I controlli del seno e della cervice uterina sono molto sentiti dalle donne, nonostante ciò non tutte vi si sottopongono. Per questo motivo si è voluto sondare quali sono le motivazioni principali che inducono le utenti a sottoporsi a questi screening.

Lo screening della mammella e della cervice uterina (pap test) sono due tipologie di controlli, generalmente programmati dall’azienda ospedaliera, che servono a prevenire lo svilupparsi della malattia oncologica.

Sottoporsi a questi esami clinici è fondamentale dato che inizialmente i tumori tendono ad essere asintomatici, cioè non danno segni della loro presenza se non in fase più avanzata. Per questo motivo spesso la donna sottovaluta l’importanza di controllarsi periodicamente.

L’interesse di approfondire l’aspetto motivazionale è nato proprio dalla necessità di conoscere e meglio comprendere il comportamento dell’utenza dello screening senologico e della cervice uterina per aiutare gli operatori sanitari nell’ottimizzare il proprio lavoro e migliorare il livello di adesione ai controlli.

 

Modalità di raccolta dei dati

Gli utenti testati sono stati 260, tutti del SSN della ASUR Area Vasta 2 (al tempo ZT4) di Senigallia (An), di cui 130 pazienti dello screening della Mammella  (M.) e 130 pazienti dello screening della Cervice Uterina (C.U.).

Essendo le due fasce di età non completamente sovrapponibili è stata valutata una ulteriore categoria chiamata F.C.U. rappresentata dalle utenti dello screening della cervice uterina con lo stesso range di età di quelle dello screening della mammella.

Il modulo contenente le domande è stato consegnato alle donne presenti ai due screening in modo random, cioè, assolutamente casuale.

Le variabili motivazionali valutate hanno riguardato: la percezione di vulnerabilità, la percezione del rischio, la percezione di gravità, l’influenza sociale, i costi emotivi, la reazione emotiva, la reazione cognitiva.

 

Risultati principali

Riguardo all’esperienza con la malattia, generalmente le donne della classe M.(screening della mammella) hanno un’esperienza maggiore, 60%, rispetto a quelle del pap test, 45% e a parità di esperienza le donne dello screening della cervice uterina hanno più un vissuto  interpersonale, la persona malata è un proprio familiare, parente o amico, che personale rispetto alle utenti della classe M. Quest’ultime  in percentuali maggiori sono già state ammalate di una patologia importante.

In modo più specifico, quando si fa riferimento ad un’esperienza propria di malattia, le donne affermano in maniera preponderante di aver avuto una patologia oncologica.

  • La percezione di vulnerabilità appare elevata nell’intero campione, composto sia dalle utenti dello screening della cervice uterina sia dalle utenti dello screening della mammella, ma risulta minore in quest’ultimo. Le risposte mostrano che il bisogno di sentirsi più sicuri nei riguardi della propria salute appare più elevato dell’impegno che poi viene effettivamente messo per tutelarla.
  • La percezione del rischio, cioè la probabilità che percepisce il soggetto del sopraggiungere di avvenimenti negativi e il valore attribuito alle loro conseguenze, risulta medio-bassa ed è maggiormente percepita nelle donne dello screening della cervice uterina rispetto a quelle della mammella, anche se le differenze sono minime.
  • La percezione di gravità si differenzia dalla percezione del rischio per un livello maggiore di intensità, di fatto nel secondo tipo di percezione il soggetto capisce in modo più concreto che può ammalarsi, mentre nel primo comprende che se fosse ammalato potrebbe subito far qualcosa per guarire. Tale percezione è estremamente elevata in tutte le classi e in modo lievemente maggiore nel campione della C.U.

Comparando i risultati dei tre tipi di percezione sembra che le donne del campione si sottopongano ai controlli con la sensazione di non essere ammalate, ma con la consapevolezza che se lo fossero potrebbero fare subito qualcosa per tutelarsi.

Soprattutto per le donne dello screening della cervice uterina, vi è una più rilevante percezione di vulnerabilità e di rischio,  mentre nel campione dello screening della mammella sembra ci sia una maggior resistenza a percepire la possibilità di essere ammalate.

