Speranze cura alzheimer

Nuove speranze per la cura della Malattia di Alzheimer

Dr. Mauro Colangelo Data pubblicazione: 17 marzo 2017 Ultimo aggiornamento: 08 giugno 2021

Un nuovo farmaco per la malattia di Alzheimer in fase precoce, l’aducanumab, il 7 giugno 2021 ha ricevuto il via libera dalla Food and Drug Administration (FDA), l’ente statunitense che si occupa della regolamentazione dei farmaci.

Dopo vent’anni di ricerca (e fallimenti) il riconoscimento di una nuova possibilità terapeutica offre speranze ai malati di Alzheimer: nonostante siano stati comunque chiesti altri test clinici, sembra che il l’aducanumab abbia le potenzialità di rallentare il decorso della malattia.

Nuovo farmaco per curare l'Alzheimer

L'aducanumab: un nuovo farmaco per la cura

Si tratta di un anticorpo monoclonale umano derivato dai linfociti B in grado di mirare alle forme aggregate della beta amiloide così da rimuovere le placche. Il farmaco recentemente era stato inserito nel programma PRIME (PRIority MEdicines) da parte dell’Agenzia Europea per i Medicinali (European Medicines Agency, EMA) e gli studi sulla sua valutaiozne avevano già dato risultati preliminari incoraggianti, in quanto la sua efficacia è risultata più selettiva rispetto ad altri farmaci contro la causa dell’Alzheimer e non solo sui suoi sintomi.

L'impatto delle demenze sui pazienti e i loro familiari

La notizia di nuove cure e sperimentazioni per l'Alzheimer viene sempre accolta con incoraggiamento non solo per i pazienti, ma anche con i familiari che si trovano ad assistere malati affetti da questo tipo di patologia.

Le demenze, infatti, sono un gruppo di malattie del sistema nervoso centrale che determinano inizialmente un declino mnemonico, dapprima solo della memoria per i fatti recenti, ma in seguito anche di quella a lungo termine, e disorientamento temporo-spaziale consistente nella incapacità di orientarsi nei luoghi e di identificare il tempo trascorso. Il coinvolgimento progressivo della capacità di pensare in modo corretto, di esprimere il proprio potere di giudizio e di critica e di controllare le emozioni rende sempre più precaria e socialmente inadeguata l’autonomia del soggetto che ne è affetto nelle attività del vivere quotidiano.

Demenze primarie e secondarie

Le demenze si distinguono in primarie e secondarie.

  • Demenze primarie: sono causate da un processo degenerativo irreversibile e ben identificato, tra esse il tipo più frequente è la malattia di Alzheimer
  • Demenze secondarie: possono essere causate da disturbi metabolici oppure da patologie cerebrali, in maggioranza di natura vascolare; queste, talvolta, possono essere reversibili. 

Il contrassegno peculiare della malattia di Alzheimer è costituito da un anomalo deposito della proteina amiloide nel cervello e da una alterazione della proteina intra-cellulare tau. Tali sostanze innescano una serie di meccanismi che culminano nella formazione delle tipiche placche che sono responsabili di danno irreversibile dei neuroni nelle aree cerebrali devolute alla memoria e ad altre funzioni cognitive. A ciò consegue una perdita significativa di memoria (amnesia), incapacità di riconoscere persone, cose e luoghi (agnosia), incapacità di esprimersi e di comprendere i messaggi verbali (afasia) e di compiere correttamente movimenti volontari complessi (aprassia).

Cause, diagnosi e diffusione della malattia

Le cause della malattia di Alzheimer non sono tuttora ben note, seppure siano stati individuati taluni fattori di rischio quali l’età (65-80 anni), un genotipo specifico (apoƐ4), un trauma cranico dopo i 50 anni, diabete, ipertensione, ipercolesterolemia e fumo.

Nel nostro Paese, secondo recenti dati ISTAT, le persone affette da demenza sono 1.127.754, con lieve prevalenza del sesso femminile, di cui si stima che circa la metà sarebbe affetta da malattia di Alzheimer ma che tuttavia risulta diagnosticata in modo appropriato in meno del 50% dei casi.

Ai fini del trattamento è di fondamentale importanza porre una diagnosi dell'Alzheimer corretta e la più precoce possibile mediante un’accurata anamnesi, una valutazione neuropsicologica approfondita (ADAS-cog, ADCS-ADL, CDR-SB) e un insieme di esami di laboratorio e strumentali (Risonanza Magnetica cerebrale, SPECT cerebrale, PET cerebrale).

 

Fonti

FDA Grants Accelerated Approval for Alzheimer’s Drug

Autore

maurocolangelo
Dr. Mauro Colangelo Neurologo, Neurochirurgo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1972 presso Università Napoli.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Napoli tesserino n° 11151.

