Psicoterapia al telefono? Sì, ma a breve termine

Dr. Vassilis MartiadisData pubblicazione: 15 gennaio 2015

L'evoluzione della cosiddetta telemedicina, ossia dell'erogazione di servizi sanitari a distanza, attraverso mezzi tecnologici che possono andare dalla telefonata alla videoconferenza, fino ad arrivare alla gestione di interventi chirurgici attraverso robots teleguidati, non si arresta neanche in campo psichiatrico/psicologico, dove si susseguono numerosi studi che dimostrano la validità di terapie che non richiedono necessariamente la presenza di paziente e terapeuta nello stesso luogo.

Il tutto con innegabili vantaggi, in primis la possibilità di consentire anche a chi vive in zone distanti dai grandi centri o scarsamente collegate, l'accesso a cure efficaci o, ancora, consentendo  a chiunque di decidere di chiedere il parere di medici che lavorano a centinaia di km di distanza.

Il numero di dicembre della rivista scientifica JA Child and Adolescent Psychiatry ha pubblicato i risultati di un trial clinico randomizzato che confronta la psicoterapia cognitivo-comportamentale (TCC) erogata tradizionalmente, con la stessa psicoterapia erogata attraverso il telefono, in bambini e adolescenti affetti da disturbo ossessivo-compulsivo (DOC).

Sono stati inclusi nello studio 72 bambini e adolescenti con età compresa tra 11 e 18 anni, affetti da DOC, che sono stati suddivisi in maniera casuale in due gruppi: il primo gruppo è stato sottoposto a 14 sedute di TCC, con cadenza settimanale, effettuate in maniera tradizionale e con tecniche standardizzate che includevano l'esposizione e la prevenzione della risposta; il secondo gruppo è stato sottoposto allo stesso tipo di trattamento, per tecniche adoperate, numero di sedute e frequenza delle stesse, con l'unica differenza che paziente e terapeuta, anzichè trovarsi l'uno di fronte all'altro, si trovavano a un capo e all'altro di un collegamento telefonico.

I risultati clinici, valutati attraverso strumenti standardizzati dopo 3 mesi, 6 mesi e 12 mesi, dimostrano che la TCC telefonica ha un efficacia sovrapponibile a quella della TCC tradizionale, nei bambini e adolescenti con DOC, per i quali la psicoterapia è il trattamento raccomandato, preferibile rispetto a trattamenti farmacologici che sono prevalentemente indicati per gli adulti.

La sovrapponibilità dei due tipi di trattamento, tradizionale e telefonico, tende però a diminuire intorno ai 12 mesi di follow-up, nonostante si mantenga alto il livello di gradimento e di soddisfazione dei pazienti per il nuovo tipo di terapia.

Gli autori concludono affermando che, sebbene possano essere utili ulteriori ricerche in questo campo, soprattutto per determinare quali siano i fattori che possano predire l'efficacia di questo tipo di terapia, la TCC per il DOC di bambini e adolescenti può essere applicata anche a distanza, con risultati soddisfacenti e pari alla TCC tradizionale, almeno nel breve-medio termine, consentendo in questo modo di raggiungere un maggior numero di persone che non possono accedere a cure efficaci a causa delle distanze geografiche.

Lo studio è stato finanziato dal National Institute for Health Research del Regno Unito, da sempre particolarmente attento a valutare con prove efficacia l'applicabilità di metodiche di medicina a distanza e che ha reso pubblico l'accesso all'articolo completo al seguente link: http://www.jaacap.com/article/S0890-8567(14)00664-9/pdf 

 

Fonte:

Telephone Cognitive-Behavioral Therapy for Adolescents With Obsessive-Compulsive Disorder: A Randomized Controlled Non-inferiority Trial
Cynthia M Turner, PhD, David Mataix-Cols, PhD, Karina Lovell, PhD, Georgina Krebs, DClinPsy, Katie Lang, MPhil, Sarah Byford, PhD, Isobel Heyman, PhD. December 2014 Volume 53, Issue 12, Pages 1298–1307.

