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Dr. Giovanni BerettaData pubblicazione: 16 dicembre 2012

Da una recente e curiosa ricerca, pubblicata sul Journal of Sexaul Medicine e condotta da un gruppo di ricercatori turchi dell’Università di Inonu in Malatya, sembra emergere che vi sia una correlazione precisa e diretta tra infezioni croniche del cavo orale (come una gengiva infiammata e la presenza di una placca batterica) ed un disturbo dell’erezione.

Questo problema sessuale sembra avere una probabilità tre volte superiore di presentarsi nei maschi con paradontiti croniche rispetto a uomini che non hanno un tale problema odontoiatrico.

Patologie odontoiatriche comuni
Patologie odontoiatriche comuni

Lo studio, su una casistica un pò limitata, ha messo a confronto un gruppo di ottanta uomini, affetti da disfunzioni erettili, con un gruppo di controllo di altri ottantadue uomini sani.

La ricerca presentata ha rilevato in particolare che il 53% degli uomini del primo gruppo aveva un problema odontoiatrico mentre nel gruppo di controllo solo il 23% dei soggetti lamentava una tale patologia.

Risistemando i dati, in funzione soprattutto di alcuni parametri socio-culturali e clinici (grado d’istruzione, ricchezza, benessere sociale, stipendi, grado d’istruzione, età, indice di massa corporea ed altro) i nostri ricercatori hanno osservato che i maschi con gravi patologie paradontali avevano una probabilità 3,29 volte superiore, rispetto agli uomini del gruppo di controllo “sani”, di avere un deficit dell'erezione.

I ricercatori, partendo dal presupposto che le paradontiti croniche sono potenzialmente malattie capaci di scatenare importanti patologie vascolari sistemiche, come una coronaropatia, e che circa due maschi su tre, con disturbi ad avere una regolare erezione, hanno anche un problema a livello vascolare, hanno facilmente collegato le due patologie.

Da queste osservazioni arriva quindi l’invito a tener presente, tra i possibili fattori che devono essere analizzati dai nostri andrologi, anche le paradontiti croniche, come dato importante nella storia clinica di un uomo che lamenta un disturbo dell'erezione.

Non sembra un’idea così peregrina e “sballata” come potrebbe, a prima vista, apparire; certo la limitata casistica qui riportata non è sufficiente a farci condividere in pieno una tale affermazione come conclusiva.

 

Fonte:

http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/j.1743-6109.2012.02974.x/abstract

Per approfondire:

https://www.medicitalia.it/minforma/andrologia/184-quando-l-erezione-e-difficile-o-non-c-e-che-cosa-fare.html

https://www.medicitalia.it/minforma/andrologia/1234-nuove-terapie-emergenti-nel-trattamento-della-disfunzione-erettile-de.html .

 

Autore

giovanniberetta
Dr. Giovanni Beretta Andrologo, Urologo, Patologo della riproduzione, Sessuologo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1977 presso Università di Milano.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Firenze tesserino n° 12069.

4 commenti

#1
Dr. Armando Ponzi
Dr. Armando Ponzi

Giovanni,
sarebbe stato oltremodo interessante verificare, in questo studio, la correlazione tra 'apnea notturna', parodontopatia e disturbi erettili.
I respiratori orali hanno frequentemente parodontopatie, ma soprattutto possono fare apnee che contribuiscono con meccanismi centrali e periferici al disturbo erettile.

#2
Dr. Roberto Mallus
Dr. Roberto Mallus

C'è da chiedersi se tutti i pazienti scelti siano stati studiati dal punto vista cardiovascolare ed ematochimici .
Inoltre considerata la casistica molto limitata come giustamente hai fatto notare, c'è da dire che lo studio fa solo audience.
E' pur vero che l'obiettivo di qs news è fare notizia e almeno qs scopo lo ha ottenuto!!

#3
Dr. Giovanni Beretta
Dr. Giovanni Beretta

Carissimi,

sono consapevole che questi lavori sono pieni di bias e che la loro pubblicazione è spesso determinata solo per fare "audience" ma è pur vero che in molti casi possono suggerire spunti ed idee per future e successive ricerche cliniche.

Un buona domenica a tutti

#4
Dr. Giovanni Beretta
Dr. Giovanni Beretta

Sicuramente, sono tutte prospettive che meritano un eventuale e attenta valutazione e ricerca clinica.

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