Colei che da la vita, sembra essere la più a rischio di vita.
Ogni anno quando scrivo qualcosa su questa triste giornata, spero sempre di avere un numero minore di dati a disposizione.

Ed invece, l’anno si apre e si chiude con una donna abusata, sfregiata, uccisa.

Con una madre che ha seppellito la propria figlia, ed una figlia la propria madre.

Le donne a rischio sono le più fragili e le più vulnerabili.

Donne che amano troppo e male.

Donne che fanno dei madornali errori di valutazione, ma nonostante tutto, non riescono a retrocedere da questi legami malsani.

Donne affamate d’amore, ed incapaci di provare rabbia ed odio.

Donne che, in fondo, non si vogliono bene abbastanza.

Ragazzine alle prime armi effettive, ad un passo dalla bara, che confondono il possesso con la protezione, l’aggressività con la passionalità.

 

Esistono dei segni prodromici?
I segnali ci sono sempre, tutti, ma vengono sottostimati dalle donne stesse e, talvolta, anche dalle autorità.
Il tragico epilogo parte da lontano, non avviene all’improvviso.
Mai.
Parte sempre da uomini irrisolti, possessivi e prepotenti, e dall’altra metà del cielo: donne fragili, insicure e psicologicamente dipendenti.

Uomini che preferiscono uccidere l'oggetto d'amore piuttosto che rinunciare ad esso.

Uomini che non reggono la “frustrazione da abbandono”, che non sanno modulare le loro emozioni, e che mettono in pratica pericolosi agiti - che in psicoanalisi si chiamano acting out -, che li porteranno direttamente, senza se e senza ma, all’uccisione della donna, presunta amata.

Insane ed illogiche passioni, che nulla fanno per sembrare diverse da quelle che sono, muovono le fila di famigerati - quanto irreali - "raptus omicida".

Ricordiamoci che in clinica, il raptus omicida non esiste.

Esiste il delirio di gelosia, l’aggressività, la mancanza di freni inibitori, ed ancora, la fissazione ideo-affettiva, la preservazione ideica, i disturbi di personalità, la fame d’amore, e la premeditazione.

 

  • Cosa dice la legge

Da 18 anni – “soltanto” - in tutto il mondo, il 25 novembre è la Giornata mondiale contro ogni forma di violenza sulle donne, fisica e psichica.

Affinché anche la legge intervenisse con provvedimenti e punizioni, abbiamo dovuto aspettare tanto tempo, ed assistere inermi a svariati funerali.

  • Poi però, ci sono le attuanti e la buona condotta, ma per una madre che sopravvive ad una figlia non esiste uno sconto di pena, se non l’ergastolo per la propria sofferenza.

 

La cronaca non smette di stupirci
Donne sfregiate con l'acido.
Altre bruciate, anche se gravide.
Altre ancora, abusate e maltrattate.
E, per finire, uccise.
Sevizie di ogni genere e tipo, con ogni grado di crudeltà ed efferata atrocità.
Il denominatore comune di questi efferati delitti è sempre l’incontro tra carnefice e vittima, tra un amore folle ed i suoi postumi.

Un amore tossico e malato, nocivo e dolente conduce, prima o poi, alla morte.

Solitamente la donna, è un’ex amante, fidanzata o moglie, donna che è stata oggetto di “fantasie amorose” e che ha poi espresso il desiderio di interrompere la relazione, perché giunta al termine, insopportabile o dolorosa.

Non dobbiamo dimenticare, e non dobbiamo smettere di ripetere alle nostre figlie, che un amore porta gioia, serenità, ed allegria.

Nessuna sofferenza appartiene al nobile sentimento dell’amore, tantomeno gli insulti, le perseverazioni via chat o de visu, la limitazione della libertà, le botte, la violenza e la paura.

 

Cosa può fare una mamma?
Una mamma attenta lo sa.
Sa bene se la propria figlia è serena, felice o angosciata.
Una mamma lo vede e lo sente sulla propria stessa pelle.

Soprattutto oggi, diventa davvero indispensabile, sapere con chi escono le nostre figlie, sapere se questi potenziali pretendenti sbucano dal web, senza nessuna referenza validabile.

Osservare il loro comportamento: se, per esempio, questo fidanzato le tempesta di messaggi, la controlla, è eccessivamente geloso, o se la maltratta verbalmente o fisicamente.

Se dovessero esserci dei possibili segnali - anche uno soltanto -, di maltrattamento e pericolo, e se la Ragazza fosse così accecata e dipendete psicologicamente da non prenderne le distanze, diventa indispensabile denunciare i fatti alle autorità; prima che sia davvero troppo tardi.

Meglio farsi odiare oggi, che portarle i fiori domani, perché quando il dolore si fa silenzio, una donna muore.

https://www.valeriarandone.it/psicologia/femminicidio/

  

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