Una scossa elettrica al cervello migliora rapidamente la memoria

Dr. Mauro Colangelo Data pubblicazione: 16 aprile 2019

La comprensione dell’invecchiamento cerebrale e lo sviluppo di metodi idonei a preservare o migliorare il potere cognitivo in soggetti anziani costituiscono di certo il target odierno più ambizioso delle neuroscienze. L’elemento più indicativo del declino cognitivo è costituito dal deficit della memoria di lavoro (MdL).

Robert M. G. Reinhart  e John A. Nguyen del Center for Systems Neuroscience alla Boston University hanno pubblicato su Nature Neuroscience (9. Aprile. 2019) il lavoro "Working memory revived in older adults by synchronizing rhythmic brain circuits” che espone una doppia scoperta: la prima che il deficit della MdL deriva dalla disconnessione di specifici circuiti cerebrali e la seconda che questi sistemi possono essere re-sincronizzati applicando, in modo molto specifico, una lievissima corrente elettrica che rapidamente ripristina la MdL deficitaria.

E’ necessaria una sintetica spiegazione di che cosa sia la Memoria di Lavoro (o Working Memory) che è, in estrema sintesi, la facoltà che permette di mantenere in memoria le informazioni ed ha un ruolo cruciale nella vita quotidiana. Il direttore d’orchestra del complesso processo di immagazzinamento ed elaborazione delle informazioni, finalizzato al mantenimento delle stesse in uno stato attivo per il loro successivo richiamo, è il Sistema Esecutivo Centrale, responsabile sia delle risorse attentive sia della manipolazione delle informazioni ed esercita il controllo sui servo-sistemi sussidiari (slave system). Questi sono costituiti dalla memoria di lavoro verbale (Articulatory Loop), servo-sistema che mantiene per breve tempo le informazioni uditive e verbali e dalla memoria di lavoro visuo-spaziale (Visuo-Spatial Sketch Pad), servo-sistema impegnato nella rappresentazione dello spazio. Un ulteriore sistema, chiamato Buffer Episodico (Episodic Buffer), si pone come interfaccia temporanea tra questi due sotto-sistemi e setaccia le informazioni dei diversi domini visivo, spaziale e verbale per combinarle in un’unica rappresentazione episodica. Da quanto si è esposto si comprende come la MdL sia una risorsa preziosa ma alquanto fragile perché declina con l’avanzare dell’età.

Reinhart e Nguyen hanno studiato 84 adulti, in sane condizioni, 42 di essi di età compresa fra 20 e 29 anni e 42 dell’età fra 60 e 76, sottoponendoli a test completi per la working memory e monitorando l’attività cerebrale mediante elettroencefalografia. I partecipanti sono stati randomizzati in doppio cieco e attraverso una stimolazione non invasiva è stata somministrata in giorni differenti una stimolazione a corrente alternata trans-cranica (tACS) diretta alle regioni prefrontale e temporale oppure una “finta” stimolazione. Al monitoraggio EEG, nei soggetti giovani, si è rilevato nel corso del working memory task un aumento dell’interazione fra i ritmi theta e gamma nella corteccia temporale sinistra ed un aumento della sincronizzazione del ritmo theta nella regione fronto-temporale. I soggetti anziani, che prima della stimolazione cerebrale erano più lenti e meno accurati dei giovani ai test di working memory, dopo la stimolazione miglioravano rapidamente la perfomance con uno score prossimo a quello dei giovani e questo effetto durava fino a 50 minuti dopo che essa era terminata.

Gli Autori ritengono che la stimolazione elettrica agisca sincronizzando le onde cerebrali theta nella corteccia prefrontale e temporale e che ad un’aumentata interazione fra onde theta e gamma nella corteccia temporale sinistra sia da ascrivere il migliorato rendimento ai test della MdL. Essi auspicano che questi reperti siano promettenti per avviare un nuovo filone di ricerche nell’ambito delle neuroscienze per lo sviluppo di strumenti non invasivi, che siano di ausilio per persone affette da declino cognitivo.

Flavio Fröhlich, Professore di Psichiatria e Neurologia alla University of North Carolina at Chapel Hill ha commentato il lavoro dicendo che si tratta di un importante contributo alla Letteratura ed evidenzia che un debole stimolo elettrico, erogato in maniera appropriata, può influenzare i ritmi cerebrali stimolando aree cerebrali ad interagire fra di loro e contribuire in tal modo al miglioramento cognitivo ed in particolare della memoria di lavoro.

Autore

maurocolangelo
Dr. Mauro Colangelo Neurologo, Neurochirurgo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1972 presso Università Napoli.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Napoli tesserino n° 11151.

5 commenti

#1
Utente 510XXX
Utente 510XXX

Grazie Dott. Colangelo per il suo nuovo articolo molto interessante ed,al contempo, intrigante. Di certo una scoperta che risulterebbe,se confermata in seguito, un importantissimo contributo scientifico. Volevo chiederle se questi risultati sarebbero "apprezzabili" anche negli ammalati di Alzheimer?e se Si, in che percentuale di miglioramento?resto in attesa di un cortese riscontro.
Grazie .

#2
Ex utente
Ex utente

https://www.ilgazzettino.it/blog/passioni_e_solitudini/sport_cervello_memoria-3936382.html

Salve Dottor Mauro Colangelo, a mio parere la stimolazione elettrica agisce nella Protettiva Vasodilatazione Cerebrale, per questo motivo sono stati riscontrati dei miglioramenti della Memoria in alcuni soggetti ai quali sono state applicate delle leggere scosse elettriche nel Cervello, però, Dr. Colangelo, non pensa anche Lei che piuttosto della scossa elettrica Cerebrale è meglio l'attività fisica aerobica per potenziare stabilmente la Memoria?
Cordiali Saluti
Pino Fronzi

#3
Dr. Mauro Colangelo
Dr. Mauro Colangelo

Cortesissimo Utente 510030,
La ringrazio per l'attenzione con cui segue gli articoli del mio blog e per i commenti sempre pertinenti. Come ha potuto rilevare, questa procedura è stata sinora applicata con risultati positivi nei casi di declino cognitivo lieve, che comunque può essere la fase di esordio della malattia di Alzheimer. Si dovranno comunque effettuare ulteriori ricerche per consentire un protocollo applicativo, che potrebbe trovare applicazione anche nelle fasi più avanzate della malattia di Alzheimer.
Cordiali saluti

#4
Utente 535XXX
Utente 535XXX

Dr Mauro Colangelo e un periodo quando mi metto a letto mi sento tirare in testa e come se sento il cuore battere dietro la testa poi mi fa male in petto mi sareste dire

#5
Dr. Mauro Colangelo
Dr. Mauro Colangelo

Gentile Utente 535760,
il quesito che lei pone non è pertinente all'argomento della news, pertanto La prego di postarlo sulle richieste di consulto, se vuole anche indirizzandolo a me personalmente.

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