L'ADHD negli adulti: un disturbo complesso

Dr. Giuseppe QuarantaData pubblicazione: 18 novembre 2015

“Dottore, non ho mai concluso nulla in vita mia, salto sempre di palo in frasca, inizio mille cose e non ne porto a termine una, faccio una fatica immane a concentrarmi, a mantenere l’attenzione e questo da sempre. Ho sempre dovuto sgobbare per raggiungere un obiettivo, faticare il doppio degli altri. Leggere una pagina di giornale mi pesa, non riesco ad arrivare in fondo. Cosa ho che non va?”

Questo è spesso il disperato appello di chi giunge nel nostro ambulatorio e presenta il “Disturbo da iperattività e deficit di attenzione”, conosciuto meglio con la sigla ADHD. Non è facile diagnosticarlo perché è un disturbo dell’età evolutiva: si nasce ADHD, non si diventa. Queste persone sono così da sempre. Potremmo pensare all'ADHD come a un disturbo di asse II, secondo la vecchia distinzione in assi esistente nelle precedenti classificazioni dei disturbi psichiatrici.
L’ADHD è un disturbo complesso, si presenta spesso in comorbidità, spesso chi ce l’ha non va da uno psichiatra, o se ci va è per altre questioni. Molto spesso lo psichiatra non lo riconosce come ADHD, perché nell'adulto alcune componenti dell'ADHD dell'infanzia migliorano, ad es. l'iperattività, e il disturbo in età adulta si complica con altre cose che andiamo a vedere.

Quali sono i sintomi?

Qui c'è uno dei problemi fondamentali. I sintomi presenti nell’ADHD sono aspecifici. Non c’è un sintomo che possa dirci: ecco, si tratta di ADHD. L’iperattività, ad esempio, può ritrovarsi in alcune fasi del disturbo bipolare; la disattenzione è comune nella depressione ecc.; la disorganizzazione la troviamo in quadri psicotici, deteriorativi...

In età prescolare e scolare si può evidenziare come questi bimbi siano estremamente iperattivi, non stanno mai fermi. Non è il bimbetto vivace, ma la peste! Da adolescenti è molto probabile facciano un sacco di incidenti in motorino, tamponamenti... Per niente paurosi, spesso un po’ aggressivi, instabili dal punto di vista emotivo, può capitare che abbiano problemi di sonno; è molto probabile presentino difficoltà scolastiche, anche se poi con gli anni possono elaborare alcune strategie che tendono a compensare o mascherare il loro deficit.

Ci sono ADHD che arrivano alla laurea (anche se difficilmente in matematica!). Con gli anni queste difficoltà alimentano problemi di autostima; i pazienti sentono di avere un handicap: “mi sento un incapace, uno stupido” esordiscono spesso.

Nel tempo, l’iperattività spesso si riduce, ma la disattenzione resta, così come la componente disorganizzativa. Sono incapaci di organizzare qualcosa, anche compiti molto semplici. Dimenticano di tutto: dalle chiavi, al portafoglio a qualsiasi altra cosa. Sono incapaci di gestire il tempo. Sono molto disordinati. Entrare in una stanza di un paziente con l’ADHD può farci fare la diagnosi: troviamo non un disordine normale, ma un caos spaventoso: piatti sotto il letto; il computer sull’armadio; il bagnoschiuma nel comodino...

Negli adulti con ADHD è molto comune trovare in associazione disturbi dell’umore, difficoltà emotive, uso di sostanze (es. cocaina, alcol), disturbi del controllo degli impulsi, comportamenti antisociali... Da ciò la complessità del disturbo in età adulta e la molteplicità delle sue presentazioni, con la conseguente possibilità parziale di riconoscimento. Avere un ADHD anticipa nell’esordio gran parte di questi disturbi. Ad esempio, trovare un ragazzino che inizia a bere alcolici a 13 anni deve far venire il sospetto che possa trattarsi di un ADHD.

Di recente, è stato approvata per l’ADHD dell’adulto l’Atomoxetina, un farmaco per certi versi simile agli antidepressivi SNRI come la venlafaxina e la duloxetina, anche nel profilo degli effetti collaterali. Nell’infanzia è possibile usare gli psicostimolanti come il celebre Metilfenidato (Ritalin®) che, avendo il difetto di un'emivita breve, esiste in diverse formulazioni a rilascio prolungato.

E’ importante fare diagnosi di ADHD anche nell’età adulta per tanti motivi. In primis perché esistono dei trattamenti di prima linea. Ricordo che spesso questi pazienti arrivano all’attenzione dello psichiatra per un problema diverso come possono essere le sostanze, o i disturbi dell’umore. Ma queste patologie nei soggetti con ADHD rispondono male ai trattamenti classici, se l'ADHD non viene prontamente riconosciuto e trattato.

 

Autore

giuseppe.quaranta
Dr. Giuseppe Quaranta Psichiatra

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 2009 presso Università .
Iscritto all'Ordine dei Medici di Taranto tesserino n° 3254.

