Deficit erettivi e possibili problematiche cardiovascolari

Dr. Giovanni BerettaData pubblicazione: 21 aprile 2020

 

Deficit dell’erezione e possibili problematiche cardiovascolari.

Questo è l’ultimo messaggio significativo e relativo a queste due patologie che ci arriva da una recente e complessa review, condotta da alcuni ricercatori greci del Secondo Dipartimento Propedeutico di Medicina Interna, della Scuola Medica dell’Università Aristotele di Salonicco e dal Dipartimento di Cardiologia dell’ Ospedale Generale Asklepeion di Atene e ora pubblicata sulla rivista Current Vascular Pharmacology”.

 

E’ già noto che un disturbo dell’erezione ha un’incidenza maggiore in una popolazione con problemi cardiovascolari, infatti entrambi questi problemi clinici hanno molti punti e meccanismi fisiopatologici in comune. Questo renderebbe un deficit dell’erezione un potenziale ed importante fattore predittivo di un eventuale e futuro problema cardiovascolare.

Lo scopo di quest’ulteriore e completa revisione di tutti i lavori scientifici pubblicati su queste tematiche è stato quello di presentare e discutere criticamente i dati emersi dalle varie casistiche presentate per valutare la reale relazione tra disturbo dell’erezione ed eventuali patologie cardiovascolari e stimare anche se esiste un potenziale valore predittivo di un deficit erettivo sui secessivi e futuri eventi negativi a livello cardiovascolare.

 

In sintesi è emerso, dai diversi lavori trasversali e studi prospettici esaminati, che quest’associazione, tra disfunzione erettile e malattie cardiovascolari, è significativa, confermando così una maggiore prevalenza di un deficit dell’erezione nei pazienti con malattie cardiache ma soprattutto si è arrivati a dimostrare, in modo indipendente, una previsione di eventuali e futuri eventi cardiovascolari quando si ha un deficit dell'erezione.

 

Lo studio è arrivato a confermare che un disturbo dell’erezione può precedere, per un periodo che va da tre a cinque anni, il presentarsi di una malattia coronarica, precisando così una possibile "finestra temporale" che potrebbe permettere di informare i pazienti ed eventualmente poi gestire correttamente con loro il futuro e molto probabile problema cardiovascolare, prima che questo si manifesti nella sua forma clinica eclatante.

Ancora, le numerose prove raccolte sull’importante ruolo predittivo che può avere un deficit dell’erezione permetterebbero così un'identificazione precoce di una successiva cardiopatia e potrebbero consentire una gestione più mirata e precisa di tutti questi pazienti in modo da ridurre significativamente, quando possibile, anche il rischio che questa si verifichi.

 

Un’altra osservazione interessante infine, emersa da questa review, è che gli inibitori delle fosfodiesterasi di tipo V, che sono la prima linea nel trattamento di una deficit dell’erezione, sono farmaci sicuri che non scatenerebbero problematiche cardiovascolari anche in quei pazienti che già presentano un problema cardiaco.

 

Fonte:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/32286949

Altre informazioni:

https://www.medicitalia.it/minforma/andrologia/184-erezione-fare.html

https://www.medicitalia.it/minforma/andrologia/1234-nuove-terapie-emergenti-trattamento-disfunzione-erettile-de.html

https://www.medicitalia.it/salute/disfunzione-erettile 

 

Autore

giovanniberetta
Dr. Giovanni Beretta Andrologo, Urologo, Patologo della riproduzione, Sessuologo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1977 presso Università di Milano.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Firenze tesserino n° 12069.

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