Ritengo di particolare importanza l’argomento del lutto che, come ogni tipo di separazione che non comprende necessariamente la morte di una persona, risulta uno dei momenti più difficili della vita di una persona e qualche volta una sfida che arricchisce e dà senso alla propria evoluzione.

Il nostro contesto culturale

Ritengo di particolare importanza l’argomento del lutto che, come ogni tipo di separazione che non comprende necessariamente la morte di una persona, risulta uno dei momenti più difficili della vita di una persona e qualche volta una sfida che arricchisce e dà senso alla propria evoluzione.

In effetti è sufficiente considerare che in Italia ogni anno muoiono 500.000 persone e che almeno 2.500.000 si trovano perciò ad affrontare un lutto.

Questo dato si scontra con il fatto che nella nostra cultura si è maggiormente portati a parlare di benessere e produttività, ad avere aspettative molto alte nei confronti di ciò che la medicina può guarire. In questo senso la nostra società considera la morte un errore accidentale della vita.

 

Quandosi perde una persona

Una delle conseguenze che spesso si riscontrano in seguito a questa situazione è che chi si trova a dover affrontare un lutto o una malattia grave di un proprio familiare si sente spesso solo.

Le emozioni che accompagnano la fine di una relazione sono molte, quasi sempre spiacevoli dall’origine di non facile comprensione. Vi sono spesso rabbia e senso di colpa, magari per essere sopravvissuti al nostro caro o per non essersi sentiti in grado di fare tutto il possibile perché la perdita della persona non avvenisse e rappresentano situazioni normali. Con queste emozioni, proprio perché spiacevoli, è spesso difficile confrontarsi e possono in alcuni casi farsi sentire anche anni dopo la perdita di una persona, traducendosi nella sensazione di non riuscire più a vivere più come si vorrebbe, di sentirsi soli, di stare perdendo delle occasioni, condizioni a cui segue spesso un senso di insoddisfazione, di incompiutezza, di frustrazione e di profonda ingiustizia, oltre che in frequenti pensieri rivolti al passato.

Alla base di queste emozioni vi è spesso la difficoltà ad abbandonare una parte del proprio progetto di vita, che rappresenta quello che si può definire il lato esistenziale della perdita. Svolgendo incontri di gruppo con persone che hanno avuto un lutto un aspetto che si rivela tra i più dolorosi e difficili da accettare è proprio il contatto con la necessità di interrompere un progetto che si amava, pensato e vissuto fino ad allora con una persona che si amava.

 

Quando il lutto diventa patologico

Si determina così una condizione che l’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce di lutto complicato, cioè una sofferenza che dura più di due anni. Il lutto è complicato anche quando la sofferenza in cui si trova la persona impedisce di lavorare e mette a rischio le proprie relazioni affettive.

 

La clinica: L’approccio terapeutico individuale

La depressione

Nel caso specifico della morte di una figura significativa si prova una reazione di depressione che è stata osservata fin dai primi studi sul lutto un secolo fa. Ciò che determina la depressione è il senso di colpa per azioni compiute o mancate nei confronti della persona defunta. La natura stessa della colpa è quella di un “dialogo interno” autocritico. Questa colpa è di solito sproporzionata rispetto a ciò per cui ci si rimprovera: spesso ci si accusa di atti poco significativi avvenuti nell’ultimo periodo di vita del congiunto, ed è per questo che la sua funzione non è sana (come la colpa che ci impedisce di compiere azioni lesive contro i nostri simili), ma di “ricatto” ovvero “è meglio sentirsi in colpa per questi motivi piuttosto che per altri episodi più importanti del passato”.

Nel passato sono infatti collocati avvenimenti (che si possono identificare con chiarezza) in cui frustazioni di bisogni importanti sono stati affrontate attribuendo “tutta la colpa” alla persona che ora è scomparsa. Il risentimento verso questa persona che prima era in vita fa quindi sentire attualmente in colpa il sopravvissuto.

