Cuckoldismo: alla ricerca delle "corna"

Paola ScalcoCon il termine cuckoldismo si indica la tendenza a desiderare e assecondare l’adulterio del proprio partner.
Articolo a cura di .  Pubblicato il 22/01/2011, cliccato 37145 volte.
 

Con il termine cuckoldismo si indica la tendenza a desiderare e assecondare l’adulterio del proprio partner. Solitamente, come nella maggior parte delle parafilie, è l’uomo (cuckold) che volontariamente promuove incontri sessuali tra la propria donna (hotwife) e un altro uomo (bull), traendo piacere dall’assistere a tali amplessi o dal successivo racconto di lei.

Perchè si possa parlare di cuckoldismo è indispensabile che l’uomo provi davvero amore per la compagna e sia affettivamente legato a lei.

Spesso il bull viene scelto dall’uomo stesso nella cerchia dei propri conoscenti e/o amici.

Inizialmente tale pratica è attuata a complemento della normale relazione sessuale di coppia, ma pian piano diventa per l’uomo una modalità esclusiva di raggiungimento della soddisfazione sessuale, evidenziando una disregolazione del desiderio e dell’eccitazione.

 

Quali motivazioni sottostanno a tale condotta? Le ipotesi possono essere molteplici:

  • il fatto che sia sovente l’uomo a decidere il luogo, il momento e la persona con cui la moglie avrà un rapporto sessuale, può riportare ad una tematica di controllo sui propri timori di tradimento da parte della compagna: se c’è complicità e accordo in fondo non è proprio come essere traditi davvero (“Con chi ho scelto io sì, con altri no!”);
  • oppure l’infrazione deliberata del patto di fedeltà tra i membri della coppia (più spesso si tratta di persone legate da vincolo di matrimonio) può ricondurre ad una sensazione di onnipotenza (“Sono in grado di reggere situazioni che normalmente gli altri non tollerano”);
  • si potrebbe trattare del desiderio di tradire la propria compagna e del tentativo di placare il proprio senso di colpa facendo in modo che sia lei a tradire;
  • potrebbe anche nascondere un senso di inferiorità e scarsa autostima: si evita la reciprocità dell’atto sessuale in modo da non incorrere in un possibile rifiuto e provare conseguentemente frustrazione, pur non privando la donna amata della sua “giusta” soddisfazione;
  • si potrebbe inoltre trattare di un rapporto di sottomissione del marito rispetto alla moglie, che gli imporrebbe tale condotta accompagnata da una limitazione o addirittura da una negazione dei rapporti sessuali tra di loro;
  • ancora, l’uomo potrebbe ricercare questa situazione per vivere la propria condizione come una forma di umiliazione in modo da potervi trarre piacere masochistico.

 Nonostante la sua crescente diffusione, il fenomeno non viene adeguatamente trattato dai manuali scientifici, mentre se ne possono trovare innumerevoli testimonianze sul web (video/foto, community dedicate, forum, racconti, annunci....).

Naturalmente, nel momento in cui tale condotta non sia più fonte di piacere ma, per vari motivi, giunga a provocare un disagio clinicamente significativo e/o una compromissione di aree importanti della propria vita (ad esempio, ripercuotendosi nei rapporti familiari, amicali e sociali o nell’attività lavorativa), sarebbe opportuno rivolgersi ad uno psicoterapeuta specialista in sessuologia clinica, che in seguito alle opportune valutazioni diagnostiche possa indicare l’adeguato percorso terapeutico da seguire.

 


 

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