La psicoanalisi è una pratica di parola. Essa si avvale di precisi riferimenti teorici, lavora con specifiche pratiche cliniche, è in costante aggiornamento.

La notevole diffusione di alcuni suoi fondamenti teorici, purtroppo estremamente semplificati, ha fatto creare intorno ad essa delle false credenze che hanno contribuito ad offuscarne il valore terapeutico.

lla base della psicoanalisi vi è il fatto di essere una pratica di parola supportata dalla struttura del linguaggio. Sembra scontato ma non lo è. L’uomo, infatti, nasce psicologicamente grazie alle parole e al linguaggio e il merito della psicoanalisi, prima con Sigmund Freud, poi con Jacques Lacan, è stato quello di scoprire i meccanismi che lo determinano.

La sua peculiarità è la distinzione tra l’Io e l’inconscio.

 

Il sintomo

Sigmund Freud descrive il sintomo come il risultato del conflitto tra un desiderio (inaccettabile dalla coscienza) e la sua difesa.

La psicoanalisi lacaniana[1] considera il sintomo in modo originale: il sintomo non è un deficit rispetto ad un funzionamento normale, esso è funzionamento paradossale del corpo o del pensiero. Paradossale perché il soggetto ne lamenta la sofferenza (a volte insopportabile, debilitante, addirittura pericolosa), ma inconsciamente ne ottiene dei vantaggi e dei benefici.

Esempi:

  • un rituale ossessivo compulsivo può essere un trattamento per tenere a bada l’ansia.
  • una anoressia grave può essere un tentativo di evitare il rapporto enigmatico con l’altro sesso,
  • una depressione importante può tappare, con il ritiro dalla vita, l’angoscia di affacciarsi su qualcosa di indicibile,
  • il ritiro dello psicotico può servire a difendersi  dall’angoscia insostenibile dell’incontro con l’Altro (familiare, sociale).

 

La diagnosi

La psicoanalisi non esclude, né sottovaluta le componenti biologiche dei sintomi lamentati da un soggetto; essa opera ad un altro livello.
Lo psichiatra è abilitato ad effettuare la diagnosi psichiatrica, lo psicologo è abilitato ad effettuare la diagnosi psicologica[2].

Una persona  può avere una fenomenologia sintomatica uguale a quella di migliaia di altre persone, ma la persona che ne soffre è unica e irripetibile. La diagnosi psicodinamica mira a far emergere proprio questo: fornisce preziose indicazioni sulla particolarità irriducibile di un soggetto.

La psicoanalisi lacaniana per effettuare la diagnosi differenziale distingue tre elementi:

  • il sintomo (lamentato dal soggetto);
  • il fenomeno (modalità attraverso cui si esprime il sintomo);
  • la struttura (nevrosi, psicosi o perversione).

Esempio:

  • Sintomo: un disturbo d’ansia generalizzata;
  • Fenomeno: ansia eccessiva, difficoltà a controllarla, affaticabilità, irritabilità, disturbi dell’addormentamento;
  • Struttura: può essere nevrotica, psicotica o perversa.


La fenomenologia si esprime con modalità classiche e simili per tutti quelli che lamentano un determinato sintomo, ma il significante ansia, tanto per fare un esempio, assumerà un significato completamente diverso da  persona a persona.

La questione più importante da valutare nel corso dei colloqui è reperire la struttura: nevrotica, psicotica o perversa. Essa si evince dai colloqui clinici con il soggetto, sulla base di specifici elementi[3].
La direzione della cura sarà completamente diversa a seconda della struttura del soggetto. La psicoanalisi è la clinica dell’uno per uno, opera senza standard ma non senza principi[4].

 

La pratica clinica (direzione della cura)

La psicoanalisi è una pratica di parola, la cura analitica lavora ed è orientata sulla parola del soggetto, e, se ben condotta produrrà effetti sul sintomo. Produrrà una pacificazione del sintomo, una sua trasformazione creativa più consona al desiderio inconscio del soggetto. Il sintomo non va curato, o estirpato, va trasformato in qualcosa che non faccia più soffrire o isolare il soggetto che lo lamenta.

Il sintomo che fa soffrire va alleviato, ma è importante non tappargli la bocca. Il sintomo va ascoltato,  porta un messaggio dal nostro luogo più intimo: se lo silenziamo, ciò che vuole dirci troverà altre forme di espressione (altre formazioni dell’inconscio, altri sintomi).

Esempio: Se un raffreddore ci perseguita da mesi, possiamo imbottirci di farmaci e ridurre la sintomatologia. Ma se non effettuiamo gli esami medici per scoprirne la causa, difficilmente potremo trovare il modo per far scomparire definitivamente il raffreddore.

