L'interruzione volontaria della gravidanza oggi: una scelta o una condanna?

Dr.ssa Lucia VecoliData pubblicazione: 30 maggio 2014

Uno degli aspetti più drammatici della  professione del ginecologo è incontrare le donne che scelgono di abortire volontariamente.

Dal punto di vista strettamente biologico, la donna è fatta per accogliere la gravidanza: utero, ovaie, vagina sono presenti nel suo corpo per questo scopo, il bacino femminile è più ampio di quello maschile per far posto al feto, ogni mese l'arrivo delle mestruazioni è stato definito il pianto dell'utero per il bambino che non ha potuto avere.

La donna che abortisce spontaneamente entra in un vero e proprio lutto e il suo ginecologo, che sa benissimo che circa il 15% delle gravidanze esita in aborti spontanei, ha un bel daffare a spiegarle che non si poteva fare niente per salvare l'embrione. Nonostante questo ogni anno nelle strutture pubbliche italiane continuano ad essere effettuati molti aborti provocati, disciplinati dalla legge 194.

Nata per salvare le donne dalla piaga dell'aborto clandestino, la legge consente di interrompere la gravidanza per volontà materna nei primi 3 mesi, solo per grave patologia materna oltre tale limite di tempo.

Ma quante donne scelgono liberamente di abortire?

Spesso la cosiddetta scelta in realtà è una condanna dettati dalle  motivazioni più disparate, quali: difficoltà economiche, abbandono da parte del partner, non accettazione del ruolo materno, scarso sostegno psicologico della famiglia, ecc..

Di fronte alla donna che mi si siede davanti e dice di voler abortire come mi devo comportare? 

Secondo me l'ultima cosa da fare è darle frettolosamente l'indirizzo del più vicino Ospedale. Prendiamo tempo, parliamo, accertiamo prima di tutto lo stato di gravidanza, cerchiamo di conoscere chi abbiamo davanti e i suoi problemi. Soprattutto occorre dare comprensione e rispetto, anche se spesso le nostre idee di medici che seguono le gravidanze sono diverse.

Molti bambini, all'inizio indesiderati, hanno solo bisogno di un po' di tempo per essere accolti con gioia da parte di tutta la famiglia. Gli ostacoli che all'inizio sembrano insormontabili spesso possono essere rimossi. Se dovessimo programmare tutto non saremmo uomini ma robots...

L'importante è non avere rimorsi, forieri di turbe psicologiche... Si prenda tempo, la legge lo prevede... Ne parli in famiglia, con il suo partner, col suo confessore... Quante frasi si possono trovare per far riflettere. E' fondamentale che la donna si senta rispettata e libera di poter decidere. Non giudicare, se non vuoi essere giudicato. Quanti neonati ogni anno si possono salvare con tatto e comprensione, rispettando e mai prevaricando chi si ha di fronte...

L'importante è far presente un punto di vista alternativo: esiste sempre una possibilita', anche nei casi che all'inizio appaiono disperati. Tante donne pagano con la depressione una scelta troppo superficiale e frettolosa, frutto dell'impulso di un momento difficile, in cui si sono sentite abbandonate da tutti. Questo non è etico. Lo scopo del nostro lavoro in questi casi e' soprattutto aiutare la donna ad essere consapevole e padrona delle proprie scelte.

Autore

luciavecoli
Dr.ssa Lucia Vecoli Ginecologo

Laureata in Medicina e Chirurgia nel 1980 presso Università. Di Pisa.
Iscritta all'Ordine dei Medici di Lucca tesserino n° 1235.

3 commenti

#1
Dr. Nicola Blasi
Dr. Nicola Blasi

Io aggiungerei il discorso contraccettivo. La donna non deve trovarsi in queste condizioni e dover decidere se abortire o meno .
Il compito del ginecologo è importante nell'intervenire educando la coppia alla contraccezione , illustrando i metodi contraccettivi .
L'IVG è il fallimento della informazione sulla contraccezione

#2
Dr. Carla Maria Brunialti
Dr. Carla Maria Brunialti

Alla Collega Vecoli. Ho trovato molto equilibrato e "umano" il Tuo articolo sulla Interruzione Volontaria. Effettivamente non è proprio solo questione di legge, ma di vicende umane e di scelte che inevitabilmente lasceranno tracce.
Al Collega Blasi. Concordo pienamente con la massima attenzione e diffusione contraccettiva!
Anni di educazione sessuale e di pratica sessuologica mi vedono impagnata su questi fronti, ma mi hanno anche mostrato che "sapere" non significa "applicare" uno dei vari metodi.
Scrivevo qualche tempo fa: "Un figlio può anche essere il frutto del fallimento nell'uso delle precauzioni contraccettive.
Può sembrare incredibile che, pur vivendo nel terzo millennio, ci sia ancora una notevole distanza tra l'informazione sulla contraccezione e l'uso di contraccettivi, e non solo nei giovani.
Può sembrare strano che pur esistendo vari metodi, alcuni dei quali con alto indice di sicurezza, persone anche adulte si trovino di fronte a gravidanze indesiderate. Quando ciò accade, molto spesso alla base c’è una profonda ambivalenza tra il desiderio di avere un figlio e l’esigenza di vivere la sessualità come un terreno di auto realizzazione.
È significativo quanto emerge ad un'inchiesta sull'interruzione volontaria di gravidanza (IVG) nell'età adulta. Le donne indicano, tra le cause: il fallimento del metodo contraccettivo (spesso il coito interrotto) "non prevedevo di fare" "non credevo di poter rimanerci" mancate precauzioni. E dunque parlare di una contraccezione efficace ha senso solo quando le coppie (e la singola persona della coppia) fanno i conti con le loro possibili ambivalenze verso il corpo, la maternità, la sessualità, l'oblatività. Solamente in questo caso la scelta di un metodo contraccettivo rispetto ad un altro rispecchia elementi di realtà, e sarà quindi veramente efficace; altrimenti ci troveremo davanti a "coazioni a ripetere" abortive purtroppo.
(www.mentesociale.it/sessuologia-1/articoli-di-sessuologia/838-quale-posto-per-un-figlio.html?showall=&start=2)

#3
Dr.ssa Lucia Vecoli
Dr.ssa Lucia Vecoli

Ringrazio i colleghi per gli utili commenti. La mia riflessione è nata da una serie di casi clinici, che ho vissuto di recente. 1- ragazza ventenne di ottima famiglia, accompagnata dalla madre per una consulenza contraccettiva, che , dopo la prescrizione della pillola con tutte le relative ed esaurienti informazioni, è rimasta incinta e ha deciso di abortire semplicemente perché ha deciso... di non prendere la pillola! 2- ragazza fotocopia della precedente, che la pillola l'ha iniziata e poi l'ha sospesa per un colesterolo borderline, senza consultare il ginecologo. 3- signora quarantenne, madre di 2 bambini, che ha sospeso la pillola di sua iniziativa, perché ogni tanto... sospenderla fa bene! Poi, rimasta incinta, ha deciso di abortire per motivi economici. Erano state tutte correttamente informate dallo specialista sulla contraccezione orale, ma apparentemente hanno dato più credito all'amica di turno che al medico specialista. Ascoltandole con calma e comprensione, soprattutto senza esprimere giudizi affrettati, ma dedicando loro un po' di tempo per mostrar loro un altro punto di vista, sono tornate a visita con la famiglia, pronte ad accogliere con gioia quel bambino di cui inizialmente avevano paura.

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