 

Autore

v.martiadis
Dr. Vassilis Martiadis Psichiatra, Psicoterapeuta

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 2000 presso Università di Napoli SUN.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Napoli tesserino n° 39851.

15 commenti

#1
Utente 369XXX
Utente 369XXX

Interessante. La legislazione italiana prevede già questo tipo di possibilità?

#2
Utente 285XXX
Utente 285XXX

molto interessante, considerando anche che una persona può trovarsi all'estero ed avre necessità di parlare con un professionista italiano.

#3
Dr.ssa Valentina Sciubba
Dr.ssa Valentina Sciubba

molto interessante, dovrebbero leggerlo i vari Ordini professionali degli psicologi

#4
Dr. Vassilis Martiadis
Dr. Vassilis Martiadis

Sebbene ancora non diffusi, i servizi sanitari di natura psichiatrica/psicologica possono essere erogati al pari di altre branche mediche purchè se ne rispettino i requisiti sanciti dalle Linee di Indirizzo Nazionali per la Telemedicina emanate dal Ministero della Salute e reperibili a questo indirizzo: https://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2129_allegato.pdf

Le prestazioni psicoterapiche possono essere erogate da soggetti pubblici, convenzionati o privati, per ognuno dei quali esistono delle norme da rispettare-
Non è possibile semplicemente alzare a cornetta e parlare con il paziente o con il terapeuta, ma occorre rispettare determinati standards fissati a tutela del paziente e del professionista stesso.
Credo che l'argomento sia molto stimolante per la discussione sia tra professionisti che tra professionisti e utenti.
Per esempio, quanti utenti sarebbero disposti a pagare un professionista o una struttura sanitaria per una prestazione di psicoterapia a distanza? E quanti professionisti o strutture sanitarie sarebbero disposti ad erogare simili prestazioni?
Grazie agli intervenuti e a quanti vorranno intervenire

#5
Dr. Stefano Garbolino
Dr. Stefano Garbolino

Sebbene esistano numeri "verdi" per determinate situazioni psichicamente complesse (in caso di depressione, malattie da dipendenza, traumi,...) al momento non è consentito per legge una terapia tramite telefono.

Ritengo tuttavia che i tempi potrebbero essere maturi per aspetti tecnologicamente più avanzati sul tema in oggetto: lo stesso Skype, attraverso il quale poter vedere l'interlocutore, si apre a ipotesi in linea con l'articolo.

Credo sarebbe auspicabile che gli stessi professionisti del settore non si chiudessero in visioni troppo rigide, ponendo allo stesso tempo molta cautela nell'apertura ad ipotesi simili. Cautela legata al fatto che occorre forse ancora approfondire la materia attraverso studi specifici e indagini ad hoc.

L'articolo è sicuramente stimolante e prezioso a livello di riflessione!

#6
Dr.ssa Angela Pileci
Dr.ssa Angela Pileci

Io non sono a favore della psicoterapia erogata per telefono, anche se ammetto di averci pensato a lungo e di aver pensato di fare delle eccezioni in alcune situazioni, anche se poi -valutando bene- credo che il pz possa saltare la seduta.
Infatti non credo che la psicoterapia sia un tipo di trattamento adatto per essere utilizzato interamente al telefono, ma avevo pensato ad es. ad una seduta se il pz non può venire in terapia (telefono o skype). A parte che in alcune circostanze specifiche saltare una seduta può anche fare bene al pz, ad esempio se è ansioso e gli trasmettiamo che può farcela ad aspettare la seduta successiva o cmq un periodo di tempo più ampio.
Poi, non credo che il pz debba scegliere proprio quel terapeuta che abita dall'altra parte d'Italia, nel senso che mi chiederei come mai il pz. non si rivolge ad un altro terapeuta, magari vicino casa, che può erogare lo stesso trattamento (in fondo il pz. non sa come lavoro io e dubito possa arrivare con il passaparola!). In altre parole credo che alcune persone siano molto abili a raccontarsela e tra queste molti pz. Magari anche il telefono può essere un modo per non andare in terapia, sotto sotto...
Inoltre ci sono problematiche per le quali assolutamente non va bene la terapia per telefono, ad esempio le fobie (sociali), i disturbi d'ansia e anche i disturbi depressivi.
Anche qui è parziale il lavoro che si può fare in psicoterapia: non si potrebbero utilizzare alcune tecniche di rilassamento, ad esempio, non si potrebbe lavorare con il non-verbale e magari qualche pezzo lo perderemmo... Non potremmo utilizzare l'esposizione guidata con il terapeuta, ecc... Insomma il rischio è proprio quello di alimentare il problema.
L'uso del telefono io l'ho regolamentato anche ai miei pz. con disturbi della personalità (rischio invasioni!)
Poi, non ho ancora letto con calma l'articolo allegato, e preciso che non mi occupo di bambini in terapia ma sarei curiosa di capire meglio come può essere efficace la terapia al telefono con i bambini, dal momento che il corpo è ancora più importante in una psicoterapia quando si lavora con i bambini, che non esprimono alcune emozioni e concetti direttamente ma con il loro corpo e con il gioco. Come è possibile quindi?
Il corpo è importante anche nei disturbi citati nell'articolo, disturbi d'ansia e ossessivi, quindi sinceramente non riesco ad immaginare una TCC erogata interamente per telefono. Potrebbe starci, valutando caso per caso, magari una seduta, se necessario, via skype.