In psicoanalisi non si attribuisce un significato a tutto (psicoanalisi selvaggia), il significato deve emergere dallo svelamento progressivo dei significanti ad opera del soggetto che si trova in seduta.

Quello che conta è reperire i significanti che hanno segnato la vita di un soggetto, che si sono combinati in determinato modo anziché in un altro, ma soprattutto, che il soggetto ha scelto di legare in un certo modo, seppur a livello inconscio. Ciò che conta in terapia sono le parole del soggetto, la cura sarà diretta sulla base di queste parole specifiche.

Esempio: perché all’interno della stessa famiglia, i fratelli (o le sorelle) possono essere così diversi tra loro, a parità di genitori e di ambiente?
Primo, è diverso il desiderio dei genitori per ogni figlio (le aspettative, tanto per essere brevi), ma soprattutto cambia l’interpretazione soggettiva che ogni componente della famiglia dà a tutto ciò che vive.
Per questo, in seduta sono importanti i fatti reali che una persona ha vissuto, ma conta di più l’interpretazione che il soggetto ha dato rispetto a ciò che ha vissuto. In questa interpretazione del soggetto giocano molti elementi che vanno reperiti nel corso dei colloqui.

Una elaborazione teorico clinica di questo tipo, implica logicamente che non c’è determinismo psichico (un rapporto di causa effetto tra fatti vissuti e conseguenze riportate)  ovvero, di fronte ad un avvenimento reale e oggettivo che un soggetto vive, non c’è una reazione, una elaborazione predeterminata (un esempio banale ma indicativo: un bambino che nasce e cresce in una famiglia di tossicodipendenti, non è detto che svilupperà gli stessi comportamenti autolesivi, oppure un bambino che cresce in una famiglia benestante e di sani principi, potrebbe presentare  problemi di tipo delinquenziale).

Il compito dello psicoanalista è favorire lo snodarsi di questi significanti con tutta una serie di principi e tecniche lungamente studiati, ma soprattutto sperimentati sulla propria pelle.
L’ascolto adeguatamente orientato della parola che emerge in analisi, può avere effetti terapeutici significativi.

Qual è la differenza con l’ascolto della parola effettuato da un amico, da un confessore, da uno psicoterapeuta non analitico?

Lo psicoanalista e lo psicoterapeuta analiticamente orientato operano una distinzione tra la parola che viene dall’Io (l’istanza di cui abbiamo una presunta padronanza) e la parola che viene dall’inconscio la quale si presenta attraverso le sue formazioni (sintomi, lapsus, atti mancati, motti di spirito, sogni).

C’è effetto terapeutico quando il soggetto sarà in grado di effettuare una rilettura della propria storia, quando egli riorganizzerà il discorso (l’insieme dei significanti) che lo ha segnato in un modo nuovo, originale, creativo, scelto da lui durante il percorso terapeutico.

Questa nuova modalità di affrontare la divisione soggettiva che abita l’essere umano andrà a rimpiazzare la modalità disfunzionale del sintomo. Sarà possibile ottenere questo nel momento in cui il desiderio[5] si aggancerà alla domanda[6] in un modo inedito.

L’effetto terapeutico si misura in una cornice più ampia e individualizzata della sola scomparsa del sintomo lamentato. E’ certamente più semplice pensare di stare meglio con un intervento che sopprima prontamente il sintomo che fa soffrire. Ma il nostro corpo e la nostra mente ci inviano continuamente dei messaggi e se perdiamo la capacità di ascoltarli e, talvolta di decifrarli, pagheremo col prezzo della sofferenza a più livelli.
La cultura odierna è caratterizzata proprio da questo: tutto e subito. In questo modo perdiamo la possibilità di ascoltare, individuare, soddisfare i nostri veri desideri, piegandoci alla logica del consumismo, del facile benessere indotto dalla società, delle aspettative altrui.

Il sintomo psicologico si struttura lentamente anche se esplode in modo massivo e irruente nella vita di una persona (basti pensare all’attacco di panico).

 

Tempi ed effetti della psicoanalisi

La psicoanalisi è la clinica dell’uno per uno, la terapia viene orientata, verificata, equilibrata caso per caso. Il tempo richiesto è quello necessario per ogni persona. La terapia ad orientamento psicoanalitico NON DURA UN NUMERO INDEFINITO DI ANNI.

Il primo passo del terapeuta è quello di fare l’analisi della domanda, ovvero, capire cosa vuole il soggetto che si reca in analisi. Poi si conduce la terapia secondo riferimenti teorici precisi, evitando di creare dipendenza nel trattamento, ma avendo “cura” di far emergere il desiderio del soggetto.

