Solo una quota , molto piccola (5%) dei tumori, viene inserita dai medici nella categoria di quelli che si chiamano “familiari” .

Nel corso dell’attività professionale quotidiana e in gran parte delle richieste di consulto di Medicina online, ricorre frequentemente questa domanda: i tumori sono ereditari?

Purtroppo non ci sono da parte dell’informazione, attraverso i media, risposte rassicuranti, anzi viene amplificata la paura nell’immaginario collettivo da una quasi totale assenza di risposte.
Eppure basterebbe guardare “i numeri” per avere rassicurazioni convincenti.

Solo una quota , molto piccola (5%) dei tumori, viene inserita dai medici nella categoria di quelli che in gergo si chiamano “familiari” perché hanno un evidente grado di parentela. Per tumori molto diffusi, quali quello del colon e della mammella, il rapporto è di circa 1 ogni mille persone.

Per parlare di familiarità occorre considerare quelle famiglie che presentano casi multipli di soggetti che si ammalano in giovane età (non superiore a 40 anni), escludendo le fasce successive, nelle quali l’insorgenza del tumore è molto più probabilmente dovuto a cause non ereditarie, ma all’invecchiamento delle cellule (fonte: http://www.corriere.it/sportello-cancro/articoli/2004/08_Agosto/30/ereditarieta.shtml).

Sulle persone che si ritengono a rischio si procede quindi con una serie di accertamenti clinici e si fanno eseguire alcuni controlli periodici. In pratica queste persone devono sottoporsi agli stessi esami di screening che, al resto della popolazione, si consigliano dopo i 45-50 anni (ad esempio il PSA per la prostata o la mammografia per il seno).
Chi è figlio o nipote di pazienti oncologici, oppure i malati che decidono - superata la neoplasia - di avere un bambino possono sentirsi quindi rassicurati. E' come per l'altezza, sappiamo chiaramente che c'è una parte genetica dovuta ai genitori e una dovuta all'alimentazione, ma come si combineranno nel neonato è del tutto imprevedibile. Si può parlare di predisposizione, ma si verificano poi infinite differenze, anche fra individui con simili componenti.

La stragrande maggioranza dei tumori (quel 95% circa che non si definisce familiare) è quindi di natura "sporadica", ma ha una possibile componente genetica: tramite un esame del DNA, cioè, si possono trovare, all'interno di ogni individuo, dei geni che agli oncologi sono già noti come "rischiosi" e che indicano una predisposizione a sviluppare la malattia. Predisposizione che può essere di due tipi: verso il tumore (quel gene combinato con altri può condurre ad un cancro) o verso i fattori ambientali (esempio classico: il fumo).

Nel primo caso si parla di combinazione poligenica, un evento particolare e con una casistica sterminata di possibili varianti, ma su cui si concentrano le attenzioni di moltissimi studiosi.
Nel secondo si hanno già indicazioni più definite, come quelle di geni metabolici che, mischiati - per esempio - a determinate sostanze tipiche di alcune diete orientali, portano ad un rischio più elevato di un cancro del fegato, proprio come avviene con altri geni metabolici che - se combinati al fumo - comportano in quella persona un rischio di tumore ai polmoni di due volte superiore.

Ci sono polimorfismi genetici che gli oncologi già conoscono come "sfavorevoli" nello sviluppo del tumore (ad esempio a carico del gene BRCA2 per la mammella, MLH1 per il colon, RNASEL per la prostata) ed è da questi che si parte nelle attuali indagini scientifiche, alla ricerca di nuovi mezzi per sconfiggere la malattia. Un risultato significativo è stato ottenuto recentemente proprio da un gruppo guidato da Tommaso Dragani e da Emanuela Taioli, che hanno studiato il ruolo di un polimorfismo genetico del gene L-myc nella prognosi del cancro polmonare, ma anche di altri tipi comuni come quello del seno, del colon e della prostata (i risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Cancer Clinical Research).

"Abbiamo scelto il gene L-myc perché aveva già dato evidenza di essere un fattore di rischio. Ora abbiamo dimostrato d'essere in grado di predire che, se il paziente ha un determinato polimorfismo di questo gene, la malattia si svilupperà in lui in modo più o meno aggressivo, a seconda di determinate circostanze", spiega Dragani.

