Più inquinamento è presente nell'aria e peggiore è la qualità degli spermatozoi che si riscontra.

Quest'ulteriore conferma che un inquinamento ambientale è associato ad un peggioramento dei parametri del liquido seminale e quindi a un più basso tasso di fertilità ci viene suggerita da alcuni ricercatori dell’Università cinese di Hong Kong che hanno da poco pubblicato, sul "Journal Occupational & Environmental Medicine", uno studio di tipo osservazionale in questa direzione, condotto sull’isola di Taiwan.

 

      

Mappa della concentrazione annua di PM2,5: stime satellitari - Taiwan 2001 - 2014

 

Le scarse ricerche sull'argomento, fino ad ora pubblicate, sono tutte a ”breve termine” mentre è la prima volta che una ricerca valuta le conseguenze a “lungo termine” di un inquinamento ambientale, soprattutto da polveri sottili, sul liquido seminale. Sono infatti presenti in letteratura già diverse ricerche che hanno messo in relazione l’esposizione ambientale acuta ad alcuni composti chimici con la comparsa di varie alterazioni sui principali parametri del liquido seminale.

In questo studio sono stati selezionati e valutati ben 6475 taiwanesi, con un’età compresa tra 15 e i 49 anni, inseriti in un programma di visite mediche di controllo condotto in un lungo periodo di tempo, dal 2001 al 2014; queste valutazioni cliniche prevedevano anche un controllo regoalre del liquido seminale.

 

    

 

I parametri utilizzati hanno sempre fatto riferimento alle linee guida dell'OMS del 1999; il liquido seminale dei partecipanti alla ricerca, residenti soprattutto sulla costa occidentale, quella che guarda verso la Repubblica Popolare Cinese, cioè l'area più popolata ed inquinata dell'isola, era controllato periodicamente, prendendo in considerazione i parametri usuali: numero, motilità e morfologia.

Sono state fatte poi le varie correlazioni spazio temporali con i fattori d’inquinamento considerati, presenti nelle aree in cui i nostri uomini abitavano, e poi, attraverso osservazioni ottiche satellitari precise, valutato l'aerosol atmosferico, per stimare i livelli delle polveri sottili presenti, soprattutto le PM 2,5, ogni novanta giorni (periodo tradizionalmente considerato come quello utile per la produzione di un nuovo spermatozoo) e ogni due anni per ottenere così un valore medio.

 

   

 

Fatte poi tutte le relative valutazioni statistiche e dopo i complessi aggiustamenti per ridurre al massimo i potenziali fattori di errore si è arrivati alla conclusione che vi sono significative relazioni tra l’esposizione ad alti livelli di inquinamento da polveri sottili e alcune alterazioni importanti della morfologia dei gameti maschili; le ipotesi eziopatogenetiche sembrano portare a possibili danni legati alla presenza di radicali liberi in grado di alterare anche il DNA ed i particolari processi cellulari che caratterizzano uno spermatozoo.

Lo studio mostra in sostanza queste correlazioni come significative ma non chiarisce i precisi meccanismi di causa legati alle polveri sottili e ai metalli pesanti, alla base delle dispermie comparse.

I ricercatori cinesi hanno osservato anche un piccolo aumento, che sembrerebbe in contrasto con l’azione negativa delle polveri sottili, del numero di spermatozoi nell’eiaculato ma ciò è stato da loro interpretato comunque come una “forma di compensazione” all’aumentate alterazioni della morfologia degli spermatozoi, dette anche teratozoospermie.

 

Fonte:

http://oem.bmj.com/content/early/2017/10/21/oemed-2017-104529

Altre informazioni:

http://www.medicitalia.it/blog/andrologia/599-infertilita-alterazioni-liquido-seminale-ed-inquinamento-ambientale.html

http://www.medicitalia.it/news/andrologia/5777-aumenta-inquinamento-ambientale-diminuisce-fertilita-maschi.html

http://www.medicitalia.it/news/andrologia/6323-spermatozoo-precoce-fedele-spia-contaminazione-ambientale.html