Il mio caro Maestro aveva ragione.

L’intervento chirurgico di riparazione di ernia inguinale è tra i più comunemente eseguiti nelle sale operatorie di tutto il mondo e oggi le recenti acquisizioni tecniche permettono di eseguirlo abitualmente in anestesia locale e in day surgery con l’utilizzo di protesi dedicate dette comunemente ‘retine’.

Da quando il problema della recidiva è passato in secondo piano per l’efficacia di queste tecniche, la complicanza principale è diventato il dolore cronico.

Un recente lavoro tedesco ha osservato che un paziente su sei che lamenta dolore inguinale sei mesi dopo l’intervento, avrà dolore nei dieci anni successivi e in un altro gruppo di pazienti invece il dolore comparirà tardivamente, fino a 5 anni dopo l’intervento.

Il gruppo di Amburgo ha studiato 736 pazienti operati tra il 200 ed il 2002, il dolore cronico è stato osservato nel 16% dei pazienti dopo 5 anni ed un ulteriore 20 % di pazienti ha riferito alterazioni della sensibilità cutanea nella zona inguinale.

Esaminando tutti i dati, sono stati identificati alcuni fattori di rischio ed in particolare la presenza di dolore prima dell’intervento,la presenza di dolore dopo sei mesi, alterazioni della sensibilità cutanea dopo cinque anni ed infine l’isolamento  chirurgico del nervo ileoinguinale,  una struttura nervosa del canale inguinale ritenuta responsabile della sintomatologia.

Gli autori concludono quindi che questo nervo non andrebbe manipolato chirurgicamente ma identificato e non toccato durante l’intervento oppure, se tecnicamente impossibile, sezionato e parzialmente asportato.

Nel 13.5% di pazienti che riferivano ancora dolore dopo dieci anni infatti, in un sottogruppo di otto pazienti con dolore intenso il nervo era stato ‘mobilizzato e manipolato sette volte su otto.

I fenomeni cicatriziali ed infiammatori reattivi attorno al nervo sono pertanto ritenuti responsabili della sintomatologia cronica.

Un’attenzione specifica a questo dettaglio, secondo le osservazioni di Parviz Amid, autorità mondiale nel campo della chirurgia dell’ernia, permette di ridurre i casi di dolore cronico a meno dell’1% dei pazienti operati.

Come in altri campi della chirurgia quindi la differenza tra un esito buono o cattivo dipende dai dettagli anche in una procedura ritenuta ‘semplice’ rispetto ad altre operazioni.

Tanti anni fa mentre raccontavo  al mio Maestro prossimo alla pensione di aver visto interventi complessi descrivendogli le doti dei chirurghi che avevo assistito, ricordo mi disse ‘Per capire se hai davanti un bravo chirurgo, osservalo mentre ripara un’ernia.’

Dopo tanti anni in sala operatoria e leggendo lavori scientifici come questo finalmente capisco cosa intendeva.

Il mio caro Maestro aveva ragione.

 

Reinpold, Wolfgang Matthias Johann MD*,†; Nehls, Jennifer MD*; Eggert, Albrecht MD*

Annals of Surgery:

July 2011 - Volume 254 - Issue 1 - p 163–168