9 commenti

#1
Dr. Otello Poli
Dr. Otello Poli

Egr. Collega,
cosa differenzia un ADHD in età adulta da una Dislessia, Discalculia, ecc in età adulta?
Ti ringrazio per il tempo e l'attenzione.
Otello Poli

#2
Dr. Giuseppe Quaranta
Dr. Giuseppe Quaranta

Caro Collega,
mi scuso per il ritardo con cui avviene questa risposta, ma mi era sfuggita la tua domanda.
Sono tutti disturbi del neurosviluppo.
Nell'infanzia un ADHD si può distinguere da un disturbo specifico dell'apprendimento come la dislessia per la componente di iperattività, assente solitamente nella dislessia. Sono bimbi che non stanno mai fermi. E la disattenzione si esprime su diverse aree, non solo quella scolare. A complicare le cose c'è il fatto, da non sottovalutare, che disturbi specifici di apprendimento sono stati riscontrati in circa il 20-30% dei bambini con ADHD.
Il decorso successivo rende le cose più evidenti. Gli ADHD hanno spesso seri problemi organizzativi, che li penalizzano anche nell'esecuzione di compiti semplici, cosa che non si evidenzia invece nei soggetti con dislessia.

#4
Ex utente
Ex utente

Egregio dottore , grazie per l'articolo : posso chiederle a quale specialista ci si debba rivolgere per escludere certamene un adhd nell'adulto?
Io da piccolo non avevo nessuno di quei sintomi e neanche da adolescente ( uniche cose che mi vengono in mente è che in matematica facevo spesso errori di distrazione, ma prendevo distinto anziché ottimo per dire.. Mai avuto problemi di condotta .. Alle elementari c'è stato un periodo in cui saltellavo sempre in classe, ma poi la maestra mi disse di smetterla e non lo feci più.. Altro non mi viene in mente )
Grazie per un'eventuale risposta

#5
Ex utente
Ex utente

Ho dimenticato di dire che ovviamente le scrivo perché presento ora , da quando sono andato fuoricorso ( ormai da anni) all'università, difficoltà a concentrarmi ( per lo meno nello studio è evidente , in altri ambiti molto meno) nella memoria e nell'organizzazione ( ma la mia camera per esempio non è assolutamente coke quella descritta nell'articolo )

#6
Dr. Giuseppe Quaranta
Dr. Giuseppe Quaranta

Salve,
uno psichiatra come specialista di riferimento va benissimo. Il problema è che l'ADHD è un disturbo misconosciuto, trascurato e anche complesso e quindi per una diagnosi è necessario uno psichiatra (e/o un centro) esperto di questo disturbo. In italia, solitamente i centri universitari, di terzo livello, garantiscono una certa affidabilità. Ma le parlo da ignorante della situazione logistica italiana. Saranno sicuramente presenti sul territorio centri specializzati nella diagnosi di questo disturbo.
Cordiali saluti

#7
Ex utente
Ex utente

Grazie della risposta : quindi un test oggettivo ad effidabile non esiste ?
L'anamnesi che le ho riportato non basta ad escludere l'adhd? ( io sono seguito da uno psichiatra, ma non esperto di adhd, e il dubbio mi è venuto solo perchè lui ha detto che potrebbe essere anche un principio di adhd ma è quasi impossibile nel mio caso perchè non ho avuto nulla da piccolo ).
Sinceramente io vedo che se mi metto con calma le cose mi stanno in mente . E sinceramente, eccetto lo studio , non dimentico appuntamenti o altre cose

#8
Ex utente
Ex utente

Dottore, posso fare una domanda?
Avendo l'ADHD tra le mie diagnosi (è una specie di radice di tutti i mali) mi chiedo se non trovate i criteri diagnostici troppo generali per azzardare ipotesi sull'origine di questo disturbo. Io sono una di quegli ADHD che hanno l'ansia in comorbilità, ma ci sono anche quelli che non hanno l'ansia (tipo i callous unemotional). Ci sono quelli col cortisolo alle stelle e quelli col cortisolo basso. Quelli con il PTSD in comorbilità, che è come dire che uno ha l'allergia e il raffreddore, dietro ci sono correlati fisiologici diversi ma valli ad individuare. Quelli che prendono insieme stimolanti e antipsicotici. Insomma, davvero una diagnosi che richiede manico. Non si preoccupi, non sto dicendo che non esiste perchè sarebbe negare l'evidenza: ce l'ho, i farmaci mi funzionano! Mi ha detto anche fortuna che ho trovato uno psichiatra che me l'ha riconosciuto e voluto trattare.

#9
Ex utente
Ex utente

A proposito, l'articolo è ben fatto, anche se mi feriscono aggettivi come "peste" e "rompiscatole". Dal mio punto di vista, la mia infanzia è stata un'orribile sofferenza e sono contenta che sia finita.

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