8 commenti

#1
Ex utente
Ex utente

http://www.bioblog.it/2009/07/30/vasocostrizione-cerebrale-nel-morbo-di-alzheimer/20097782

Buongiorno Dr. Mauro Colangelo, se posso, in seguito ad una mia ricerca svolta da autodidatta, vorrei indicare quello che penso sia verificabile dai Medici, riguardo alla possibile cura risolutiva della malattia di Alzheimer.
Mi scusi Dr. Colangelo, con il suo consenso vorrei porre una domanda: a sua conoscenza ai pazienti affetti dall'Alzheimer è richiesta la Emogasanalisi per controllare i livelli della pressione parziale di ossigeno nel sangue?
Sono certissimo che, TUTTI i pazienti con l'Alzheimer o con altre Demenze, hanno la pO2 arteriosa molto diminuita rispetto alla norma, e comunque la pO2 arteriosa di questi pazienti è minore in confronto alle persone non ammalate di pari età.
Infatti, è molto probabile che la malattia di Alzheimer è causata dalle insufficienti attività fisiche e mentali, verificandosi nella persona le Vasocostrizioni Cerebrali, si restringono così localmente i vasi sanguigni nel Cervello, causando il mancato afflusso di sangue e ossigeno alle cellule della Corteccia Cerebrale, provocando in questo modo l'accumulo delle proteine neurotossiche beta-amiloide e tau sui neuroni, distruggendoli, causando progressivamente l'atrofia cerebrale che si riscontra nell'Alzheimer.
Dr. Colangelo, vorrei allora dire che, una possibile cura risolutiva è quella che aumenta stabilmente la pressione parziale di ossigeno disciolto (pO2) nel flusso Cerebrale, e sarà proprio per merito di questo stabile aumento che si otterrà la Neurogenesi, la crescita di nuove cellule neurali nel Cervello, ottenendo in questo modo la regressione progressiva della malattia di Alzheimer.
Per aumentare stabilmente e neuroprotettivamente la pressione parziale di ossigeno al Cervello la terapia più efficace è senz'altro quella che utilizza le nuove biomolecole chiamate Nano-Bolle di Ossigeno, attualmente utilizzate in sperimentazione per la cura della malattia neuromuscolare SLA, grazie a questa nuova cura, iniettando le giuste quantità delle Nano-Bolle di Ossigeno, si otterranno delle nette e migliori condizioni Mentali e Fisiche nei Pazienti.
I più Cordiali Saluti Dr. Mauro Colangelo
Pino Fronzi

http://www.lastampa.it/2016/05/31/edizioni/novara/nanobolle-dossigeno-e-la-nuova-sfida-alla-sla-NNCPz2LsgCEPTIU022OyoL/pagina.html



#2
Dr. Mauro Colangelo
Dr. Mauro Colangelo

Gentile Sig. Fronzi, grazie per il Suo commento.
Sono al corrente della ricerca che Lei ha citato e spero che possa aprire nuove prospettive nella terapia della SLA.
Come di certo Lei sa la malattia di Alzheimer è attualmente oggetto di studi molto accurati che si propongono di far luce sui meccanismi all'origine delle placche che la caratterizzano. Diceva De Santillana "la verità di oggi è l'errore di domani".
Cordialmente

#3
Ex utente
Ex utente

Grazie a Lei Dr. Mauro Colangelo, confido molto nelle terapie che utilizzano le nuove Biomolecole di Ossigeno, perché penso confermeranno quello che ho intuito svolgendo la ricerca sulle malattie degenerative.
Cordiali Saluti

#4

Gentile dottor Colangelo,
Complimenti e grazie delle Sue preziose righe.
Sarebbe davvero una luce in un buio che coglie sempre più famiglie.
Buon lavoro!

#5
Dr. Mauro Colangelo
Dr. Mauro Colangelo

Gentilissima Collega,

La ringrazio per le cortesi parole di apprezzamento.
Come è ben noto le attuali terapie si propongono unicamente un rallentamento nella progressione di questa malattia, ma la vittoria del futuro dovrà consistere nella scoperta di agenti in grado di prevenirla.
Buona lavoro anche a Lei!

#6
Ex utente
Ex utente

https://www.alzheimer-riese.it/contributi-dal-mondo/ricerche/3035-lesercizio-fisico-puo-essere-la-migliore-medicina-per-lalzheimer