Il trattamento va nella direzione di una ripresa delle proprie responsabilità in questi episodi, senza quindi attribuire la colpa agli altri per ciò che è successo per poi biasimarsi. Riconoscere cioè che le scelte compiute in quel momento i altri sono state autolimitanti per paure o timori propri piuttosto che per un intervento esterno accolto passivamente.

 

Ansia

E’ molto importante la componente ansiosa nel lutto, poiché il lutto non è un fenomeno lineare, ma comlpesso e di non immediata lettura. La sofferenza che vi è legata può spostarsi in avanti o indietro nel tempo determinando reazioni poco comprensibili per la persona che lo prova e che vanno lette insieme a qualcuno esperto in materia. I pensieri di stare sempre più male o di dover peggiorare il proprio malessere sono molto frequenti e richiedono una rassicurazione.

Altre ansie possono essere più elaborate ed avere origini in apprendimenti e decisioni prese nel corso della vita passata della persona, per esempio in altre situazioni di separazione simili a quella che ora si presenta con il lutto. Un bambino può aver deciso di “non potercela fare da solo”, a ragione in un momento di disperazione, ma non aver più aggiornato le proprie capacità una volta adulto può aumentare le difficoltà.

Non è raro ampliando l’argomento all’intero piano di vita che persone molto dipendenti da altre (come nel caso di partner che rimangono soli privati di un compagno/a che ha fatto da riferimento) si accorgano di quanto in realtà siano cresciute nella vita proprio grazie a quella persona e che arrivino a ricevere un’eredità che rappresenta la consapevolezza di essere enormemente cresciuti insieme.

 

Come si può risolvere il lutto

Un primo passo può essere quello di accettare il fatto che si può provare tutte le emozioni, anche se ci sembrano molto spiacevoli, perché sono naturali e legate alla propria storia. Un secondo passo è comprendere che il passato non si può cambiare, ma solo accettare, anche se certi avvenimenti non sono andati come avremmo voluto in un mondo perfetto. Un ulteriore passo è quello di salutare la persona che non c’è più ed esprimere come si vuole la propria tristezza, sentimento autentico connesso alla perdita, che spesso evitiamo proprio perché siamo ricattati da altri sentimenti . Questo è utile per ricevere infine l’eredità che una persona scomparsa ci ha lasciato, essere perciò consapevoli di come siamo cresciuti nella vita con lui. Da qui riconoscere i propri bisogni ancora attuali e trovarvi una soddisfazione nel mondo.

Seguendo una terapia che si basa su queste indicazioni normalmente si risolve il lutto in due, massimo tre mesi.

Spesso si parte dal presupposto che una persona arrivi in consultazione proprio perché già pronta a disfarsi di sensi di colpa opprimenti o di ansie che se mantenute in vita non fanno stare stare bene.

La psicoterapia in altri termini facilita processi legati a ritmi fisiologici già in atto secondo il noto principio medico della Vis medicatrix naturae.

 

L’approccio di gruppo

Un modo per uscire da questa solitudine può dunque essere l’esprimersi e il condividere con gli altri ciò che si prova, partendo magari da una piccola società che è quella del gruppo, ritornare ad aprirsi con qualcuno con cui si ha una percorso in comune, per normalizzarlo e soprattutto per sentirsi accolti e superare la paura che il dolore sia così grande da non poter essere pensato ed espresso con parole.

Un obiettivo può essere quello di darsi il permesso di “lasciare andare” una persona che non c’è più, cosa diversa che perderla nell’oblio, per affrontare un cambiamento che costa dolore e fatica, ma la cui alternativa è la rinuncia a godere della propria vita emotiva.

Per prendersi cura di sé in momenti come questi occorre soffermarsi sul fatto che la sofferenza eccessiva non fortifica chi la prova, ma che faccia male e che certe volte impedisca di crescere. Per questo penso sia un atto di responsabilità verso noi stessi affrontare il proprio dolore per tornare a stare bene dopo la perdita di una persona.