Quanto espresso potrebbe rivelarsi importante a livello psicologico poiché può contribuire ad aumentare i livelli di shock, in caso di diagnosi di tumore maligno, nelle donne che si sottopongono al controllo al seno.

L’influenza sociale, che rivela quanto una persona sia sensibile agli input esterni nella scelta dei propri comportamenti, appare elevata in entrambi i campioni, tranne per quanto riguarda l’influenza esercitata come tentato convincimento ad un atteggiamento di rifiuto dell’utente a partecipare allo screening. L’influenza maggiore arriva dai mass media e dal SSN (Sistema Sanitario nazionale) in modo quasi paritetico e, secondariamente, da persone vicine all’utenza che hanno fatto, o stanno facendo, lo stesso controllo. Da notare che, nel campione dello screening della mammella, l’influenza delle persone vicine che hanno fatto la stessa esperienza è sensibilmente meno elevata rispetto al campione della C.U.

La reazione emotivache viene rilevata dai dati è media, con una elevata percentuale di motivazione indotta dal senso di benessere che scaturisce dopo aver effettuato il controllo. Interessante è il valore che riguarda la classe M. (Mammella) dove si alza la percentuale riferita alla motivazione indotta dalla presenza di una persona vicina affettivamente.

Nei costi emotivi, cioè la dimensione quantitativa e qualitativa del disagio emotivo percepita dal soggetto nei riguardi dello screening in base alle proprie esperienze o credenze, si evidenziano valori elevati in tutte e tre le classi (M – C.U. – F.C.U.).

Confrontando questi valori con quelli della reazione emotiva emerge come la percezione dei costi emotivi sia soprattutto cosciente e influenzi, in molti casi, un comportamento emotivo più controllato.

Riguardo alla reazione cognitiva, essa sembra apportare una motivazione medio-alta alla decisione di

aderire allo screening. I valori che risultano più frequenti si riferiscono all’item che collega l’adesione allo screening all’espletamento dei propri doveri, soprattutto nelle donne dello screening della mammella.

Alle utenti è stato anche somministrato un questionario sull’ansia, per evitare che la presenza di uno stato d’ansia troppo elevato potesse influenzare le risposte date. Il risultato mostra che, al momento della somministrazione, le utenti avevano un livello di ansia medio-basso.

Questo risultato manifesta che le persone stavano vivendo una situazione scatenante un moderato livello di ansia, non influenzante in maniera decisiva il proprio pensiero, ma al contrario utile per attivare meglio la persona nell’eseguire la propria performance. Del resto, l’ansia è uno stato emotivo importante come tutte le altre emozioni, la negatività di questo stato si manifesta quando viene vissuto con troppa intensità e per lungo tempo.

La maggior percezione dell’ansia nei livelli (B) Basso e (M) Medio e la minor percezione nel livello intermedio (MB) Medio-Basso riscontrati nella classe M. concordano con quanto espresso dal questionario motivazionale, cioè rivelano la presenza in queste donne di un maggior freno emotivo che sembra cedere alla presenza di un ansia meno tollerabile. Probabilmente non è da sottovalutare il fatto che la mammografia sia un esame emotivamente più implicante in quanto si subiscono radiazioni, anche se minime, e vengono effettuate delle pressioni al seno, oltre al fatto che il tumore al seno è molto più diffuso del tumore alla cervice uterina e, per questo, anche maggiormente trattato dai Media.

In conclusione, la donna che si sottopone agli screening ha un’età media fra i 49 e i 59 anni, ha esperienza diretta o indiretta con la malattia, soprattutto quella oncologica. Per quanto concerne la decisione di aderire ai controlli, è influenzata dalle informazioni date dai mass media e dal SSN più che dalle situazioni di vita a lei vicine.

Inoltre, la donna è motivata anche dal senso del dovere, cioè sente l’importanza di dover star bene per poter meglio prendersi cura dei propri cari oltre che di se stessa, ciò comporta, in vari casi, il non aspettarsi una diagnosi di tumore maligno. Questo atteggiamento può anche essere il frutto di una difesa alle iperstimolazioni emotive ricevute nella vita personale, data la percentuale di donne che hanno un’esperienza diretta e/o indiretta con la malattia.