Alla luce di questa scoperta, dunque, gli specialisti avranno uno strumento in più per prevedere l'evoluzione clinica delle neoplasie e, di conseguenza, scegliere la terapia più adeguata per ogni singolo paziente, i farmaci più adatti.

Conclude Emanuela Taioli: "Poter prevedere come si svilupperà il tumore è una grandissima conquista, che ci consente di fare la nostra mossa prima che la neoplasia si espanda. E che ci aiuta anche a scegliere la giusta dose di farmaci, limitando anche gli effetti collaterali".
 

Tumori della mammella: genetica e familiarità

In linea generale, tumore familiare è un termine che indica una incidenza dei tumori in una famiglia, (linea materna o paterna) mentre il termine ereditario suggerisce la presenza di una mutazione dimostrata dal test genetico o sospettata dall’analisi dell’albero genealogico.

  • tumore ereditario (5-10 %) caratterizzato da mutazioni genetiche che si trasmettono a discendenti (BRCA1, BRCA2, BRCAX)
  • tumore familiare (15-20%) descrizione di casi multipli nella stessa famiglia, senza che vi sia una evidente trasmissione della malattia da una generazione alla successiva o sia riconosciuto un gene responsabile
  • tumore sporadico (70-75%): correlata a fattori ambientali in individui che non presentano familiarità, né ereditarietà.
     

Criteri di probabilità

  • Criteri di eleggibilità al test genetico (probabilità >10% di essere portatori di mutazioni nei geni BRCA1-2)
  • Criteri FONCAM 2006

La negatività del test genetico per mutazione BRCA1-2 non esclude del tutto la familiarità perché il 50% dei casi familiari sono legati a geni ancora non identificati (BRCAx). Tali soggetti vengono avviati a programmi di sorveglianza come “soggetti ad alto rischio”. 


A) PAZIENTI AFFETTE DA CARCINOMA
(CM = Carcinoma Mammario - CO = Carcinoma Ovarico)

  • Pazienti con
    - CM < 36 anni di età
    - CM + CO(ovarico) nello stesso soggetto a qualsiasi età
    - CM maschile a qualsiasi età
  • Pazienti con CM<50 anni con
    -
    1 familiare 1° grado* CM < 50 anni
    - 1 familiare 1° grado CM bilaterale(**) a qualsiasi età
    - 1 familiare 1°grado CO (carcinoma ovarico) a qualsiasi età
  • Pazienti con CM> 50 anni con
    - 2 familiari 1° grado CM a qualsiasi età

Nota*: i familiari devono essere della stessa linea (materna o paterna) oppure di 2° grado se della linea paterna
Nota**: 1 caso di CM bilaterale equivale a 2 casi di CM< 50 anni 



B) SOGGETTI SANI

  • Donne sane con familiari di 1° grado (o 2° se della linea maschile)
    - 1 familiare 1° con CM < 36 anni
    - 1 familiare 1° con CM+CO nello stesso soggetto, a qualsiasi età
    - 1 familiare 1° con CM maschile a qualsiasi età
    - 1 familiare 1° con CM bilaterale >50 anni 
  • Donne sane con 2 familiari di 1° grado (o 2 °se linea maschile)
    - 2 familiari 1° grado con CM < 50 anni.
    - 1 familiare di 1° con CM < 50 anni + 1 familiare 1° con CO a qualsiasi età
    - 1 familiare di 1° con CM< 50 anni
    - 1 familiare 1° con CM bilaterale a qualsiasi età
    - 2 familiari di 1° con CO a qualsiasi età  
  • Donne sane con 3 familiari di 1°(o di 2° se nella linea maschile)
    - 3 familiari di 1° con CM o CO a qualsiasi età.

Nota*: i familiari devono essere della stessa linea (materna o paterna)
Nota**: il Cm va considerato come 2 tumori e quindi equivale a 2 casi di CM  

 

Esistono altri modelli più semplici che riassumono i criteri di probabilità: i criteri ASCO:

  • famiglie con più di due casi di CM o più casi di CO diagnosticati a qualsiasi età
  • famiglie con più di tre casi di CM diagnosticati prima dei 50 anni
  • Coppie di sorelle con i seguenti tumori diagnosticati prima dei 50 anni
    - entrambe CM
    - entrambe CO

    - l’una con CM e l’altra con CO