Buongiorno Dottor Mauro Colangelo, non vorrei irritare i Medici, io Vi Stimo, ma penso sia necessario indicare quello che ho capito svolgendo la ricerca sulle malattie degenerative neurologiche e oncologiche.
Lo studio che invio suggerisce che l'esercizio fisico può essere la migliore medicina per l'Alzheimer, indica che può migliorare la funzione cognitiva nei soggetti a rischio di Alzheimer, ma però, noterà anche Lei Dottor Mauro che, lo studio dei Ricercatori dell'Università del Maryland, NON indica con esattezza quale è il meccanismo di azione terapeutica dell'esercizio fisico.
Io invece posso indicare questo meccanismo protettivo dovuto all'attività fisica, lo posso descrivere perché, oltre a praticare regolarmente l'esercizio fisico, ho avuto l'idea di controllare la mia ossigenazione sanguigna richiedendo l'Emogasanalisi.
Per questo motivo posso affermare con certezza che, la costante attività fisica determina una Maggiore Concentrazione di Ossigeno nel sangue, produce cioè un'incremento stabile della Pressione Parziale di Ossigeno i cui livelli sono indicati dalla pO2 arteriosa.
Ecco perché la Malattia di Alzheimer e altre malattie degenerative possono regredire in seguito alla costante attività fisica aerobica.
L'incremento stabile della Concentrazione di Ossigeno Paramagnetico nel sangue produce una maggiore energia elettrochimica dovuta al paramagnetismo dell'ossigeno disciolto irradiato nel sangue, consentendo l'aumento dei Potenziali d'Azione delle Cellule del Cervello, del Cuore, e dei Muscoli, stimolando anche la Rigenerazione Neurale (neurogenesi) e la Crescita di Nuove Cellule degli altri organi del corpo, determinando così una buona prevenzione delle malattie o eventualmente la cura risolutiva.
Gentile Dottor Mauro Colangelo, Le chiedo il consenso per questo pensiero, se i Medici di questo Forum riflettendo su quello che scrivo riscontreranno delle realtà e le divulgheranno, potranno essere applauditi da tutti i Medici del Mondo, e molte Persone saranno riconoscenti ai Medici Italiani.
Buona Giornata Dottor Mauro Colangelo

#7
Dr. Mauro Colangelo
Dr. Mauro Colangelo

Grazie per l'attenzione dedicata al mio blog e del suo commento.
Cordialmente

#8
Utente 389XXX
Utente 389XXX

Buongiorno Dr. Mauro Colangelo,
sono abbastanza indispettito (non evidentemente con lei) quando leggo dell'importanza della prevenzione e di una diagnosi agli inizi della malattia.
Dieci anni fa (a 43 anni) ho scoperto casualmente un'atrofia corticale diffusa
(REFERTO RSM)
Sistema ventricolare in asse, di normale morfologia e segnale.
Non evidenti alterazioni di segnale del tessuto nervoso.
Dilatazione degli spazi subaracnoidei in corrispondenza della volta cranica e in sede temporale anteriore, bilateralmente, come da contestuale atrofia corticale; in sede fronto-parietale laterale destra tale dilatazione dello spazio liquorale appare più marcata, con lieve rimodernamento tecale adiacente.
Lievemente dilatate anche le cisterne degli angoli ponto-cerebellari.).

Ho fatto diverse visite neurologiche negli anni, ripetuto la rsm nel 2013 (sovrapponibile), una SPECT nel 2015 (modesta ipoperfusione), una valutazione neuropsicologica (2015, profilo adeguato caratterizzato da iniziale caduta con prestazioni al limite della norma a carico della memoria verbale anterograda e della capacità di categorizzazione e flessibilità mentale).
Aspettando gli eventi.

Ieri, ulteriore visita neurologica dalla quale emerge un quadro di deficit cognitivo
(VISITA
Obiettività neurologica nella norma
Si osservano difficoltà di attenzione, a tratti anche della comprensione.
Non evidenti deficit di linguaggio e memoria.
Possibile stato ansioso con dubbi tratti ossessivi

CONCLUSIONI E ACCERTAMENTI
Difficoltà cognitive croniche (verosimilmente a carico del dominio attentino/esecutivo).
- RSM encefalo senza contrasto
- Esami ematici di base + anticorpi anti HIV
- EEG
- Esame neuropsicologico approfondito delle funzioni cognitive
- Visita neurologica di controllo (Sospetto "Declino cognitivo")
).

Capisco che non ci siano rimedi per questa terribile malattia, invito però ad evitare di parlare di prevenzioni e tempestività nella diagnosi, se quando ci sarebbe la possibilità di agire tempestivamente non lo si fa.

Buon week-end

Commenti degli utenti: aperti!
Commenti dei professionisti: aperti!

Per aggiungere il tuo commento esegui il login

Non hai un account? Registrati ora gratuitamente!

L'Alzheimer è una malattia degenerativa che colpisce il cervello in modo progressivo e irreversibile. Scopri sintomi, cause, fattori di rischio e prevenzione.

Leggi tutto

Guarda anche alzheimer 

Vuoi ricevere aggiornamenti in Neurologia?

Inserisci nome, email e iscriviti:

* Autorizzo il trattamento dei miei dati da parte di Medicitalia s.r.l. per finalità di marketing telefonico e/o a mezzo posta elettronica o ordinaria, compresi l'invio di materiale pubblicitario, la vendita diretta e lo svolgimento di indagini di mercato.

Cliccando su iscriviti acconsento al trattamento dei dati personali come da privacy policy del sito.

Contraccezione: quanto sei informato? Scoprilo con il nostro test

Contenuti correlati