#7
Dr. Vassilis Martiadis
Dr. Vassilis Martiadis

Ringrazio tutti gli intervenuti.
Angela,
e se invece del telefono e di bambini-adolescenti (questioni sulle quali anch'io nutro qualche dubbio, tuttavia devo dare per buone le conclusioni dello studio, pubblicate, tra l'altro, su una rivista abbastanza seria), si parlasse di adulti e di videochat o video conferenza ovvero di una interazione che permette non soltanto di ascoltare e parlare, ma anche di vedersi, quasi come ci si vede (paziente e terapeuta) dall'uno all'altro lato della scrivania?
Che poi alcuni tipi di disturbi abbiano necessità di favorire l'interazione diretta questo è fuori dubbio, ma (la butto così) potrebbe essere una possibilità di inizio per qualcuno che altrimenti da un terapeuta non ci andrebbe per nulla?

#8
Dr. Stefano Garbolino
Dr. Stefano Garbolino

Specialmente su questo ultimo punto:

si parlasse di adulti e di videochat o video conferenza ovvero di una interazione che permette non soltanto di ascoltare e parlare, ma anche di vedersi, quasi come ci si vede (paziente e terapeuta) dall'uno all'altro lato della scrivania?
...potrebbe essere una possibilità di inizio per qualcuno che altrimenti da un terapeuta non ci andrebbe per nulla?

Certo!

D'altra parte, quante remore abbiamo avuto, nell'ordine, a lasciare ai pazienti il numero di telefono; poi, a mostrare una nostra fotografia; ... Adesso, potrebbe essere opportuno, in alcuni casi, facilitare un primo contatto attraverso tale strumento di lavoro.

#9
Psicologo
Psicologo

>>..potrebbe essere una possibilità di inizio per qualcuno che altrimenti da un terapeuta non ci andrebbe per nulla?

Secondo me, con i dovuti "se" e "ma", si può sperimentare. Mi trova assolutamente d'accordo la considerazione di Angela Pileci, per alcune tipologie di sofferenza psicologica potrebbe addirittura essere iatrogena, ma per altre potrebbe essere un piccolo "trampolino" verso una forma più "tradizionale" di lavoro vis-a-vis.

Qualche altra considerazione a margine. Personalmente, con alcuni pazienti rimango disponibile a brevi telefonate, purchè non sostituiscano una terapia, in particolari periodi "caldi". Finora, tranne qualche caso davvero sporadico, nessuno ne ha abusato, anche perchè non rispondo "sempre".

Ed, a volte, un lavoro telefonico può avere il vantaggio di intercettare specifiche situazioni di crisi in contesti "naturali", mentre la stanza di terapia, essendo per definizione un luogo "protetto", potrebbe non elicitare alcune difficoltà di cui il paziente soffre.

