Non capisco il baccano mediatico sollevato intorno alla vicenda del cosiddetto metodo Stamina, per un semplice motivo: la sperimentazione medica sull'uomo è regolata da criteri ben precisi, a cui si deve attenere qualunque ricercatore: se i criteri sono rispettati, si può effettuare la sperimentazione, altrimenti non si può. Punto.

Questo è l'iter solitamente percorso dai ricercatori.

  1. La proposta di sperimentazione è presentata da un medico o un gruppo di medici all'AIFA, l'Agenzia Italiana del Farmaco, espressione nazionale dell'Agenzia Europea EMA
  2. Se il protocollo sperimentale viene accettato, deve essere approvato e deliberato dal Comitato Etico e Direzione Generale delle Aziende Sanitarie interessate.
  3. A questo punto può iniziare la sperimentazione sull'uomo: il medico non percepisce alcun incentivo economico ed il paziente non paga un centesimo, visto che giustamente la sperimentazione è offerta dal Sistema Sanitario Nazionale ed il medico è già pagato per il suo lavoro.

Una volta completata la sperimentazione, è dovere (per lo meno morale) dei ricercatori portare i risultati ottenuti all'attenzione del mondo scientifico attraverso i congressi medici e pubblicare sulle riviste scientifiche del settore criteri, materiali, metodi e conclusioni dello studio effettuato.

In questo modo, qualunque ricercatore al mondo potrà riprodurre la stessa metodica e teoricamente attendere i medesimi risultati, se lo riterrà opportuno. Questo iter, di non facile percorrenza, pone tuttavia il cittadino al riparo da terapie improvvisate o rimedi ritenuti miracolosi privi di fondamento scientifico.

Il gruppo di ricerca che abbiamo creato per la sperimentazione sulle cellule staminali ha seguito questa strada, ed i risultati sono stati pubblicati su Stem Cells Translational Medicine nel luglio del 2012, come chiunque può controllare.