La psicoanalisi è una pratica di parola che può alleviare da un sintomo, può trattare stili di vita votati all’eccesso o condotte pericolose per sé o per gli altri, può trattare modalità di stare al mondo che spingono alla marginalità:

  • ansie, attacchi di panico
  • depressioni
  • anoressie bulimie
  • dipendenze

 

Ciò che distingue la psicoanalisi dagli altri orientamenti psicoterapeutici, è che permette A CHI LO DESIDERA, di accedere al sapere inedito sull’inconscio, il luogo più intimo ed enigmatico di ognuno di noi.

Alcune terapie saranno più brevi, altre dureranno più a lungo a seconda degli obiettivi che vuole raggiungere il soggetto: l’analista lavora indicando la porta del desiderio inconscio del soggetto, il soggetto è libero di imboccarla oppure no.

Bisogna puntualizzare che non c’è l’obbligo di verbalizzare qualcosa di cui non si ha voglia, non è indispensabile analizzare ogni aspetto recondito della propria vita, non è necessario scandagliare ogni fatto della propria esistenza. Ogni soggetto potrà portare ed elaborare la propria storia nel rispetto dei suoi tempi e del suo desiderio.

La psicoanalisi si discosta dalla tendenza dominante della società moderna, ovvero la misurazione e la ricerca quasi maniacale di dati oggettivi (percentuali, statistiche…) Questa propensione si pone come scientifica, ma nel campo della psiche umana non può essere esaustiva, anzi, si presenta come un approccio ingenuo rispetto alla complessità della stessa. Misurare in termini statistici la sofferenza psichica significa porla nella posizione di un vuoto di sapere colmabile dalle informazioni che provengono dall'Altro terapeutico: lo psicologo, il terapeuta o chiunque si prenda carico della persona che fa domanda di aiuto.

 

E’ sufficiente fermarsi un attimo a riflettere e risulterà che non può esserci un approccio epistemologico in grado, in termini assoluti, di valutare un essere umano, di realizzare un oggettivo esame diagnostico, di normativizzazione il rapporto terapeutico e di stimare in termini statistici l'efficacia dell'intervento.

Un serio orientamento teorico clinico può cimentarsi su: una costante ricerca clinica, una accurata ricerca epistemologica, dei solidi riferimenti teorici, una scrupolosa pratica clinica.

 

Differenza tra psicoanalista e psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico

Il titolo di psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico è riconosciuto legalmente e viene assegnato ad uno psicologo OPPURE un medico che abbia portato a termine una scuola di specializzazione quadriennale riconosciuta dallo Stato per esercitare la psicoterapia. L’orientamento (teorico e clinico) seguito dalla scuola è di tipo psicoanalitico (freudiano, lacaniano o molti altri).

Il titolo di psicoanalista è una qualifica supplementare attribuita ad uno psicoterapeuta: questo titolo non è riconosciuto dalla legge ma viene conferito da comunità scientifiche (un insieme di studiosi) sulla base di un lungo training formativo incentrato sul sapere ma soprattutto sull’analisi personale.

 

Come scegliere il tipo di psicoterapia da intraprendere?

Indirizzarsi verso una psicoterapia piuttosto che un’altra, dipende da molti fattori: caratteristiche di personalità, cultura, credenze, schemi cognitivi ecc… difficilmente valutabili nel contesto del web: ogni orientamento terapeutico ha i suoi fondamenti teorici, le sue tecniche cliniche.

Non conoscendo di persona gli utenti che chiedono consulti in questo sito, si rischia di dare indicazioni non adeguate. Leggere ed informarsi personalmente è molto utile.

Tuttavia, il passo che consiglio di fare dopo aver ricevuto un consulto sul web che consiglia una psicoterapia, è quello di richiedere una consulenza DI PERSONA: in quel contesto lo psicologo dovrebbe avere informazioni sufficienti sulla persona e indirizzarla alla terapia con orientamento più confacente alla sua personalità.

 

Vedere anche l'articolo: La psicoanalisi: elementi teorici.

 

[1] Recalcati M., Elogio dell’inconscio, Bruno Mondadori, Milano 2007, p. 87.

[2] Consiglio il seguente link per approfondire la questione relativa ai due tipi di diagnosi: http://www.sipsot.it/html/ricercafolder/ric_settoriparticolari/documenti/psicologiaclinica/porcelli.html

[3] Il sintomo, l’oggetto,  la ripetizione, il fantasma. Il rapporto del soggetto con il desiderio e con il godimento. Non tratterò in questa sede questi elementi. Rimando in particolare al Seminario XI di J. Lacan.

[4] AA.VV., La Psicoanalisi, La pratica lacaniana. Rivista del Campo Freudiano, Astrolabio, Roma 2005 Vol. n. 36 e 37.

[5] Soggettivo, unico, particolare e appartenente solo ed unicamente a quel soggetto.

[6] In breve le aspettative dell’Altro (familiare, sociale)  su di noi.