I mesi di luglio e soprattutto agosto, rappresentano per gli italiani il fatidico momento delle vacanze: le ferie, il tanto agognato “stacco” dalla routine quotidiana. I giovani in particolare godono di un periodo più ampio di pausa dagli impegni di studio, ma anche per gli adulti il momento delle ferie è mediamente pari a circa due o tre settimane.

In molti attendono questo momento dell’anno che nell’immaginario collettivo diventa sinonimo di relax, sole, mare o montagna, amici, più tempo da dedicare a se stessi e ai propri hobby.

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Ma è tutt’oro ciò che luccica?

Proviamo a comprendere meglio se le cose stanno effettivamente come noi desidereremmo. L’estate sembra infatti rappresentare nella realtà e a dispetto delle fascinazioni collettive che richiama, un momento dell’anno particolarmente delicato e potenzialmente logorante per la nostra salute psicofisica.

Vediamo di capire assieme perché la “stagione calda” può risultare spossante e spesso snervante e soprattutto, come attenuare questi effetti stressanti delle “vacanze”.

Tanto per cominciare la bella stagione ci vede, per ovvie ragioni, più esposti fisicamente. Fa caldo e dunque viene meno l’esigenza di coprirsi. Molte persone, soprattutto donne, ma anche un ragguardevole numero di uomini, possono vivere questo momento del “mostrarsi” con grande senso di angoscia.

 

La "prova costume"

Kili superflui o eccessiva magrezza, smagliature, cellulite, imperfezioni cutanee, peli, nei, contribuiscono ad alimentare o amplificare il senso di insicurezza che spesso già ci si porta dietro. Gli ideali massificati di bellezza che vengono imposti dai mass media non aiutano certo a sentirsi più sicuri. Questo è infatti il periodo in cui tra riviste e pubblicità televisiva, è difficile non imbattersi in splendide forme femminili e maschili dalla pelle liscia e perfettamente levigata dal sole, addominali scolpiti o piatti, glutei sodi, cosce snelle. In TV si ripetono spot di creme abbronzanti e cibi dietetici, interpretati da modelle tanto perfette quanto irrealistiche, che però diventano uno standard a cui inevitabilmente si finisce per tendere e che può generare nel confronto, sentimenti di impotenza e insoddisfazione.

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La famosa “prova costume” non è affatto un momento piacevole per la maggior parte delle donne. Ovviamente non mi riferisco a forme di psicopatologia conclamata ove la dismorfofobia, ovvero l’incapacità a percepire il proprio corpo realmente per ciò che è sino a detestarlo, è uno dei sintomi prevalenti. Il dover mostrare il corpo, nella nostra società ove prevale l’immagine, diventa un po’ come dover mostrare tutto di se stessi. Ecco perché anche in donne (e uomini) perfettamente sane dal punto di vista psicologico si innescano sensi d’insicurezza anche molto profondi.

 

Mal d'estate

Durante i mesi del solleone è boom di ricoveri nei pronto soccorsi italiani per attacchi di panico e sintomi depressivi: ansia, frustrazione, senso d’impotenza, solitudine e non ultimo il gran caldo, sono i fattori che maggiormente concorrono allo scatenarsi di questa piccola epidemia psicologica stagionale. In letteratura è abbastanza nota la correlazione tra depressione e estate, specialmente per coloro (ma non solo) che sono costretti – per svariate ragioni – a vivere il periodo estivo in città. Persino il numero di suicidi è più alto in primavera ed estate, a dispetto dei luoghi comuni che vedrebbero gli inverni “tristi e uggiosi”, come fonte maggiore di instabilità per l’umore.

 

Non "staccare" o "riattaccare" troppo rapidamente

Per chi invece decide (o può permettersi) di partire, possono nascere altri tipi di disagio, frequentemente sottovalutati. Abbandonare drasticamente la propria routine per rifugiarsi in una meta esotica per esempio, per quanto possa essere idealmente un agognato obiettivo per molti, può avere una serie di conseguenze indesiderate.

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Il cambio repentino di condizione psicofisica, sia in partenza che al ritorno, può infatti indurre un indesiderato senso di smarrimento e di alienazione nel soggetto, che può trovarsi nella paradossale condizione di “non riuscire a rilassarsi”. Oppure qualora si riesca a trovare il giusto relax dopo qualche giorno di assestamento, il rientro ai ritmi lavorativi usuali può rivelarsi particolarmente duro, tanto da far rapidamente scomparire l’effetto relax ottenuto in vacanza.

 

Cosa fare allora?

Per quanto riguarda la “prova costume”, inutile tentare con le diete dell’ultim’ora o con tardive iscrizioni in palestra. Le attività sportive vanno effettuate con costanza e regolarità e non è utile ne sano compiere sforzi improbabili in poco tempo. Stesso discorso per le diete. Questo tipo di rimedi affrettati, piuttosto, contribuisce ad alimentare il senso di impotenza e di frustrazione. Se proprio si deve iniziare adesso, si affronti questo rinnovato percorso verso uno stile di vita più benefico senza alcuna aspettativa nell’immediato. L’avvento dell’estate è uno stimolo, ma non può essere l’obiettivo. Occhio al nostro benessere psicofisico anche nell'accettarsi con i propri pregi e difetti, con uno sguardo più indulgente verso l’immagine che ci rimanda lo specchio: non possiamo confrontarci con i modelli stereotipati di bellezza che ci propina la cultura mass-mediatica. Bellezza è anche morbidezza nelle forme, imperfezione, piccoli difetti. I canoni estetici contemporanei sono una pura illusione e un miraggio e non corrispondono necessariamente alla bellezza, che resta un qualcosa di squisitamente mutevole, variabile e soggettivo.

Per ridurre lo stress da “vacanza” invece, è indispensabile che ci sia qualche giorno (non qualche ora!) per ammortizzare l’effetto rientro. Un rientro troppo repentino in ufficio, specialmente se si è scelta una vacanza del tutto “distante” in termini di attività quotidiane da quanto si fa regolarmente durante il resto dell’anno, può risultare spiazzante. Mai rientrare alla domenica sera da un villaggio turistico o da una meta esotica e riprendere il lavoro il lunedì mattina. Molto meglio rientrare il venerdì e riabituarsi gradualmente, anche stando a casa propria, alla propria quotidianità.

 

Quando la vacanza è un lavoro

Infine un piccolo suggerimento per quanti vivono la propria vacanza solo cambiando destinazione o meta, ma comportandosi – di fatto – esattamente nello stesso modo in cui sono abituati al lavoro. Pianificare il proprio viaggio nei più piccoli dettagli, organizzare ogni spostamento e non lasciare quasi nulla all’imprevisto o al caso, è il tipico atteggiamento di chi non riesce a cambiare comportamento anche se si trova al di fuori del contesto in cui quel comportamento è appropriato. Lasciatevi un po’ andare, non imponetevi tappe forzate o obiettivi irrinunciabili. Se una visita a un museo deve tramutarsi in un tour de force con tempi scadenzati solo da soste predeterminate, allora siete in difficoltà. Probabilmente non vi sentirete mai abbastanza soddisfatti delle vostre vacanze.

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Soprattutto però cercate di non imporre i vostri ritmi a chi vi accompagna, è vacanza anche per loro e ognuno ha diritto a vivere con i propri tempi e senza assillo questo meritato periodo dell’anno!