prime descrizioni e le prime proposte terapeutiche per risolvere un problema la cui cura a tutt oggi consiste nell’ intervento chirurgico più praticato in tutto il mondo e si stima in 100.000 interventi ogni anno solo in Italia.

La malattia colpisce più frequentemente gli uomini e l’ età adulta ma può riguardare ogni individuo.

Il motivo per cui alcuni individui sviluppano un’ ernia non e’ ancora del tutto chiarito, tuttavia appare evidente come una predisposizione morfologica e strutturale di alcune strutture muscolari e fasciali della regione inguinale e di una loro debolezza, a volte associata a fattori predisponenti (asma e bronchite, stipsi, obesità, aumento della pressione endoaddominale) giochino un ruolo fondamentale e siano presenti nella maggior parte dei casi.

L’ ernia e’ definita come la fuoriuscita di un viscere o di una sua parte dalla cavità naturale in cui e’ posto e, nel caso specifico dell’ ernia inguinale, avviene attraverso una struttura che si chiama canale inguinale.

 

Ci si accorge della sua presenza in genere perchè compare una tumefazione intermittente nelle regione inguinale che scompare in posizione supina, poco dolente e di dimensioni progressivamente crescenti, tuttavia soprattutto agli esordi della malattia la tumefazione può non essere evidente, soprattutto in pazienti soprappeso e la sintomatologia essere costituita da bruciore, dolore, fastidio e senso di ‘ingombro’ in regione inguinale.

La diagnosi di ernia viene posta dal medico mediante la visita che nella stragrande maggioranza dei casi e’ l’unico elemento necessario per confermare la diagnosi e definire altre eventuali patologie che possono presentarsi con una sintomatologia in parte sovrapponibile.

Solo in rari casi può essere necessario ricorrere ad esami strumentali particolari che possono definire situazioni dubbie.

Cosa si deve fare allora una volta confermato che si e’ portatori di un’ ernia inguinale?

La necessità di una terapia nasce dalla sintomatologia, più o meno fastidiosa, dalla certezza che una volta comparsa l’ ernia, la guarigione spontanea della stessa e’ impossibile ed in genere, col tempo, progressivamente, aumenta di dimensioni, ma soprattutto dalla temibile comparsa di complicanze.

L’ intasamento e lo strozzamento, ovvero l’ impossibilità a far rientrare il contenuto dell’ ernia in addome sono imprevedibili e costituiscono una indicazione ad intervento chirurgico urgente indispensabile che spesso richiede resezioni intestinali ed in certi casi, soprattutto in pazienti anziani ed affetti da altre patologie, condurre al decesso.

L’astensione terapeutica ovvero l’ utilizzo di particolari mutande elastiche si riserva quindi a pazienti molto anziani oppure affetti contemporaneamente da patologie severe.

Dopo secoli di evoluzione in termini di conoscenze scientifiche, tecniche chirurgiche e scoperte fondamentali della medicina (anestesia, antibiotici, utilizzo di materiali protesici) si e’ quindi giunti alla terapia attuale dell’ernia inguinale che, come detto, e’ sempre chirurgica.

Attualmente il gold standard nel trattamento di un ernia inguinale e’ costituito da una riparazione mediante protesi dedicata, secondo varie tecniche, in anestesia locale ed in day surgery, ovvero senza necessità di pernottare in ospedale. Questo intervento è indolore, presenta una grande efficacia in termini di recidive, nel senso che la ricomparsa dell’ ernia avviene in meno dell’ 1% dei casi, bassa incidenza di complicanze per altro rarissimamente severe e modesto impegno per il paziente dopo l’intervento nel senso che dopo un breve periodo di riposo relativo si possono riprendere tutte le attività senza problemi.

Non tutti i pazienti possono venire trattati così tuttavia, può rendersi indicato in certi casi il ricorso ad anestesie cosiddette loco regionali, ove si resta comunque svegli e coscienti ma la sensibilità al dolore viene eliminata nelle regioni inferiori del corpo, oppure all’anestesia generale. La degenza ospedaliera in alcuni casi può essere indicata (pazienti anziani, affetti da patologie concomitanti, situazioni socio familiari particolari, residenza troppo lontano dalla sede dell’ intervento, esecuzione contemporaneamente di altre procedure chirurgiche per correggere patologie coesistenti).

 

La valutazione del chirurgo permetterà di definire la migliore procedura per il singolo paziente tenendo conto di tutti questi elementi.

Un ultimo cenno va fatto alle tecniche di riparazione dell’ernia inguinale per via laparoscopica che alcuni anni fa erano stati propagandate e pubblicizzate ampiamente ma che ora stanno venendo ridimensionate nelle loro indicazioni: si tratta infatti di un approccio che richiede sempre l’ anestesia generale, possono verificarsi gravi complicanze, non presenta documentati vantaggi in termini di ricomparsa dell’ ernia, ha un costo maggiore e prevede un postoperatorio sostanzialmente simile al precedente. Attualmente le vere indicazioni sono costituite da ernie bilaterali, plurirecidive o presenza di altre patologie concomitanti che necessitano di un intervento laparoscopico. Si tratta di tecniche che hanno trovato scarsa diffusione e sono praticate in una minoranza dei centri chirurgici in Italia, ai quali e’ possibile rivolgersi nelle indicazioni sopra ricordate.

Nonostante i fatti sopra esposti, purtroppo e’ tuttora frequente vedere nei pronto soccorso italiani pazienti che si presentano con ernie inguinali complicate con le conseguenze che abbiamo descritto, e’ quindi auspicabile una maggiore conoscenza del problema e la consapevolezza da parte di pazienti che un piccolo problema risolvibile in maniera semplice rapida e indolore può trasformarsi in un evento drammatico se trascurato.

 

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