È recente la notizia relativa a un presunto caso di malasanità: le dicono che il feto è morto ma non abortisce e nasce un figlio sano  

Non volendo entrare nel merito della questione specifica, bisogna però dire che quest’articolo contiene diverse inesattezze dal punto di vista scientifico:

1- “il feto era morto”: in una gravidanza inziale non si parla di feto, ma di embrione. Sarebbe più corretto dire che era stata ipotizzata una diagnosi di aborto spontaneo.

2- “l’ecografia era piatta”: non esiste questa definizione.

3- “non restava che l’aborto terapeutico”: l’aborto terapeutico è un parto indotto dopo i 90 giorni di gestazione, solitamente per il sospetto di anomalie nel nascituro o di rischi per la salute psicofisica della gestante (secondo la legge 194/78). Nel caso in questione era stato proposto un farmaco che, inducendo le contrazioni, avrebbe facilitato l’espulsione del materiale all’interno dell’utero. È probabile che questo avrebbe provocato un aborto, ma non si tratta né di un aborto terapeutico né di una interruzione volontaria di gravidanza.

La prima considerazione che emerge è che i casi di malasanità, veri o presunti, attirano le attenzioni degli organi di comunicazione, ma che questa comunicazione non sempre avviene in modo corretto.

In particolare, chi ha avuto una diagnosi di aborto potrebbe essere indotto a credere che ci sia la possibilità di una diagnosi errata. È normale avere difficoltà a credere che una gravidanza desiderata si sia purtroppo interrotta, si tratta di un momento di dolore molto intenso e ci vuole del tempo per metabolizzare una brutta notizia come questa.

Quest’articolo è volto a chiarire quando la diagnosi di aborto spontaneo può essere considerata una certezza, e quando invece si può aspettare e sperare che le cose vadano per il meglio. Nella pratica clinica, infatti, si impara ben presto che le previsioni relative all’ecografia della gravidanza iniziale possono essere spesso disattese: ci sono casi che non sembrano brillanti e che poi vanno bene, e viceversa casi che sembrano procedere per il meglio, e poi si interrompono.

In questa breve presentazione vediamo i quadri ecografici della gravidanza iniziale e i criteri per la diagnosi certa di aborto spontaneo, con un accenno ad altre patologie, più rare, che si manifestano precocemente: gravidanza extrauterina e mola vescicolare.

 

 

Cosa possiamo concludere:

1- in tutti i casi dubbi è utile aspettare il successivo controllo ecografico, da eseguire non prima di 7 giorni dal precedente. Se il quadro ecografico è invariato, la diagnosi di aborto è certa.

2- non basarsi solo sulle beta-HCG, che danno informazioni non sempre affidabili, né in senso positivo, né in senso negativo. L’esame più importante resta sempre l’ecografia transvaginale.

3- non è necessario procedere con induzione farmacologica dell’espulsione o con il raschiamento, finché esiste il minimo dubbio sull’andamento della gestazione. Aspettare e vedere cosa succede non è pericoloso per la gestante. In caso di sanguinamenti di entità superiore a una mestruazione o dolori intensi, la donna può rivolgersi al pronto soccorso ginecologico di zona affinché la situazione possa essere rivalutata.