In alcuni protocolli TCC, come ad esempio la DBT per il disturbo borderline di personalità, è prevista la figura di un consulente che possa rispondere al telefono, così come (anche se esula dal discorso "psicoterapia"), i gruppi Alcolisti Anonimi fanno della possibilità di contattarsi reciprocamente uno strumento molto potente per superare i momenti di crisi.

Esistono inoltre programmi ancor più ambiziosi, come ad esempio MoodGym:

https://moodgym.anu.edu.au/welcome

che punta ad insegnare i fondamenti dei programmi TCC per fronteggiare la depressione VIA INTERNET, attraverso uno strumento standardizzato ed informatizzato.

PS: e se il paziente soffre di telefonofobia?

#12
Dr.ssa Angela Pileci
Dr.ssa Angela Pileci

Non dubito della serietà della rivista, ci mancherebbe! :-)
Probabilmente a me manca qualche pezzo sul lavoro con i bambini, proprio perché non me ne occupo direttamente. Non dubito infatti che il pc venga utilizzato non solo per i test (es diagnosi DSA), ma anche per eventuali giochi, ma alcune perplessità sulla relazione restano.

Con gli adulti io valuterei caso per caso.
In alcuni casi di depressione o per le fobie, è vero che con skype si potrebbe fare terapia, guardandosi e riuscendo ad interagire meglio rispetto al telefono, ma alcuni problemi rimarrebbero tali o addirittura potrebbero peggiorare (un dep che fa fatica a lavarsi, vestirsi, ecc... o il fobico che non esce e che ha l'infermiere personale che lo accompagna ovunque...).
Tra l'altro ricordo una mia pz fobica che aveva scoperto in fb un mondo nuovo in cui vivere, dal momento che non riusciva più ad uscire, lì aveva la sua vita privata e sociale: ovviamente non era più motivata ad uscire da casa e anche il marito aveva gettato la spugna. Quindi ho più perplessità. Inoltre in termini di relazione/comunicazione, il pz arriva nel tuo studio (il tuo territorio, che gestisci tu), in cui si ritrova delle regole che è giusto ci siano. Insomma, questa la mia opinione, credo che io mi troverei in difficoltà a gestire alcuni aspetti importanti. Se però ci sono ricerche in merito, chissà se tra qualche anno, come ha sottolineato Stefano, tutto ciò che stiamo dicendo ci sembrerà del tutto obsoleto?

#13
Dr. Carla Maria Brunialti
Dr. Carla Maria Brunialti

Leggendo le Linee di Indirizzo Nazionali per la Telemedicina emanate dal Ministero della Salute segnalato in #4 (https://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2129_allegato.pdf), vedo che - per quanto riguarda l'Italia - vengono indicate specifiche categorie, come segue:

"Ambito di comunità a cui il servizio di Telemedicina è rivolto:

cittadini a domicilio (Pazienti a rischio, Cronici, Pediatrici, Anziani)
cittadini presso Strutture Assistenziali dedicate
aeronaviganti
detenuti
militari
altro (es. stadi, aeroporti, piattaforme petrolifere, ecc)".

cioè persone in situazione o di rischio o di limitazioni alla libertà personale di vario tipo.
Per quanto riguarda la psicoterapia, utilizzo le nuove tecnologie con parsimonia e solo a terapia già in corso. Due esempi per tutti: le donne nel post parto, malattie di lunga durata.


#14
Dr. Vassilis Martiadis
Dr. Vassilis Martiadis

Gentile Dott.ssa,
Non sono riuscito a trovare il passaggio che lei cita.
Le sarei grato ed potesse indicarmi la pagina e il paragrafo.
Trovo abbastanza interessante per contro, la tabella 2.2 pagina 14 delle stesse linee di indirizzo e che nella classificazione della telemedicina specialistica include specificamente la telepsichiatria e la telepsicologia, come possibilmente indirizzabili ad ogni tipo di paziente (legenda e successivo paragrafo).
La ringrazio per il suo contributo.

#15
Dr. Carla Maria Brunialti
Dr. Carla Maria Brunialti

Gent. Dr.,
A pag. 15, par. 2.4. Le linee guida del ns. Ministero sono piuttosto articolate... per cui si spera sempre di interpretare correttamente.

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